"L'ex sede Enel da abbattere, e l'area vada alla città"

Ordine del giorno di Brindisi Bene Comune per la prossima seduta del consiglio comunale. Una storia che si trascina dal 2007

BRINDISI - Abbattimento degli immobili in degrado della ex sede di Enel Distribuzione in via Bastioni San Giorgio, e acquisizione dell'area liberata da parte della città. Lo chiede Brindisi Bene Comune con una nota pubblica diretta al sindaco Riccardo Rossi e un ordine del giorno, riaprendo una questione che si trascina da anni. La società elettrica tempo addietro aveva messo gli immobili in questione sul mercato, ma aveva anche ricevuto nel tempo, dal 2007 al 2016, varie richieste dalle associazioni che si occupano di ambiente e tutela del patrimonio storico di Brindisi, per cedere a titolo gratuito o a prezzo simbolico il complesso alla municipalità.

Il 10 ottobre 2016 Italia Nostra e il Gruppo Archeo avevano scritto alla sindaca Angela Carluccio per chiedere di compiere un ulteriore passo in tal senso presso Enel, in un momento in cui - si disse - l'asta indetta dalla società aveva trovato un acquirente privato. Poi non si è saputo più nulla. Rilancia la richiesta, oggi, Brindisi Bene Comune che è una delle forze al governo della città: "Nelle adiacenze del complesso monumentale di Porta Napoli (conosciuta anche come Porta Mesagne) e del bastione Carlo V, su Via Bastioni San Giorgio, insiste un immobile di proprietà Enel che versa in un avanzato stato di degrado in quanto non è più usato da tempo e che pertanto costituisce un ostacolo alla migliore visibilità e fruizione dei beni monumentali presenti", si legge nella nota.

Immobile Enel lato Bastione Porta Mesagne-2

"Per questo motivo oggi il gruppo consiliare di Brindisi Bene Comune ha presentato un ordine del giorno nel quale richiede al sindaco e alla giunta municipale di intraprendere tutte quelle azioni utili, presso la società Enel, ad ottenere l’abbattimento dell’immobile e l’acquisizione gratuita dell’area al patrimonio cittadino per le finalità sopra esposte. Riteniamo di fondamentale importanza - prosegue la lettera - la tutela dei beni monumentali della città e il perseguire ogni azione che possa tutelarli".

"La tutela è, infatti, ogni attività diretta a riconoscere, proteggere e conservare un bene del nostro patrimonio culturale affinché possa essere offerto alla conoscenza e al godimento collettivi, così come recita il Codice dei beni culturali e del paesaggio, per evitare che errori commessi in passato - conclude Brindisi Bene Comune -  possano ancora verificarsi e per fare in modo che il patrimonio monumentale della città possa essere non solo testimonianza del passato ma anche occasione di sviluppo della cultura e della cittadinanza tutta". Ricordiamo che l'immobile fu costruito a ridosso delle vasche limarie dell'acquedotto romano, uno dei beni archeologici più importanti della città.

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Commenti (3)

  • Sono d'accordo con i precedenti commenti. Mi auguro che Brindisi possa diventare una città "normale". Quell'edificio va abbattuto per "donare" quello spazio alla collettività. Spero tanto non venga scippato da qualche furbo -e ce ne sono tanti- che voglia invece realizzare un bel condominio di 7 piani come quelli osceni presenti negli spazi limitrofi

  • Nel passato, in questa città si sono verificate delle cose assurde. Invece di valorizzare i monumenti per renderli fruibili ai locali ed ai turisti affinché si possa conoscere quello di buono hanno realizzato i nostri predecessori; la speculazione ha prevalso anche in questo settore. Non possiamo dimenticare Il Teatro Verdi, La Fontana Tancredi in parte conglobata nell'adiacente villa ed oggigiorno invasa da una struttura in cemento per renderla più stabile per i prossimi millenni

  • ".... una storia che si trascina …." Ecco , in questo verbo ( trascinare) l'essenza della repubblica della banane , del nostro Sud ( purtroppo) . Quante altre cose si trascinano , si incancreniscono, marciscono nell'indifferenza più totale, nella strafottenza innata di un popolo infingardo e codardo e nella strafottenza ad arte creata dal regime e dai suoi politici per portare le cose alle estreme conseguenze. Conseguenze, nelle quali, poi i vari sciacalli del regime razzoleranno alla grande. Abbattere questo rudere osceno e farne una bella area verde darebbe una visione migliore del centro cittadino e si rivaluterebbe il sito archeologico annesso. Ma avverrà una cosa del genere? Il mega carrozzone di stato concederà l'immobile al Comune? Vogliono vendere? Bene, allora il Comune tiri fuori le palle e faccia un'ordinanza con la quale non verrà concessa alcuna licenza sia a costruire che a ristrutturare l'immobile, in modo da renderlo totalmente invendibile ed inutile.

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