Corso Garibaldi: "La chiusura al traffico porterà solo benefici"

Una socia dell'associazione Cicloamici: "Ci vuole il coraggio di pensare ad altre strade, quelle aperte alle persone e alle bici"

È sotto gli occhi di molti la sequenza di riflessioni di commercianti, associazioni di categoria, semplici cittadini, intorno al provvedimento con cui l’amministrazione comunale ha reso pedonale corso Garibaldi dal’1 maggio al 30 settembre, dalle 18 alle 24.  Molte sono dettate dalla paura, molte da una sorta di miopia che fa vedere il famoso dito e non la luna indicata dal dito. Non è che io sappia guardare la luna, ma fermarmi al dito, no, non voglio. Quindi mi sono seduta e ho incominciato a ragionare, cercando di usare un metodo rigoroso di domanda e risposta, di dubbio e certezza.

Pongo una domanda a chi dice no. Siete mai andati in una città con il centro chiuso al traffico? (Ho scritto volutamente centro e non centro storico perché una delle indicazioni del fronte del no è quella di chiudere il centro storico, e di lasciare in pace Corso Garibaldi che al centro storico non appartiene) Vi siete mai annoiati? Avete sentito la libertà del muoversi scegliendo liberamente la strada, variarla guidati dal desiderio dettato dall’odore di un bar, o dalla vetrina appena intravista? Vi siete sentiti più attivi e responsabili di voi stessi?

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Avete provato la gioia di sedervi a un tavolino di un bar e gustarvi un gelato e guardarvi attorno senza sentire rumori e odori ed elementi stonati quali sono le auto che ti passano accanto e che vengono parcheggiate acciambellate al fianco dei conducenti neanche fossero loro gatti? Avete notato gli sguardi dei bambini chiusi in un abitacolo? Sono felici? Direte: sono più felici se riempiono le strade del centro e corrono senza pericolo fermandosi se mai davanti a un negozio e urlando alla mamma di comprargli quel gioco, quel vestito, quel libro, quel gelato? Non ne sono certa, ma direi di sì.

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I desideri si fanno ascoltare meglio nella lentezza dell’andare, li ascoltiamo, ci fermiamo, guardiamo e forse, se possiamo, li realizziamo. Ragionamento capzioso, direte, tutto orientato a convincere i bellicosi commercianti che vale la pena chiudere al traffico. Con relativa certezza, direi di no. Ha un suo filo logico, orientato a convincere che il corso chiuso al traffico (e io lo chiuderei tutto l’anno e 24 ore su 24, tutelando ovviamente coloro che camminare o andare in bici non possono, i residenti ecc.), superata la paura iniziale, porterà solo benefici. La paura si vince con il ragionamento, ma anche usando un pensiero differente.  Ci vuole il coraggio di pensare ad altre strade, quelle aperte alle persone e alle bici, quelle aperte alla possibilità di vivere con più lentezza e di capire che un’auto lasciata in Via Tor Pisana, piuttosto che in Via del Mare, ci permette di camminare e di vivere fuori da quella caverna platonica che è la città di oggi. In quella caverna ci abita anche la pigrizia, la paura e il nostro tempo.

Un centro chiuso al traffico rappresenta una luce che ci permette di mettere fuori il naso da quella caverna e incominciare a pensare in modo diverso e più salutare per il nostro equilibrio psico fisico. Una città con il centro chiuso al traffico ha un respiro aperto al nuovo, a un modello di sviluppo sostenibile che non è più il tempo di rimandare. Guardiamo le grandi e piccole città europee, informiamoci se nei loro centri il commercio funziona (e funziona ed è anche dimostrato!) e smettiamo di avere paura.



 

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