Bando da 776mila euro per la facciata della ex Stazione marittima

La struttura da trent'anni ospiti uffici invece che passeggeri, che non sappiamo dove accogliere

BRINDISI – Si litiga sugli ormeggi, non abbiamo una vera stazione marittima (tanto è vero che si pensa di assorbire il terminal privato all’ingresso del varco doganale di Costa Morena Ovest – Punta delle Terrare), ma parte il bando per la riqualificazione dell’affaccio lato mare della ex Stazione Marittima, per un importo base di 776.780,73.

“L'appalto – si legge nella sintesi che ne fa il bando - ha per oggetto la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di riqualificazione della stazione marittima lato mare, nonché dei prospetti e coperture degli uffici prospicienti piazza Vittorio Emanuele II nel Porto di Brindisi”.

Era sempre stata un’ottima struttura di accoglienza e servizio ai passeggeri, la storica Stazione Marittima di piazza Vittorio Emanuele II, nel cuore della città e sul waterfront, ma è stata trasformata in un gigantesco ufficio per quella che fu l’Autorità portuale di Brindisi (oggi sede periferica dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale), e per i servizi di tanti altri enti che ruotano attorno al porto.

In sostanza, il porto di Brindisi si è privato ormai qualche decennio fa di una struttura destinata al traffico marittimo per assegnarla alla parte burocratica, mentre non si riesce da anni a costruire per problemi vari la nuova stazione marittima di Punta delle Terrare, area che il vecchio e ancora vigente Piano regolatore portuale non assegnava né ai traghetti, né a strutture per i passeggeri.

La ex stazione marittima, sede dell'Authority

È stato l’aumento delle dimensioni delle navi a trovare impreparata la gestione del porto di Brindisi, che ancora non riesce a mettere la prima pietra per i nuovi accosti di S. Apollinare (quella è l’area indicata dal Piano regolatore portuale del 1975 per una stazione marittima per le navi passeggeri ro-ro), unito alle strozzature delle servitù militari. Punta delle Terrare diventò una scelta obbligata anche se provvisoria.

Ora si rischia di cristallizzare quella situazione con un molo a briccole per mettere in sicurezza gli ormeggi che non erano destinati a navi in andana come i traghetti ro-ro, ma ai mercantili che ormeggiano accostati alla banchina. Si lavora su uno status quo che era stato tratteggiato oltre 40 anni fa, montando e smontando il “giocattolo” mentre le nuove infrastrutture presentano tempi lunghi di realizzazione, e ciò rende urgenti le soluzioni transitorie sollecitate ormai anche dagli operatori portuali.

Intanto si rifarà la facciata agli uffici della ex Stazione Marittima. E se, grazie allo sblocco del circuito doganale interno, e dopo aver risolto il problema del collegamento da S.Apollinare a Punta delle Terrare, si riportassero i passeggeri alla ex Stazione marittima, e per gli uffici portuali e dei servizi tecnici si utilizzassero altre strutture, anche in un’ottica di rilancio commerciale della città?

Cosa intende fare, l’Autorità di sistema portuale, della ex Zona Nafta donatale dal Comune di Brindisi, gestione Angela Carluccio, che l’aveva ricevuta dalla Marina Militare? C’è un progetto di bonifica e di riutilizzo o la città si terrà a vita quei giganteschi serbatoi arrugginiti? Perché non realizzare lì la sede dei servizi portuali?

Oppure il porto di Brindisi ha un futuro commerciale talmente incerto che non è il caso di investire grandi somme in questo tipo di operazioni? Intanto intorno il mondo corre a velocità supersonica anche nei traffici marittimi.

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