I reflui del depuratore non inquinano il mare di Torre Guaceto

Sentenza del Tribunale di Brindisi, assolti perchè il fatto non sussiste dirigenti AqP e Regione Puglia

Articolo aggiornato alle 18.25 del 18 febbraio 2019

BRINDISI – I reflui del nuovo depuratore consortile di Bufalaria immessi nel Canale Reale poco prima della sua foce nella baia di Torre Guaceto, in piena zona A di tutela integrale dell’Area marina protetta, non hanno causato inquinamento. Si è concluso venerdì 15 febbraio con sentenza di assoluzione “perché il fatto non sussiste” il processo a carico di due dirigenti della Regione Puglia e di due dirigenti di Acquedotto Pugliese SpA, imputati a vario titolo di aver alterato le acque dell’oasi marina protetta di Torre Guaceto. 

Ne hanno dato notizia stamani gli avvocati Michele Laforgia e Giovanni Orfino dello Studio Polis Avvocati di Bari, difensori dell’Ing. Andrea Zotti, dirigente dell’Ufficio Attuazione e Gestione della Regione Puglia all’epoca dei fatti. “All’esito di un dibattimento durato quasi tre anni – hanno detto gli avvocati Laforgia e Orfino – il giudice monocratico del Tribunale di Brindisi, dott. Ambrogio Colombo, ha assolto tutti gli imputati per insussistenza del fatto, evidentemente ritenendo che, come dimostrato dalledifese, non vi sia stata alcuna alterazione dell’habitat all’interno della riserva marina protetta”.

Il depuratore di Bufalaria

L’accusa riteneva che lo sversamento dei residui prodotti dall’impianto (che serve i Comuni di Carovigno, San Michele Salentino e San Vito dei Normanni) all’interno del Canale Reale e, per l’effetto, nelle acque della riserva marina di Torre Guaceto, sarebbe avvenuto in violazione del divieto di modificazione delle caratteristiche dell’ambiente marino protetto, sancito dall’articolo 19 della legge 394/1991 (‘Legge-quadro sulle aree marine protette’).

Le accuse ai funzionari regionali e di AqP

Ai dirigenti della Regione Puglia, in particolare, veniva contestato di aver redatto – su richiesta di AqP – la determina numero 136/2014 con cui fu autorizzato lo scarico dei reflui del depuratore consortile di Bufalaria nel Canale Reale, violando le disposizioni di legge in materia, e di non aver impedito pertanto ad Acquedotto Pugliese, gestore dell’impianto, di alterare le acque dell’Area marina protetta di Torre Guaceto.

La futura condotta sottomarina di Apani (2)-2

“L’ing. Zotti  ha concesso un’autorizzazione provvisoria all’esclusivo fine di impedire il protrarsi di una situazione di inquinamento conclamato, costituita dallo sversamento in falda dei liquidi fognari, oltre che porre fine all’infrazione comunitaria risalente al 2012, consentendo il funzionamento di un impianto di ultimissima generazione in grado di assicurare un impatto ambientale pari a zero”, dichiarano gli avvocati Laforgia e Orfino.

Nel corso del dibattimento, i legali hanno dimostrato come non vi sia stata alcuna ‘alterazione’ delle acque, non essendosi verificato alcun superamento di soglia rispetto ai limiti di legge. E’ stato anche evidenziato dalla difesa come i dirigenti della Regione Puglia siano stati obbligati dalla necessità di fronteggiare una situazione contingente ad adottare l’unica soluzione materialmente possibile, per un periodo limitato, in attesa dell’entrata in funzione della condotta sottomarina di Apani che porterà i reflui in mare aperto, e i cui lavori sono stati già avviati. 

Contro l'immissione dei reflui nelle acque di Torre Guaceto si erano schierate diverse associazioni ambientaliste e comitati, sostenendo invece che la soluzione adottata violasse la legge. In un instant-book frutto di un "viaggio" lungo il Canale Reale, Tonino Mosaico dirigente del Partito comunista, e l'antropologo Antonio Palmisano avevano invece testimoniato come fossero invece altri i problemi aperti riguardo la tutela del corso d'acqua: le immissioni abusive, gli scarichi di altri depuratori comunali (quelli di Francavilla Fontana, Ceglie Messapica e Latiano) non certo moderni come quello di Bufalaria, l'assenza di manutenzioni da parte del Consorzio dell'Arneo. Tutti temi aperti oggi mentre i Comuni interessati dal corso del Reale lavorano ad un progetto di rinaturalizzazione del corso d'acqua, che le sorgenti a Villa Castelli.

La dichiarazione dell'ex assessore regionale Amati

“L’assoluzione dei dirigenti regionali e AqP sulla vicenda del depuratore di Carovigno mette a tacere chi tentò di ostacolarci nello svolgimento del nostro dovere, con proteste, manifestazioni di piazza, ricorsi giurisdizionali e isterie disinformate. Sono contento, dibatte, per Luca Limongelli, Andrea Zotti, Massimiliano Baldini e Fabrizio D’Andria”. Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio, Fabiano Amati, con riferimento alla sentenza di assoluzione pronunciata dal Tribunale di Brindisi, anche su richiesta del pubblico ministero Giuseppe De Nozza, con riferimento all’autorizzazione allo scarico nel corpo idrico di Canale Reale del depuratore consortile di Carovigno, San Vito dei Normanni e San Michele Salentino. 

Fabiano AmatiAll’epoca dei fatti il Consigliere Amati rivestiva la carica di assessore regionale alla tutela delle acque. “Nel periodo 2009-2013 ingaggiammo un’efficacissima iniziativa amministrativa per superare diverse criticità nel sistema depurativo pugliese. C’erano alcuni siti privi di rete fognaria, dediti allo scarico in pozzi di raccolta bucati, e per questo destinati a recapitare liquami non trattati, tal quali, nel sottosuolo e nel mare. L’agglomerato di Carovigno era tra questi. Dopo lunghe peripezie, compresa una difformità costruttiva (una condotta era stata realizzata in contropendenza), l’impianto era pronto per l’esercizio ma mancava l’autorizzazione provinciale allo scarico, nonostante la Asl di Brindisi avesse raccomandato la soluzione del problema per eliminare i gravi rischi per la salute dei cittadini".

"Siccome il tempo passava e l’autorizzazione non veniva rilasciata, con i cittadini abbandonati a galleggiare nei liquami, decidemmo di modificare la legge regionale e riportare in capo alla Regione la competenza ad autorizzare lo scarico. Lo scarico fu dunque autorizzato, superando tutte le inerzie, nella formula provvisoria, perché il recapito finale è una condotta sottomarina. Su tale iniziativa, ad alto contenuto ambientale e di salute, subimmo notevoli attacchi, critiche e iniziative giudiziarie, resi ancor più eclatanti da interventi di esponenti del mondo dello spettacolo, che accomunarono il caso di Carovigno a quello più noto – e purtroppo ancora irrisolto – di Sava e Manduria", ricorda Amati.

"Ora il depuratore è in funzione, i cittadini vivono in un contesto ambientale degno del secondo ventennio del 2000 e il Tribunale di Brindisi ha sancito la mancata sussistenza di ogni reato a carico di quattro servitori della Regione. Se questa vicenda può offrire un insegnamento, esso consiste nel fatto che dietro problemi complessi, trattati come se fossero alla portata di tutti, ci sono uomini che soffrono anni di tensione e paure. Ricordarselo sempre, anche quando la lotta politica ti porta a confondere moventi e obiettivi per lotta stessa, può servire a fare meno danni alle persone - conclude Amati - e dare più benefici tempestivi ai luoghi che abitiamo”.

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