Brindisi e la guerra sul mare nel 1915-18: una giornata di storia

Convegno di studi il 20 novembre tra il liceo Palumbo e il Grande Albergo Internazionale

BRINDISI – Ci fu un altro bollettino della vittoria, nel novembre del 1918, oltre quello del generale Armando Diaz dopo Vittorio Veneto: quello del giorno 12, firmato dal comandante in capo delle forze navali, l’ammiraglio Paolo Camillo Thaon de Revel, diramato da Brindisi che con Ancona e Venezia fu il fulcro della guerra marittima combattuta interamente in Adriatico.

Ed era la flotta italiana raccolta nella base navale della Regia Marina a Brindisi, assieme ad alcune unità alleate, l’obiettivo dell’ultima azione delle corazzate della marina asburgica, che con un attacco dichiarato allo sbarramento nel Canale d’Otranto in realtà voleva attirare fuori dal seno di Ponente e dalla rada di Bocche di Puglia, e distruggere le navi italiane, inglesi e francesi che vigilavano sul blocco.

Ma non fece molta strada la squadra guidata dalla corazzata Szent Istvan, perché incrociò nelle acque di Premuda il leggendario Ms 21 di Luigi Rizzo, assieme al Mas 21 di Giuseppe Aonzo, che colpì con due siluri la Tegetthoff.   Era il 10 giugno del 1918, e la guerra marittima dell’Austria finì quel giorno.

Il blocco del Canale d'Otranto - Lo sbarramento definitivo nel 1918-2

Sulla grande importanza strategica del porto di Brindisi nelle vicende del primo conflitto mondiale, nelle settimane in cui si celebra il centenario della vittoria italiana, martedì 20 novembre per l’intera giornata si terrà in città l’XI Convegno Nazionale di Studi e Ricerca Storica, VIII sessione,  sul tema “La Puglia, il Salento, Brindisi e la Grande Guerra”.

Le sedi saranno, dalle ore 10, l’Auditorium del liceo Ettore Palumbo, e dalle 18 la Sala Regia del Grande Albergo Internazionale. All’organizzazione dell’evento hanno collaborato Rotary Club Brindisi, Brigata Amatori Storia e Arte, Sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia, Società Storica di Terra d'Otranto, Istituto “Ettore Palumbo” di Brindisi, con il patrocinio di Prefettura di Brindisi e Marina Militare Italiana - Brigata Marina San Marco, e l’adesione di AssoArma Brindisi. Sponsor, Grande Albergo Internazionale di Brindisi.

Nell’immaginario collettivo la Grande Guerra si identifica solitamente con trincee, fango e montagne. Sono stati ben 6 milioni, infatti, i soldati del Regio Esercito mobilitati durante il conflitto e circa 600 mila i caduti. Il ruolo della Regia Marina è spesso correlato alla rievocazione di singoli episodi come l’affondamento delle corazzate  Wien  e  Santo Stefano a opera di Luigi Rizzo, l’affondamento della corazzata  Viribus Unitis, il salvataggio dell’esercito serbo condotto dal duca degli Abruzzi, la beffa di Buccari o le imprese di Nazario Sauro.

La base della Regia Marina durante la I Guerra mondiale

Questa percezione è assai diffusa ma oscura il fatto essenziale che la Prima guerra mondiale  sia stata combattuta anche sul mare e che, grazie alla Marina e ai suoi 3 mila marinai caduti, la vittoria sia stata alla fine conseguita. Nel corso della Grande Guerra Brindisi  ha svolto un  ruolo rilevantissimo. Spesso s’è dimenticato – come già detto poco prima -  chele operazioni del giugno 1918, culminate con la battaglia del Solstizio, ebbero anche una parte navale.

In quel mese il comandante della flotta imperial-regia in Adriatico, l’ungherese conte Miklos Horthy von Nagybànya, aveva preparato un piano dettagliato per mettere fuori combattimento la flotta italiana quasi contemporaneamente all’offensiva terrestre e coordinata con essa.

L’azione aveva uno scopo strategico assai importante: mettendo fuori combattimento la Regia Marina si sarebbero effettuati sbarchi a tergo dello schieramento italiano, che in caso di successo dell’offensiva terrestre sarebbe dovuto essere arretrato alla linea Mincio-Po-Delta del Po. L’unica base navale italiana nell’alto Adriatico era Venezia; in caso di crollo del fronte la Regia Marina avrebbe potuto contare solo sulla base di Brindisi.

La corazzata nel porto di Brindisi

Secondo i piani di Horthy un gruppo d’assalto composto da due esploratori e quattro cacciatorpediniere avrebbe assalito di sorpresa lo sbarramento di Otranto; altri due esploratori e quattro torpediniere avrebbero bombardato Otranto. Si sarebbe così attirata la flotta italiana fuori dal porto di Brindisi, rendendo possibile l’intercettarla e farla affondare dalle corazzate imperiali. L’8 giugno le corazzate fecero rotta da Pola su Cattaro per poi procedere verso il Basso Adriatico.

Davanti a Premuda le navi imperiali furono intercettate dal Mas 15, comandato da Luigi Rizzo, col sezionario Mas 21 del guardiamarina Giuseppe Aonzo. Rizzo e l’altro Mas, sgusciando tra le unità austriache di scorta alle nave da battaglia,  arrivò a trecento metri dallaa Szent Istvan  e sganciò contemporaneamente (era una manovra obbligata per non sbilanciare la motosilurante)  due siluri dalle tenaglie laterali.

Quello di destra colpì la nave tra la prima e la seconda ciminiera, quello di sinistra tra la seconda ciminiera e la poppa.  La  Szent Istvan  affondò rapidamente, e l’ammiraglio Horthy, anche con la Tegetthoff danneggiata a poppa da un siluro del Mas di Aonzo, decise di abbandonare l’operazione partita tanto ambiziosamente; la squadra imperiale ritornò nei porti di partenza per non riprendere mai più il mare.

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