Abbandonare una figlia è danno esistenziale: condannato a risarcire

Il giudice civile di Brindisi accoglie il ricorso di una ventenne di Brindisi, alla quale il genitore ha rifiutato assistenza materiale e morale sin dalla nascita

BRINDISI - Per il giudice civile di Brindisi, abbandonare una figlia nata more uxorio, ma legalmente riconosciuta, costituisce danno esistenziale, quindi il genitore responsabile di tale condotta va condannato al risarcimento del disagio morale e materiale patito dalla giovane donna, la quale si era rivolta al magistrato per il riconoscimento del lungo periodo di sofferenza patito nell’arco della sua vita.

Con ordinanza esecutiva, il giudice Antonio Ivan Natali, ha ordinato il pagamento della somma complessiva di 60.000 in favore di una ragazza ventenne di Brindisi, assistita dagli avvocati Felice Grassi e Maurizio Salerno, per il grave danno esistenziale subito in conseguenza del disinteresse mostrato dal padre nei suoi confronti.

L’uomo, pochi mesi dopo la nascita della figlia, abbandonava sia la compagna che la bambina. Per ottenere la corresponsione dell’assegno alimentare per la figlia, la madre era costretta a rivolgersi al Tribunale di Brindisi: il padre della bambina, a partire dalla data del suo allontanamento, si disinteressava infatti totalmente delle necessità della piccola, e pur abitando nella stressa città non l’ha mai voluta incontrare o conoscere.

Gli avvocati della ragazza hanno sostenuto e dimostrato che durante tutta la fase dello sviluppo e della crescita della bambina, oggi giovane donna, sono risultati gravi i danni psicologici e di autostima patiti della stessa, che ha accumulato insicurezze ed ansie, con ripercussioni sul rendimento scolastico oltre che sulla    vita di relazione con i coetanei.

Non hanno ottenuto alcun risultato, negli anni, i tentativi della madre di creare un minimo rapporto tra la figlia ed il genitore naturale, a causa della condotta dell’uomo il quale – hanno rilevato gli avvocati - ha brillato per la sua assenza anche in tutti i momenti importanti della giovane vita della figlia.

Il manifesto, esplicito e continuo rifiuto da parte del padre hanno causato alla figlia attacchi di panico con i quali ha dovuto convivere. Una lunga sofferenza, dicono i suoi avvocati, che hanno determinato la decisione di rivolgersi al giudice, che ha accolto la sua istanza, assegnando alla ragazza un risarcimento di 40mila euro per gli anni dalla nascita ai 16 anni, e di ulteriori 20mila euro per il periodo sino all’avvio del giudizio.

Nel provvedimento, il giudice Natali ha considerato dimostrata e provata la “verosimile inosservanza dei doveri di assistenza morale che conformano i rapporti tra genitori e figli e che costituiscono, non solo inderogabili doveri morali ma obblighi civilistici di rilevanza costituzionale”, applicando “massime di comune esperienza di non agevole smentita”, e citando la giurisprudenza recente in tema di danno esistenziale, “da intendersi come peggioramento della qualità della vita in virtù della compromissione del fare areddituale della vittima ma anche come mancato sviluppo di una personalità secondo le aspettative che le peculiari condizioni del soggetto rendevano esigibili al momento del verificarsi del fatto illecito”.

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