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Vele e Bandiera Blu a Fasano

28 aprile 2012 alle 12:43

Le Vele di Legambiente

BARI – “Saranno 38 quest’anno i Comuni pugliesi a cui Legambiente attribuirà le vele, con due nuovi ingressi: Fasano e Santa Cesarea Terme.” Lo comunica l’Assessore alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati, nella sua qualità di delegato alla tutela delle acque. “Fino al 14 giugno, data di presentazione ufficiale della Guida blu 2012, non potremo sapere il numero delle vele per ogni comune, – ha continuato Fabiano Amati – ma nella mia prospettiva è impressionante che il numero maggiore di vele è attribuito ai comuni con la piena funzionalità degli impianti di trattamento delle acque, che è uno dei più importanti parametri di valutazione”. Fasano, per la cronaca, ha ricevuto ogggi anche la comunicazione ufficiale della conferma della Bandiera Blu anche per il 2012.

La Guida blu di Legambiente attribuisce un numero variabile di vele, da 1 a 5 (ma questo dettaglio si conoscerà il 14 giugno), sulla base di un giudizio attinente alla qualità dell’ambiente e dei servizi recettivi. Ostuni, ad esempio, aveva nuovamente ricevuto le cinque vele anche lo scorso anno. Nel parametro della qualità ambientale riveste particolare importanza il sistema di trattamento dei liquami, che in mancanza produce gravi contaminazioni sul suolo e sulle acque di balneazione.

L'arenile che attraversa il Parco regionale delle Dune in territorio di Fasano

“L’importanza del sistema di trattamento dei liquami – ha detto ancora l’Assessore – ha influenzato positivamente anche l’ingresso nello speciale elenco d’eccellenza di Fasano e Santa Cesarea Terme, che rispettivamente scaricano le acque trattate in battigia e attraverso una condotta sottomarina.” La particolare geomorfologia della Puglia comporta, infatti, la necessità di scaricare le acque prevalentemente in mare, in assenza di altri corpi recettori significativi. E’ questa la ragione che impone notevole attenzione e dispendiosità economica nel sistema di purificazione delle acque, perché diversamente si perderebbe la più grande risorsa economica che la Puglia possiede: il turismo.

Amati

“La redazione del prestigioso elenco di Legambiente, con la notevole e sempre impeccabile attenzione del coordinamento pugliese dell’associazione, dovrebbe far riflettere tutti i cittadini e gli amministratori pubblici pugliesi – ha spiegato l’assessore -, rendendoci consapevoli che i luoghi ameni su cui il giudizio di Legambiente non è ancora lusinghiero, o solo parzialmente lusinghiero, sono proprio quelli in cui si ritarda la piena funzionalità degli impianti di trattamento dei liquami. In queste città, purtroppo e qualche volta nonostante la speciale protezione che dovrebbe conferire l’esistenza di un parco o di una riserva naturale, si continua a scaricare nel sottosuolo, inquinando il territorio e lo specchio di mare da cui sono bagnate, con le conseguenze epidemiologiche che gli igienisti e le autorità sanitarie non si stancano di segnalare”.

Santa Cesarea Terme

Il riferimento implicito alla situazione di una parte del Brindisi (Carovigno, San Michele Salentino e San Vito dei Normanni) e alla polemica sullo sbocco in mare del nuovo depuratore non è casuale. In Puglia ci sono ancora alcuni agglomerati (la suddivisione amministrativa della depurazione) che non posseggono i più avanzati impianti di trattamento, a causa di controversie sul recapito finale delle acque purificate. Questi ritardi comportano come effetti un persistente stato di inquinamento del suolo e del mare, e il rischio di sanzioni per il relativo procedimento d’infrazione già avviato dall’Unione europea.

“In questi casi gli insopportabili ritardi sono in sostanza la causa del riconoscimento di Legambiente con il voto più alto – ha concluso Fabiano Amati -, e si materializzano con le sembianze del delitto, perché il trattamento delle acque è una buona pratica che porta salute e denaro, anche quando non vi sono alternative allo scarico in mare, come peraltro dimostrano i casi di Fasano e Santa Cesarea Terme.”

Cordisco


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