La Cgil dura: "Sistema sanitario provinciale in piena crisi"

Il segretario generale Antonio Macchia critica il Piano regionale e denuncia la mancata applicazione degli obiettivi di posti letto da parte della Asl di Brindisi

BRINDISI - “Cosa ha prodotto il Piano di riordino della rete ospedaliera della Puglia (Regolamento Regionale n.7 del 10 marzo 2017), adottato dalla Regione e confermato dal management della Asl Br con la delibera di dipartimentalizzazione dei servizi (n. 884/17), nel territorio della nostra provincia? Molte parole, molti annunci ma nella nostra Asl, dove già si annotava una forte carenza di posti letto nella programmazione, si registra una carenza ancora più grave se vediamo quelli ufficialmente attivi, mentre contemporaneamente si assiste allo sfacelo dei servizi territoriali, non attivati e potenziati come previsto, anzi ulteriormente chiusi e depotenziati, come è accaduto per il Laboratorio di Patologia Clinica distrettuale del Di Summa di Brindisi”.

Antonio Macchia, segretario generale della Cgil della provincia di Brindisi (nella foto sotto), apre nuovamente e senza mezzi termini il fronte di quella che il sindacato considera una delle principali emergenze del territorio. “È difficile comprendere le motivazioni che non hanno reso possibile la contestualità della chiusura di ospedali (Fasano, Mesagne, S. Pietro Vernotico ed ancora prima Cisternino e Ceglie Messapica) e reparti e l’attivazione di quant’altro previsto dallo stesso Piano regionale, evitando malesseri ad utenti e ad operatori. Vi è una grave omissione organizzativa del management della Asl Br, una pervicace determinazione a chiudere, che è la filosofia di fondo che si è determinata in questi anni”, sostiene Macchia.

antonio macchia cgil-2

La più bassa quota di posti letto della regione

“Nei Pta di Fasano, Mesagne, S. Pietro Vernotico, dei vari servizi annunciati non si vede nulla o quasi. I servizi distrettuali sono pressoché gli stessi di prima e di ciò fanno testimonianza le lunghe liste di attesa che fanno dirottare le persone verso il privato o i viaggi della speranza nelle regioni virtuose (dove la salute sembra essere un bene salvaguardato e dove l’aspettativa di vita è maggiore), oppure verso la scelta di non curarsi affatto se non si hanno risorse economiche adeguate”. E la questione cruciale è quello delle disponibilità di ricoveri.

“Purtroppo – prosegue Macchia - si va sotto il numero minimo di posti letto per 1000 abitanti, con servizi territoriali depauperati di risorse e la reale possibilità di vedere incrementata la pratica dei ricoveri fuori Asl, decontestualizzati dal territorio, dalla famiglia e dalla continuità terapeutica territorio – ospedale. Già nel piano regionale la Asl Br si attesta agli ultimi posti nel calcolo del rapporto in termini percentuali dei posti letto, 1099 totali pubblici e privati accreditati pari al 2,76 per 1000 abitanti (contro la media regionale di 3,7), di cui 0,39 per post-acuzie e 2,37 per acuti, standard che scende ancora di più nella realtà tenendo conto dei posti letto realmente attivati, cosa che al Perrino comporta extralocazioni o trasferimenti in altri ospedali. Inoltre l’iperafflusso di persone al Pronto Soccorso del Perrino si traduce nella esperienza comune della lunga e penosa attesa”.

Ambulanze all'esterno del Pronto soccorso

Ma non stati rispettati neppure gli obiettivi

Macchia elenca le situazioni settore per settore nei vari presidi ospedalieri ancora attivi. “Al Perrino (dove non sono stati attivati reparti specialistici che l’ospedale di eccellenza dovrebbe avere): Chirurgia Generale  32 posti letto previsti, 24 attivati; Ematologia 20 previsti, 18 attivati; Gastroenterologia 10 previsti, 0 attivati; Medicina Generale 60 previsti, 33 attivati; Ostetricia e ginecologia 50 previsti, 42 attivati; Unità coronarica 12 previsti, 8 attivati. A Francavilla Fontana (Ospedale di Primo livello, attivi i reparti di Cardiologia, Chirurgia generale, Medicina, Neonatologia, Ortopedia e traumatologia, Ostetricia e ginecologia, Pediatria, Unità coronarica, oltre Pronto Soccorso) si segnala la non attivazione di 16 posti letto di Psichiatria; 12 di Oncologia;  8 posti letto di Terapia Intensiva. Ad Ostuni (Ospedale di Base, attivi i reparti di Chirurgia Generale, Medicina Generale, Ortopedia e Traumatologia, Pneumologia, oltre Pronto Soccorso) non attivati i 20 posti letto di Lungodegenza”.

Il segretario generale della Cgil tira le somme: “Complessivamente, al Perrino dovrebbero esserci 600 posti letto ma ne risulterebbero attivati 505; all’ospedale di Francavilla Fontana 188 i posti letto previsti ma 76 attivati; ad Ostuni 106 i posti letto previsti e 86 attivati. Una sottolineatura va anche fatta per la mancata attivazione della seconda Unità Operativa Complessa Psichiatrica ospedaliera a Francavilla Fontana, che temiamo non avvenga mai più, nonostante sia prevista dal Piano regionale, forse perché riguarda una fascia debole della popolazione, che non ha voce per farsi sentire e che avrebbe diritto ad un posto letto per 10.000 abitanti e non meno di 0,7 (vedi piano Regione Puglia), mentre sono attivi i soli 15 posti letto al Perrino (ma la situazione diventa poi drammatica se pensiamo che nel territorio Brindisi - Taranto vi sono solo due Spdc)”.

ingresso ospedale Perrinodi Brindisi-2

La Cgil critica le scelte fatte dai manager della Asl

Secondo Macchia, “tali ritardi e inadempienze sono assolutamente frutto di scelte discrezionali anche in contrasto con il DM 70/2015, con sbilanciamento dei posti letto, delle unità operative e carenze gravi in aree assistenziali critiche. Al direttore generale della Asl Br chiediamo che vi sia chiarezza e trasparenza sui servizi attivati, rinunciando alla politica delle promesse e degli annunci, che creano ulteriore malessere organizzativo. Chiediamo una assunzione di responsabilità che vada verso la soluzione dei problemi, non verso la mera chiusura o non attivazione di servizi, cosa che non richiede particolari capacità manageriali che invece sono richieste ad un direttore generale e al suo management, che dovrebbero risolvere e non aggravare la già precaria situazione del servizio sanitario, in particolare pubblico, nel nostro territorio”.

Le altre criticità: il Piano emergenza

“Ma le criticità gestione della Asl Brindisi sono molteplici”, aggiunge Antonio Macchia. “Il Piano Emergenza, sebbene continuamente richiesto, non risulta essere organico e che tenga conto delle risorse effettive esistenti, del piano di riordino, del modello per hub&spoke, della continuità assistenziale territoriale. Promesso da mesi ed anni, tale piano risulta essere frammentario, ospedalocentrico, incongruo e non risponde ai bisogni effettivi di salute della popolazione ed all’emergenza, che nel periodo estivo risulta aggravata nel territorio brindisino per le gravi carenze di partenza, sempre più accentuate negli anni”.

“Ma, più in generale i problemi sembrano non finire mai. In questi giorni – prosegue il segretario della Cgil - è stata diffusa la nuova programmazione degli investimenti della Asl per il triennio a venire e siamo certi che si annunceranno nuove azioni senza che si siano portate a termine le incompiute di sempre, a cominciare - solo per fare qualche esempio – dal completamento della piastra di Ostuni comprendente opere edili del piano terra, primo e secondo piano, impianti tecnologici e condizionamento, sistema viabilità esterna , con lavori appaltati nel lontano 2006 il cui costo complessivo era di due milioni di euro, e successivamente con del n. 2201/2018 le stesse opere lievitavano ad un costo di ben dieci milioni di euro”, dice Macchia.

L'ospedale di Ostuni

I lavori non completati elencati dal sindacato

Per quanto riguarda invece l’ospedale Perrino di Brindisi, la Cgil elenca quello che ritiene sia lo stato degli interventi: “Il cappotto termico non è stato ancora completato; l’ufficio tecnico crollato un paio di anni fa non è stato ancora ricostruito; la ristrutturazione del Pronto Soccorso non è mai partita; della ristrutturazione della U.O. di Rianimazione -  iniziata 3 anni fa -  non è stato ancora finito il primo lotto, con la conseguenza che una parte della Rianimazione giace al posto della subintesiva della neurochirurgia, e non parte la ristrutturazione del secondo lato della rianimazione e dell'Utic; il Centro grandi ustionati iniziato all'epoca in cui il direttore di tale Uoc era il dr. Marasco, con direttore generale la dr.ssa Paola Ciannamea, non è stato ancora completato; la ristrutturazione di Aatomia patologica è stata avviata?”.

Per quanto riguarda, invece, i lavori di Francavilla Fontana, la Cgil annota che “sono ancora in fase di completamento dopo ben 12 anni di attesa. A tal proposito è bene sottolineare che gli stessi lavori hanno avuto un aggravio di spesa, con evidente spreco di denaro pubblico, per un importo di circa 950.000 euro, rispetto agli importi aggiudicati, a causa del ritardo da parte della Asl nella consegna dei locali oggetto dei lavori. Per la maggior parte dei lavori, invece, annunciati e che dovrebbero determinarsi, si tratta di studi di fattibilità tecnico-economica o di progetti preliminari che occorre trasformare poi in progetti definitivi ed esecutivi, sempre dopo aver acquisito i relativi finanziamenti”.

Ospedale Dario Camberlingo di Francavilla Fontana-2

Ma non è tutto, almeno stando alla lettura della situazione fatta dal segretario della Cgil. Macchia infatti conclude così: “È opportuno anche rilevare che la Asl Br non ha ancora una ditta a cui affidare i lavori manutentivi di ordinaria e straordinaria manutenzione. Quanto sopra rappresentato non è altro che la punta dell’icerberg di una serie di problemi che attanagliano il sistema sanitario della nostra provincia che colpiscono soprattutto i ceti meno abbienti, gli anziani, le fragilità, il disagio sociale, tutte quelle fasce di popolazione che non trovano risposte immediate ed adeguate nell’ambito del sistema sanitario pubblico. Nei prossimi giorni parleremo ancora del sistema sanitario provinciale”. Ora si attende, però, la replica della Asl di Brindisi.

                                                                         

       

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