Anno 2016, per efficienza amministrativa Brindisi penultima in Italia

La ricerca dell'Osservatorio sui conti pubblici italiani dell'Università Cattolica sull'indicatore di spesa e quello del livello dei servizi

BRINDISI – Un sospetto, diciamolo apertamente, i brindisini lo nutrono, e da parecchio tempo. L’efficienza della macchina amministrativa della loro città viene messa continuamente in discussione, a volte a ragione, altre in maniera impropria o strumentale. Ora c’è un dato oggettivo riferito al 2016, non manipolato, ricavato da due indicatori, uno di spesa e uno di offerta dei servizi, che sprofondano Brindisi al penultimo posto nella graduatoria delle città italiane con più di 80mila abitanti nelle regioni a statuto ordinario. Lo studio che ha generato questa classifica dove svetta l’efficienza di Pisa (ottimi risultati con la spesa più bassa, percentuale riferita al livello standard della spesa stessa), è firmato dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, diretto dall’economista Carlo Cottarelli.

Gli indicatori utilizzati

Come già precisato, l’anno di riferimento dello studio è il 2016, su dati forniti da Sose SpA, società partecipata dal Ministero delle Finanze e da Banca d’Italia. A Brindisi sino al mese di febbraio aveva governato l’amministrazione del sindaco Cosimo Consales, poi l’intermezzo di pochi mesi della gestione commissariale, quindi l’elezione della sindaca Angela Carluccio. C’è quindi dal punto di vista deliberativo la sovrapposizione di tre gestioni in dodici mesi. Ciò che è rimasta sostanzialmente immutata è stata solo la struttura. Per chiarezza, riportiamo integralmente l’illustrazione della ricerca proposta dallo stesso Osservatorio Cpi della Cattolica.

“La classifica utilizza un indicatore di efficienza basato sul confronto tra un indicatore di spesa e un indicatore di offerta di servizi. L’indicatore di spesa ci dice di quanto la spesa di un comune differisce dalla spesa ‘standard’ (o fabbisogno standard) che un comune con certe caratteristiche dovrebbe avere. L’osservazione di una spesa superiore allo standard non indica necessariamente una inefficienza. La spesa potrebbe essere maggiore dello standard perché il comune offre una maggiore quantità di servizi. È per questo che, per misurare il grado di efficienza, occorre confrontare se un eccesso della spesa rispetto allo standard può essere spiegato dall’indicatore di offerta, che invece misura quanto la quantità offerta di servizi differisce dalla media”.

Il confronto, tra indicatore di spesa e indicatore di offerta, viene effettuato – spiega l’Osservatorio Cpi - per sei funzioni svolte dai comuni (con il peso di ciascuna in percentuale sulla valutazione complessiva): la viabilità ed il territorio 14,15 %, l’istruzione pubblica (inclusi gli asili nido) 17,90 %, le funzioni generali di amministrazione e controllo (es. gestione del personale comunale) 20,75 %, le funzioni di polizia locale 7,16 %, i servizi inerenti al settore sociale a carico dei comuni (es. strutture residenziali di ricovero per anziani) 14,26 %, e lo smaltimento rifiuti 25,87 %,.  “L’indicatore di efficienza complessiva è calcolato come media ponderata dei sei indicatori, con pesi che riflettono la quota, rispetto al fabbisogno standard totale, di ogni funzione di spesa”.

graduatoria efficienza comuni 2016-2

I migliori e i peggiori

“L’indicatore di efficienza nell’ultima colonna risulta dalla combinazione degli indici di spesa e di offerta delle due colonne precedenti. Per esempio, il comune in vetta alla classifica, Pisa, risulta primo – spiega l’Osservatorio Cpi - perché con una spesa non molto di poco superiore allo standard, riesce a offrire servizi in quantità molto superiore alla media per una città di quelle dimensioni. Seguono Parma, Padova e Piacenza che registrano una simile composizione di punteggio: una spesa standard molto vicina rispetto a quella storica e un punteggio in termini di quantità di servizi offerti piuttosto alta”.

Nella parte centrale della classifica ci sono città come Milano, Novara, Roma e la pugliese Andria, con un indicatore complessivo prossimo allo zero, dove “uno scostamento della spesa viene compensato da uno scostamento di pari entità nella quantità dei servizi offerti”. Le storie tuttavia sono differenti, spiega l’osservatorio diretto da Carlo Cottarelli: “Mentre i due capoluoghi lombardi offrono un livello dei servizi decisamente più alto rispetto agli altri (circa il venti per cento maggiore rispetto alla media), ma a costi un po’ più elevati, Roma tende ad offrire un livello di servizi decisamente più basso, ma caratterizzato da costi più bassi”.

Brindisi: inefficienze nei rifiuti e nel settore sociale

Infine, il fondo classifica. Qui è spiegato il paradosso Brindisi, dove ad una spesa più alta di quella standard corrispondevano nel 2016 servizi di livello inferiore alla media. “Foggia, che registra un indicatore di spesa tutto sommato in linea con la media, ma accompagnato da un livello di servizi di circa il 70 per cento inferiore agli altri comuni simili per fascia di popolazione. Anche Brindisi, altro capoluogo pugliese, occupa una posizione bassa nella classifica, con un livello di spesa complessivo del 30 per cento più alto dello standard (del 50 per cento più alto per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti e quasi doppio per quanto riguarda la spesa per il settore sociale). Napoli, terzultimo in classifica, registra una spesa leggermente superiore allo standard, ma è caratterizzato dal secondo livello dei servizi più basso tra tutti”. Brindisi presenta una spesa del 34,67 per cento superiore allo standard, un livello dei servizi offerti inferiore del 33,60 per cento e un indicatore complessivo di efficienza del - 68,27 per cento.

Di materiale di riflessione, e di comparazione analitica, per gli attuali amministratori comunali brindisini ve ne è in abbondanza. Una parte delle situazioni limite ancora sussistenti - ad esempio, nella raccolta rifiuti una svolta è stata già impressa - sono state evidenziate recentemente anche dall’assessore comunale al Bilancio, ma si può fare uno screening ulteriore con la metodologia dell’Osservatorio Cpi, per verificare se un’inversione di tendenza è effettivamente avviata.

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