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Parato: "Io e Vantaggiato soci". Nuovi scenari per l'attentato alla scuola

di Marcello Orlandini » 15 luglio 2012 alle 09:00

Cosimo Parato

BRINDISI – Sin qui la drammatica vicenda dell’attentato del 19 maggio 2012 alla scuola Morvillo Falcone mancava di due elementi essenziali: retroscena e movente. L’unico – al momento – indagato e reo confesso, il commerciante di carburanti di Copertino, Giovanni  Vantaggiato, ha indossato e vestito i panni dello stragista per caso, spinto da una folle rabbia legata ad una truffa subito da Cosimo Parato di Torre Santa Susanna, tutt’altro che placata dalla sentenza di condanna di Parato sopraggiunta a metà aprile, un mese prima della bomba all’Ipsss di Brindisi piazzata per “vendetta contro il mondo”. Venerdì questa presunta verità  è stata spazzata via da Parato, che il 24 febbraio 2008 fu quasi ucciso da una bomba piazzata da Vantaggiato in una bici nel condominio dove vive a Torre: lui non è mai stato il truffatore, e Vantaggiato non è mai stato il truffato, hanno invece lavorato insieme per lucrare su scorte in nero di gasolio.

Giovanni 'Vanni' Vantaggiato

La seconda verità di Parato apre a sua volta nuove piste: Vantaggiato non era l’unico in famiglia a sapere di esplosivi ed ordigni. Poi Parato ha aperto un altro varco, che indurrà gli investigatori a lavorare proprio nella città di origine di Melissa Bassi e della su altre compagne ferite dalla bomba del 19 maggio: Mesagne. Così le indagini si smuovono dal pantano in cui Giovanni Vantaggiato ha tentato di farle sprofondare. Ora si tratta di trovare riscontri, e poi di puntare di nuovo sulla Morvillo Falcone, risalendo dalla nuova strada tracciata dall’interrogatorio di venerdì di Cosimo Parato.

Io non ho mai truffato Vantaggiato, ha detto Parato al pm nel corso dell’interrogatorio, ma ero invece una parte indispensabile dell’attività in nero condotta dal commerciante di carburanti responsabile della strage della scuola Morvillo Falcone. Secondo Parato, Giovanni Vantaggiato avrebbe per lungo tempo ricavato scorte in nero di gasolio da riscaldamento scaricando nelle caldaie degli edifici pubblici quantitativi inferiori a quelli stabiliti dai contratti. Le quote di carburante sottratte finiva poi in un  circuito di vendita parallelo. Parato sostiene di aver aiutato Vantaggiato, che lo chiamava ogni volta che aveva una partita di gasolio da piazzare, almeno per un milione di litri.

Frammento della bici-bomba del 23 novembre 2008

In che modo funzionava l’accordo Vantaggiato-Parato: il commerciante di Copertino per spostare i carichi in nero aveva comunque bisogno di bolle di accompagnamento di comodo, e allora le intestava ad un membro della famiglia Parato. Cosimo Parato a sua volta forniva gli assegni a vuoto, che servivano perciò come pezza giustificativa per le avvenute consegne. Il gasolio ovviamente finiva altrove, e i due si dividevano al cinquanta per cento non l’intero ricavo, ma solo la quota del prezzo per litro che riuscivano a strappare in più.

Ma un giorno la Guardia di Finanza decide di verificare direttamente ( allora non funzionava ancora l’attuale meccanismo informatico di controllo) come mai due membri della famiglia Parato sono i clienti privati più assidui e importanti di Giovanni Vantaggiato. E i militari si presentano alla sede della Marchello Carburanti a Copertino, dove c’è anche il libretto Uma intestato a Francesco Greco (che verrà assolto al processo per la truffa). E’ falso ma viene utilizzato molto, perciò scotta, dice Parato al pm. A quel punto, siamo a fine 2007, Giovanni  Vantaggiato inventa la storia della truffa subita da parte di Cosimo Parato, e sporge anche quella denuncia da cui poi scaturirà il processo finito il 19 aprile, un mese prima della bomba, con la condanna di Parato.

Gli inquirenti impegnati nei rilievi davanti al Morvillo

Tra i due avviene la rottura, e Vantaggiato ora ha un problema: quello di tacitare Parato. Cerca di ucciderlo il 24 febbraio del 2008 con la bici-bomba, ma non ci riesce. Forse ci ha provato almeno altre due volte, senza esiti. La moglie di Vantaggiato, Giuseppina Marchello, denuncia l’uomo di Torre per la seconda volta esattamente una settimana dopo l’attentato, quando è chiaro che non morirà, e allora bisogna rafforzare l’alibi della truffa patita. Parato sa troppo. Ma ormai lo ha detto al pm e alla polizia giudiziaria, che verificheranno tutto, nei dettagli. L’impressione è che l’orizzonte dell’indagine torni ad allargarsi.

Cordisco


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