Europa e Balcani Occidentali, la sfida alle mafie del narcotraffico

Uno dei temi principali del vertice Ipa in programma Brindisi lunedì e martedì 29 e 30 ottobre. I dati dell'osservatorio Ue

BRINDISI – Non dorme sonni tranquilli, l’Unione Europea, a causa del peso dell’intreccio tra affari criminosi ed estremismo islamico in una vasta area balcanica, fatta di Paesi che aspirano a diventarne membri. L’intera fascia est del vecchio continente è territorio di transito, ma anche di produzione e manipolazione degli stupefacenti.

Ci sono l’oppio e l’eroina che arrivano dal principale produttore mondiale, l’Afghanistan, una volta intermediato solo dalla criminalità iraniana e dalla mafia turca, ma oggi allargatosi a ventaglio coinvolgendo e nutrendo le bande cecene e azere, e ovviamente la mafia russa, prima di passare per le mani di quelle kosovare e albanesi, bulgare e rumene. E’ c’è l’ombelico di tutti i traffici, l’Albania, assieme al ruolo sempre più dominante della criminalità serba e di quella montenegrina.

La situazione della criminalità nei Balcani occidentali

E’ un vasto fronte dove oltre agli oppiacei afghani  e alla Cannabis prodotta a livello industriale sulle montagne albanesi e del Kosovo, passano anche parte della cocaina sudamericana e dell’hascisc marocchino, e molta parte delle droghe sintetiche anche queste prodotto in loco. Senza dimenticare che quel fiume di denaro alimenta anche le enclave jihadiste che le guerre balcaniche si sono lasciate dietro, votate a rendere sempre più instabile questa cruciale area geopolitica.

Infine, e non da ultimi, gli impasti tra criminalità organizzata ed alcuni settori del potere politico, il riciclaggio dei proventi dei traffici di droga, armi, esseri umani in attività speculative nelle economie locali, soprattutto in quella delle costruzioni e del turismo. L’Unione Europea perciò ha deciso di investire in un progetto biennale che coinvolga in una comune strategia di lotta a questi fenomeni i governi dei Paesi interessati.

Governi, polizie, magistratura di Albania, Serbia, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, a confronto lunedì e martedì a Brindisi, dunque, per fare il punto dopo otto mesi di avvio dell’Ipa 2017 “Countering serious crime in the Western Balkans”, la più importante piattaforma operativa congiunta messa in campo dalla Ue per il contrasto alle minacce interne. L'Europa vuole sostenere i progetti e le attività di lotta e repressione in corso in quest'area da parte degli inquirenti e degli apparati giudiziari e di governo dei vari Paesi. E vuole che ciò avvenga secondo un  percorso unitario.

Stima consumo droghe in Europa-2

Il narcotraffico e il consumo di droga in Europa

L’asse portante del business mafioso che dai Balcani occidentali si riversa sull’Europa, la droga, rende molto bene l’idea di quanto immane e strategico si questo sforzo.  Il rapporto 2018 dell’Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze (European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction, Emcdda), dice che “quest’anno, per un’ampia gamma di sostanze, stiamo assistendo ad alcuni preoccupanti segnali di aumento dei livelli di produzione di droga in Europa, più vicina ai mercati di consumo. I progressi tecnologici ne facilitano lo sviluppo, collegando inoltre i produttori e i consumatori europei di droga ai mercati mondiali tramite il web di superficie e la rete oscura”.

“Si osserva inoltre che la crescita della produzione di cocaina nell’America meridionale sta avendo un impatto sul mercato europeo, aumentando sia il rischio di problemi di salute per i consumatori sia sfide più complesse per le forze dell’ordine, in quanto i trafficanti modificano e cambiano le rotte di approvvigionamento”.  Secondo stime effettuate nel 2016, i cittadini dell’Ue spenderebbero ogni anno oltre 24 miliardi di euro in sostanze stupefacenti (intervallo tra 21 e 31 miliardi), con in testa la cannabis ed i suoi derivati, seguita poi dall’eroina, e sempre nell’ordine dalla cocaina, quindi dalle droghe sintetiche (dai cannabinoidi da laboratorio all’Mdma), con una inquietante diffusione anche del crack.

E c’è anche Internet: una relazione congiunta Emcdda - Europol ha analizzato il ruolo dei fornitori e dei consumatori europei in questo mercato globale. Si stima che i fornitori dell’Ue siano responsabili di quasi la metà delle vendite di droga nella darknet (la rete oscura) effettuate tra il 2011 e il 2015, mentre l’Europa diventa produttrice ed esportatrice del Mdma. Cambia e diventa sempre più difficile quindi il ruolo di chi deve contrastare questi traffici, ma anche di chi deve effettuare interventi sanitari di emergenza o di cura e disintossicazione.

La cannabis è la droga maggiormente consumata in Europa, dice un altro rapporto dell’Osservatorio presentato nel 2016. “I gruppi della criminalità organizzata sono fortemente coinvolti, facendo pieno uso di innovazioni tecnologiche per la produzione di maggiori quantità di prodotti più potenti nella stessa Europa”. La resina di cannabis (hascisc) proveniente dal Marocco “presenta una potenza crescente e può essere trafficata introducendola illecitamente nell’Ue, insieme ad altri prodotti illeciti ed esseri umani”. Il mercato dell’eroina si colloca per ampiezza al secondo posto nella classifica dei mercati di sostanze illecite nell’Ue”. La cocaina è lo stimolante illecito più comunemente consumato in Europa.

Sequestri di droga in Europa 2016_1-2

Chi controlla il business della droga nei Balcani

Da quali mani passa il colossale affare del narcotraffico intermediato dalle mafie balcaniche. Da quelle della srpska mafija, la mafia serba, che assieme a quella montenegrina, la crnogorska, si contende il controllo delle rotte della cocaina sudamericana  che riforniscono  la ‘ndrangheta e  la distribuzione nei paesi europei, offrendo alle organizzazioni destinatarie, come l ‘ndrangheta calabrese, il monitoraggio e il trasporto dei carichi a destinazione. Sono clan spesso anche rivali, forti dell’esperienza paramilitare accumulata durante i conflitti degli anni Novanta. Oggi l’influenza della criminalità organizzata serba arriva sino alla Scandinavia.

Utilizza il porto albanese di Durazzo e le coste croate, per le spedizioni delle partite di droga, la mafia kosovara, appendice di quell’Uck che aveva combattuto i serbi nella guerra di indipendenza. La criminalità kosovara è in grado di trattare tonnellate di eroina afghana proveniente dalle rotte turca e caucasica (Cecenia), e grandi partite di coca passate da Grecia e Bulgaria, e persino di marijuana albanese. Ci sono anche laboratori per le droghe sintetiche, e non bisogna dimenticare che il Kosovo, assieme alla Bosnia e alla Macedonia, è il territorio maggiormente pervaso dalle correnti estremiste islamiche.

Sequestri di droga in Europa 2016_2-2

La mafia albanese è considerata quella maggiormente espansiva, che è riuscita a dilagare in vari continenti stringendo patti con i cartelli dei narcos sudamericani e messicani, e con la stessa n’ndrangheta calabrese. Controlla il cuore della produzione europea di marijuana, ma anche quote rilevanti delle importazioni in  Europa di cocaina ed hascisc, che fornisce in parte ad organizzazioni del vicino Montenegro o del Kosovo, e che come la criminalità montenegrina sfrutta al meglio tutto ciò che ha appreso nella sua tutto sommato ancora recente ascesa – dopo la caduta del regime di Enver Hoxha all’inizio degli anni Novanta – dalle partecipazione al traffico contrabbandiero gestito dalle organizzazioni pugliesi, ma si è uniformata a strutture e metodi di quelle calabresi, mescolando il tutto con gli antichi codici malavitosi propri.

La Ue vuole organizzare quindi anche uno scudo esterno. Riuscirci sarà molto difficile, ma da ciò dipende l’andamento della lotta alla vendita e al consumo di stupefacenti nei paesi comunitari, l’efficacia del contrasto alle possibili infiltrazioni jihadiste, la sterilizzazione dei rischi di controllo da parte delle mafie balcaniche di settori politici dei Paesi in lista di attesa per l’ingresso nell’Unione Europea.

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