Archeologia subacquea: presentato il catalogo della mostra sul mare

Curato da Rita Auriemma, Antonella Antonazzo e Giovanna Tinunin, è stato presentato nel corso di una conferenza dal titolo “Dalla mostra ‘Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta il Salento’ al territorio di Brindisi”

BRINDISI - È stato presentato giovedì mattina, nel Museo Archeologico Francesco Ribezzo di Brindisi, il catalogo della mostra “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta il Salento”, inaugurata lo scorso 5 luglio nell’aeroporto di Brindisi e promossa dalla Regione Pugli - assessorato all’Industria turistica e Culturale con la collaborazione di Aeroporti di Puglia e Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi, Lecce e Taranto.

Il catalogo curato da Rita Auriemma, Antonella Antonazzo e Giovanna Tinunin, è stato presentato nel corso di una conferenza dal titolo “Dalla mostra ‘Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta il Salento’ al territorio di Brindisi”. L’iniziativa rientra in un ciclo di presentazioni del catalogo e di conferenze dedicate all’archeologia subacquea e al patrimonio museale salentino, in svolgimento dallo scorso 14 settembre nei musei coinvolti nella realizzazione della mostra. Musei che, come il Ribezzo di Brindisi, hanno come elemento preponderante il mare.

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“È il mare l’elemento di unione di questi luoghi della rete”, afferma in apertura di conferenza la direttrice del museo Ribezzo, Emilia Mannozzi, “quali auspicabili luoghi d’incontro, di studio e di ricerca di quegli elementi identitari, culturali, politici, che caratterizzano quella particolare regione geografica denominata Salento. Quindi posti in un dialogo interculturale che è stato alla base dell’organizzazione di questa mostra”. La Mannozzi ha ricordato quindi il ruolo svolto dal museo nella storia dell’archeologia subacquea del Salento già dagli anni Sessanta, quando divenne centro di raccolta di tutti i rinvenimenti fortuiti subacquei. Negli anni Settanta, organizzò poi un gruppo di archeologia subacquea. La direttrice ha ricordato quindi il materiale archeologico rinvenuto alla fine dell’Ottocento durante i lavori di dragaggio del porto, che testimoniava come il porto di Brindisi fosse un porto strategico, sia commerciale che militare, favorito dalla sua posizione geo-morfologica.

La conferenza è proseguita con i saluti della preside dell’Iiss “Marzolla-Leo- Simone-Durano” di Brindisi, Carmen Taurino, che ha parlato dei percorsi di alternanza scuola-lavoro che l’istituto porta avanti già da qualche anno con il Museo Ribezzo, tutti protesi alla valorizzazione del patrimonio artistico del territorio. Gli studenti del liceo classico hanno dato il loro contributo alla mostra come studiosi della disciplina, mentre gli studenti del liceo artistico musicale hanno dato il loro contributo alla mostra realizzando opere e installazioni sonore, di tipo scenografico, che sono ospitate nella sala conferenze del Museo Ribezzo e nelle sale dedicate al porto e all’archeologia subacquea.  “Una lettura ovviamente nostra, personale”, prosegue la preside, “ma che apre la strada al nuovo indirizzo che quest’anno inauguriamo, al liceo artistico, che è quello di Scenografia”.

La mostra “Nel mare dell’intimità. L’archeologia subacquea racconta il Salento”, nasce, come evidenzia il direttore del Polo biblio-museale di Lecce, Luigi De Luca,  da una volontà precisa della Regione Puglia di investire sul territorio brindisino e in un luogo un po’ atipico rispetto ai luoghi in cui si fruisce il patrimonio culturale, un aeroporto. De Luca ha spiegato che la mostra è nata da un’importante, bellissima, mostra curata dalla professoressa Rita Auriemma a Trieste, che aveva lo stesso titolo ma un sottotitolo diverso (L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico) e che ospitava la statua del “Principe Ellenistico” del Museo Ribezzo di Brindisi in prestito. “Grazie proprio a questo prestito che il Museo Ribezzo di Brindisi ha fatto per la mostra di Trieste nasce l’idea di una mostra a Brindisi dedicata all’archeologia subacquea che racconta anziché l’Adriatico, il Salento”.

L’archeologa Rita Auriemma dell’Università del Salento, curatrice della mostra ospitata in aeroporto insieme a De Luca, nel suo intervento ha evidenziato come sott’acqua si possa trovare di tutto: marmi, alimenti, tutto quello che serviva all’approvvigionamento di uomini, città, truppe, e le anfore, i grandi contenitori che conservavano il vino, l’olio, la frutta secca, il miele. “Di tutto viaggiava per mare”, afferma. “E viaggiavano anche le persone. Noi riusciamo a far parlare quegli oggetti e a ricostruire la storia delle persone”. Sott’acqua si trovano anche parti di città o di porti sommersi perché nei secoli il paesaggio costiero si è modificato. Il livello del mare adesso nasconde ciò che un tempo era emerso. “Ridisegniamo i paesaggi antichi”, afferma, “vediamo di ricostruire com’erano quelli su cui si affacciavano questi uomini, da cui questi uomini e queste donne traguardavano questo mare, magari lo maledicevano, magari lo sognavano, sognavano terre al di là, magari su quelle coste lasciavano preghiere e invocazioni”. 

“Raccontiamo dei santuari costieri della Puglia, dei santuari costieri del Salento, del Gargano, ma anche della costa albanese, della costa croata perché questi uomini si spostavano da una costa all’altra, partivano e invocavano gli dei per avere un buon viaggio, arrivavano e ringraziavano gli dei, se arrivavano, per il viaggio avvenuto”. Del Salento la Auriemma dice che visto dall’alto è: “un molo lungo nel Mediterraneo. È il punto giusto per approdare, per attraccare, per sbarcare merci, per comprare merci, per raccontare le proprie storie e sentire le storie degli altri”.  “Ecco questo è quello che abbiamo provato a raccontare nella mostra”, afferma Rita Auriemma, che conclude spiegando come a raccontare queste storie nel catalogo della mostra e nei video dell’aeroporto di Brindisi sia il Mare. “Parla il Mare e racconta perché il mare ne ha viste di cose sulla sua superficie e poi sui suoi fondali”. “Abbiamo provato a raccontare tutte queste storie con la passione, la densità, l’intensità, che queste storie hanno. Speriamo di aver raggiunto il nostro obiettivo”.

La conferenza è proseguita con l’intervento della dottoressa Antonella Antonazzo della segreteria scientifica della mostra, che ha evidenziato come l’organizzazione della stessa abbia richiesto la collaborazione e la partecipazione attiva di numerosi attori coinvolti sia dal punto di vista istituzionale che delle professionalità messe in campo. “È stato un lavoro molto complesso all’interno dell’aeroporto di Brindisi sia dal punto di vista dell’allestimento vero e proprio sia dal punto di vista del prestito e della sistemazione dei reperti, ma è un’operazione molto significativa, pioneristica, che dà veramente un ottimo riscontro all’interno dell’aeroporto”, afferma la dottoressa.  “Abbiamo potuto riscontrare un grandissimo interesse, una grandissima curiosità da parte di tutti coloro che si sono trovati a visitare la mostra, sia i passeggeri in partenza dall’aeroporto di Brindisi sia i visitatori che hanno partecipato alle visite guidate organizzate in occasione dell’inaugurazione, sia al mattino che alla sera del 5 luglio, sia tutti coloro che stanno prenotando per partecipare alle visite guidate che si svolgono in orario notturno, dalle 22 ogni giovedì sera”. “Per le scuole”, conclude la dottoressa Antonazzo, “sarà attivato un protocollo, una procedura differente in accordo con Aeroporti di Puglia ed Enac e quindi tutti i ragazzi che vorranno partecipare, accompagnati dai docenti, potranno organizzare con noi questa visita, in modo da poter fruire in orario diurno dei contenuti sia multimediali che fisici che sono esposti all’interno della mostra”.

La professoressa Katia Mannino dell’Università del Salento ha parlato dei Bronzi di Punta del Serrone, scoperti nel luglio del 1992 quando casualmente durante un’immersione nelle acque a nord di Brindisi, a Punta del Serrone, l’allora Comandante del gruppo Carabinieri di Brindisi, Luigi Robusto, scoprì sul fondale un piede di bronzo. “È il primo di 200 preziosi reperti: teste, mani, braccia, gambe, piedi, frammenti di abiti e mantelli che verranno portati alla luce nel mese di agosto durante l’attività di scavo coordinata da Giuseppe Andreassi, che era il Soprintendente archeologo della Puglia in quegli anni”, afferma la professoressa Mannino. La professoressa ha quindi mostrato le elaborazioni digitali in 3D  dei Bronzi di Punta del Serrone che la responsabile del laboratorio 3D del coordinamento SIBA dell’Università del Salento, Adriana Bandiera, ha realizzato mediante uno scanner laser ad altissima risoluzione nell’ambito delle attività che il gruppo di lavoro sui Bronzi di Punta del Serrone, coordinato da Rita Auriemma, ha effettuato in occasione dell’esposizione allestita presso l’aeroporto di Brindisi. Le ricostruzioni sono state realizzate da Matteo Toriello del laboratorio 3D appositamente per l’evento. La professoressa ha, infine, mostrato alcune delle importanti statue rinvenute in frammenti su cui il gruppo di lavoro ha soffermato la propria attenzione, i cui disegni di ricostruzione sono stati realizzati da Fabiola Malinconico, disegnatrice presso l’Università del Salento.

Adriana Bandiera, del Coordinamento Siba dell’Università del Salento, ha illustrato nel suo intervento le diverse fasi del lavoro di scansione  e creazione del modello 3D dei reperti archeologici. Come ha evidenziato la dottoressa Bandiera, una caratteristica interessante della modellazione 3D è che permette di vedere i dettagli presenti sulla superficie dell’oggetto, poco visibili all’osservazione diretta.

La conferenza è proseguita con l’intervento del professor Giuliano De Felice dell’Università di Foggia, che si occupa di archeologia digitale. L’archeologo ha mostrato un bellissimo video realizzato per la mostra in aeroporto dal titolo “Rottami preziosi. Una ballata dal mare profondo”, realizzato con Velia Polito e il supporto dell’azienda Swipe Story che produce multimediale. Al termine della conferenza il pubblico ha potuto partecipare ad una visita nelle sale dei Bronzi arricchite dalle installazioni sonore realizzate dagli studenti dell’IISS Marzolla-Leo- Simone-Durano.

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