Brindisi. Post Covid-19: alla ricerca della globalità solidale

Coesione e coordinamento tra Stati sono venuti meno, facendo prevalere interessi economici ed egoistiche strategie politiche, a discapito della salute mondiale

BRINDISI -  Oggi riflettevo su un mio articolo “Il virus e la fragilità della bolla di vetro della nostra vita” pubblicato su Brindisi Report il 31 marzo scorso, scritto guardando l’avvenuta pandemia dal futuro, quel futuro che oggi è diventato un presente molto diverso da quello immaginato. Raccontavo il dopo, simulando di viverlo realmente, in maniera positiva, dove l’umanità, provata da quell’infausta esperienza, ritrovava la sua naturale essenza, abbattendo muri di egoismo, di sopraffazione, di lotte di potere, tralasciando odio e rancori. Raccontavo il rispetto ritrovato verso gli altri, della superficialità accantonata in soffitta, del ritrovato abbraccio e della riappacificazione con quel mondo in cui eravamo rimasti intrappolati, fatto di sbarre poco etiche e perbenistiche, abbattute quelle sbarre, eravamo pronti a ripartire insieme sulla stessa scialuppa, per un avvenire migliore, più consapevole, tutti provati dai danni provocati dalla pandemia.

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Ma, come spesso accade, la realtà smentisce ciò che ci si augurava; passata la paura, si ritorna tutti alla vita di prima, lasciando che l’oblio si porti via sia il brutto che il bello di quella esperienza. Siamo appena alla fase 2, i canti dal balcone sono cessati, il vicino ritorna ad essere lo sconosciuto di sempre, gli assembramenti tornano ad essere più vivi di prima, si infrangono le regole, si ignorano le eventuali conseguenze. Poco importa se pub, ristoranti, attività commerciali, aziende e imprese richiuderanno, se tanta gente perderà il lavoro, se altri continueranno a non avere da mangiare. Se il problema non ci tocca, dall’alto del nostro microcosmo, diamo, quindi, il via al niente mascherine, al niente distanziamento sociale e sbruffoneria, arroganza diventano gli atteggiamenti più divertenti e adrenalinici da esibire, per ritornare alla tanta agognata libertà.

Nel frattempo le discussioni politiche imperversano, l’affannarsi a trovare soluzioni per far ripartire il Paese, sembrano vane e sempre sbagliate, le opposizioni attaccano, pretendono, invocano giustizia sociale, pronte a gettare le basi per la futura campagna elettorale, del resto questo è il ruolo di ogni opposizione che si rispetti, qualunque sia il partito che la rappresenti in quel momento, e noi poveri cittadini attendiamo fiduciosi, che in questo bailamme di soluzioni contrastanti, qualcuno, da lassù ci tuteli concretamente, migliorando la nostra disastrosa condizione economica attuale. Intanto l’auspicata coesione ed il coordinamento tra Stati sono venuti meno, sono prevalsi gli interessi economici e le egoistiche strategie politiche di ognuno, a discapito della salute mondiale.

Tra i vari premier e capi di Stato non sono mancati i negazionisti, Boris Johnson, dopo essere stato colpito dal Covid, ha ritrattato, Bolsonaro continua ad ostentare sicurezza, sfidando il virus a colpi di strette di mano, mangiando hot dog e bevendo Coca Cola per strada, mentre continua a negare la fragilità degli Indios Brasiliani, a rischio genocidio, per l’invasione illegale, nelle foreste amazzoniche, di agricoltori e minatori alla ricerca dell’oro. Le grandi potenze, abbandonati al momento gli storici teatri di guerra, si scatenano con operazioni di “manipolazione psicologica e culturale” contro nuovi nemici da combattere, facendo campagne di disinformazione, lanciando fake, slogan, come fossero coriandoli a carnevale, creando tensioni al limite di un ritorno alla guerra fredda.

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Si fa largo uso dei social, tranne condannarli, quando non fanno più comodo. Scattano sanzioni economiche, accuse, minacce contro gli untori del virus, la sensazione è che tutto sia fuori controllo, che peggio del virus ci sia la follia, difficile da contenere. Devo ammettere di essermi illusa, pensando che l’animo umano potesse ritrovare le dimensioni giuste per una pacifica convivenza e rivedendo gli errori, poter rimediare. E ora mi chiedo, dov’è quella sorta di globalità solidale, che mi ero immaginata? Alla luce dei fatti una cosa è certa, non siamo più in piena Pandemia, ma sicuramente in un gran Pandemonio mondiale.

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