Rifiuti zona industriale: la gestione comunale non è gradita

Ma è la legge che impone la competenza della civica amministrazione sugli Rsu. Situazione scoperchiata sette anni fa dalla Digos

Una parte della zona industriale di Brindisi

BRINDISI – Basta una comunicazione del sindaco Riccardo Rossi e dell’assessore comunale all’Ambiente, Roberta Lopalco, per scoperchiare nuovamente dopo sette anni il problema della raccolta rifiuti nella zona industriale di Brindisi (e dell’applicazione del diritto di privativa che il Testo unico sull’ambiente riconosce ai Comuni nella gestione dei rifiuti). Sette anni da quando nel 2012 la Digos chiuse una indagine sull’applicazione delle norme nella raccolta e nel conferimento dei rifiuti nella zona industriale con la denuncia di decine di aziende, dossier consegnato prima alla procura della Repubblica del capoluogo, e poi trasferito alla Dda di Lecce.

Una indagine della Digos di sette anni fa

Ma se ancora non si sa quale esito abbia avuto quella attività di indagine della polizia, è certo che dall’autunno del 2012 nella discarica comunale di Autigno, di cui la Nubile Srl era divenuta gestore acquisendo quindi responsabilità precise sulla natura dei conferimenti, non entrò più un  camion partito dalla zona industriale. Ed è certo che finì con alcune condanne anche il processo sul conferimento nell’impianto di Autigno, come se si trattasse di rifiuti solidi urbani, degli escrementi di un canile privato del territorio del capoluogo, trasportati dalla stessa ditta che raccoglieva anche i rifiuti del 70 per cento delle aziende della zona industriale.

L'ingresso degli uffici Digos della questura di Brindisi-2

Il quesito che si erano posti gli investigatori aveva molte sfaccettature. Perché il Comune di Brindisi nei bandi periodici per la selezione del gestore della raccolta rifiuti ha sempre escluso la zona industriale? Quanti rifiuti qualificabili come solidi urbani, cioè Rsu, potrà mai produrre una azienda dove non c’è neppure il servizio mensa? E quanti invece sono qualificabili come rifiuti speciali? Cosa è finito negli anni ad Autigno sotto la sigla Rsu? Una parte delle risposte erano in quel fascicolo consegnato ai magistrati.

Le aziende per gli Rsu pagano di più con il servizio privato

Da quando la Nubile Srl a fine 2012 sbarrò le porte ai camion di ditte private provenienti dalla zona industriale brindisina, le imprese – dopo febbrili consultazioni in Confindustria – decisero di utilizzare discariche private in altre province, giungendo ad accollarsi costi di circa 200 euro a tonnellata, si disse, invece dei massimo 80 euro che pagavano per il conferimento ad Autigno. E si va avanti così da allora.

Patrick Marcucci-3Tutto ciò non aiuta a comprendere perché all’annuncio della volontà di normalizzare la situazione da parte del sindaco e dell’attuale amministrazione si sia scatenata la reazione del nuovo presidente di Confindustria Brindisi, Patrick Marcucci (nella foto a sinistra), in alcuni passaggi anche sopra le righe rispetto allo stile del predecessore Giuseppe Marinò e al tono ufficiale dell’associazione delle imprese anche a livello nazionale, pur al cospetto di pesanti tensioni con ministeri, governi, sindacati, istituzionali nazionali ed europee.

“Il tentativo velleitario e avulso dal contesto reale di promuovere l’economia della provincia attraverso il metodo del fare cassa con la tassazione sulle imprese appare, in verità, l’ennesima dimostrazione di improvvisazione dell’amministrazione comunale” è infatti un giudizio politico molto chiaro, e non una valutazione tecnica del provvedimento peraltro non ancora assunto da questa amministrazione comunale, che può appartenere tranquillamente ad una delle opposizioni consiliari, invece, nello svolgimento di un ruolo appunto politico.

Quando il caso scoppiò nel 2012

riccardo rossi fascia tricolore-2In realtà, se la giunta Rossi ( destra, il sindaco) riuscisse a fare un bando per la raccolta rifiuti esteso anche alla zona industriale di Brindisi renderebbe giustizia intanto alle imprese che operano nel bacino già compreso nel servizio e pagano il dovuto; in secondo luogo, ma non certo per minore importanza, si comincerebbe a capire l’entità degli Rsu prodotti dalle aziende della zona industriale, che certamente per quella componente pagherebbero molto meno di quanto versano oggi a società private di raccolta, trasporto e conferimento in discarica; terzo, si saprebbe a quanto ammonta invece la percentuale dei rifiuti considerati speciali. Per quelli, è chiaro, i costi di smaltimento sono molto più alti e non è certo il Comune di Brindisi che li stabilisce.

Le reazioni: "Esborso insopportabile per le imprese"

Perché le aziende ci rimetterebbero con la differenziata?

Non sappiamo con quale qualificazione oggi vadano in discarica fuori provincia i rifiuti della aziende brindisine. Anni fa si parlava di “Rsu assimilati”. Ma è necessario capire che il Comune è tenuto ad applicare per legge il diritto di privativa su tutti gli Rsu prodotti nel proprio territorio. “Siamo, onestamente, sconcertati nel constatare che l’amministrazione comunale ritiene di affrontare un tema così delicato e importante come lo sviluppo economico del territorio, vessando con ulteriori balzelli le imprese locali già in grave difficoltà e, per giunta, in un’ottica in cui - anche con l’istituzione delle Zes - si dovrebbe, invece, favorire gli incentivi all’attività imprenditoriale e, dunque, la creazione di posti di lavoro”, dice il presidente Marcucci.  Ma non è chiaro perché si dà per scontato che le imprese ci rimetterebbero pagando di meno per i tributi comunali dovuti per gli Rsu rispetto a quanto pagano adesso a privati.

Il Comune vuole subentrare nella parte del servizio reso da privati

Il nodo della questione è questo. Precedenti amministrazioni comunali avevano introdotto il pagamento della Tari nelle aree non servite pur lasciando che il servizio fosse svolto da privati. Unica concessione, uno sconto del 60 per cento. Ora  le imprese pagano questa Tari "scontata" ma anche il privato che effettua il servizio. Perchè? L'attuale amministrazione civica vorerebbe subentrare per assumere l'intera gestione del servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti della zona industriale, portando però la Tari al costo integrale. Non ci sarebbe però il costo aggiuntivo del servizio privato. Sempre, bene inteso, per quanto riguarda gli Rsu. Tari al 100 per cento più servizio privato sarebbe invece insostenibile. Ma non sembra questa la proposta di Rossi.

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