Una messa in ricordo di don Angelo, "il prete umile e caritatevole"

Venerdì 1 febbraio alle 18 sarà celebrata una messa in ricordo del primo parroco della chiesa San Lorenzo da Brindisi nel quartiere Sant’Elia, don Angelo Iaia

BRINDISI – Venerdì 1 febbraio alle 18 sarà celebrata una messa in ricordo del primo parroco della chiesa San Lorenzo da Brindisi nel quartiere Sant’Elia, don Angelo Iaia. Ricorre il 35esimo anniversario dalla sua morte. Alla celebrazione, presieduta dall’attuale parroco don Paolo Zofra, saranno presenti i familiari di don Angelo che vivono a Carovigno.

La parrocchia lo ricorda con uno scritto di Giovanni Gentile

Carissimi fedeli, anche se sono trascorsi ben 35 anni dalla sua dipartita (era il 1° febbraio del 1984) del caro ed indimenticabile sacerdote don Angelo Iaia, il suo ricordo è ancora vivo negli abitanti del nostro quartiere (e ringrazio tantissimo il caro don Paolo per avermi dato la possibilità di leggervi un profilo di questo bravo sacerdote) perché egli amava tutti i suoi fedeli, dal più grande al più piccolo, ai quali, quotidianamente, stava loro vicino confortandoli con la parola di Dio, aiutandoli, talvolta, anche economicamente ed educando i bambini con sani sentimenti religiosi.

Era un sacerdote che, quando gli chiedevi qualcosa, era sempre disponibile. Le sue omelie erano comprensibili a tutti, perché aveva un linguaggio semplice, ma con parole molto significative. Il caro don Angelo, viveva proprio nell’umiltà e nella carità, tanto che riteneva di essere solo “un povero prete”, nel vero senso della parola.

Infatti, essendo figlio di umili e bravi contadini, era “ricco dentro”, tanto da esprimere la sua fede a gran voce. Era buono sin da piccolo, dicevano i suoi genitori e già da allora, il suo “destino” era segnato dalla volontà del Signore che si sarebbe fatto prete. Quando lo diventò, non esitò un istante a rammentare ai suoi fedeli che si è “cristiani” quando si esce dalla Chiesa per confortare quotidianamente gli ammalati, i bisognosi, e dire loro una parola di speranza ai giovani e per mettere al primo posto “gli ultimi” nella carità.

La sua è stata sempre una vita vissuta per gli altri: a tale proposito c’è chi lo ricorda per essersi privato di qualche suo indumento o chi per aver ricevuto quei pochi soldi che si trovava in tasca. Questo bravo sacerdote, adunava uomini, donne, anziani e bambini per ognuno di loro non solo tante prediche o parole, ma solleciti e proposte di impegno, comprendendo effettivamente i loro problemi, condividendoli e aiutarli a fronteggiarli. Quando gli ammalati lo mandavano a chiamare, rivolgeva loro parole di conforto, quelle cioè che appagano e tirano su nei momenti più tristi della propria esistenza. Questi, al solo apparire della figura di don Angelo, sorridevano dalla gioia per la fede che inculcava in ognuno di loro.

Perciò il Signore, che è sempre presente nella sofferenza, gli fu vicino anche negli ultimi giorni della sua vita, con tante manifestazioni di affetto da parte dei bambini, dei giovani, degli anziani e da tutto il popolo del quartiere.

Si notava chiaramente nel suo sguardo la sofferenza che stava subendo, lo sforzo della lotta contro la debolezza umana, senza offuscare il suo carattere aperto e gioioso, sempre con il sorriso e con estrema dignità come se si preparasse al suo “ultimo incontro” che doveva avere con la morte e con Dio.

Concludo dicendo che la sua vita è stata sempre pienamente coerente con la fede cristiana, professata a testa alta e che, unito a lui da tanti anni di fraterna amicizia e dai comuni ideali, ho affidato a questo scritto i sentimenti di stima e di affetto che tumultuano nella mente ora che la sua voce e il suo sguardo non parlano più al cuore. Grazie don Angelo per i tuoi insegnamenti"

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