Finisce con una bocciatura la querelle settimana corta

Il consiglio di istituto della media Materdona-Moro di Mesagne rettifica in autotutela il voto del 18 dicembre 2018

MESAGNE - Finisce come prescritto dai regolamenti la querelle sulla settimana corta alla scuola media Materdona-Moro di Mesagne, dove la concentrazione dell'orario con modalità 8-14 dal lunedì al venerdì era stata approvata il 18 dicembre scorso al termine di una seduta del consiglio di istituto. L'impugnazione di quella delibera da parte dello stesso presidente dell'organo di governo e amministrazione della scuola, Giuseppe Lecce, ha prodotto la riconvocazione dello stesso consiglio di istituto nella giornata di ieri giovedì 31 gennaio, dove in autotutela è stato rettificato l'esito della votazione del 18, in tal modo risultata infine contraria al progetto. Quindi niente settimana corta per il prossimo anno scolastico 2019-2020 alla Materdona Moro. Per il futuro si vedrà.

Premesso, in sintesi, tale esito, segue un riepilogo per capi sommari della vicenda. Il 18 dicembre 2018 il progetto dell'introduzione della settimana corta dal prossimo anno scolastico, propugnato dalla dirigente scolastica professoressa Mina Fabrizio e da alcuni genitori era passato con un solo voto di differenza. Decisiva, la doppia valenza attribuita al voto della preside. Ma il regolamento di istituto e la normativa sugli organi collegiali della scuola attribuiscono valore doppio al voto del presidente del consiglio di istituto, in caso di parità di preferenze, e non a quello del capo dell'istituto. E siamo alla prima ragione di illegittimità.

La seconda questione era costituita dalla mancata informazione all'organo collegiale sull'esito della seduta del Collegio dei docenti sulla proposta della settimana corta. Al collegio, la norma attribuisce poteri chiari di indirizzo per quanto riguarda l'offerta formativa e la didattica. Quando il 18 dicembre si riunì il consiglio di istituto, non era stato ancora approvato dal Collegio dei docenti il verbale della seduta precedente con il parere sulla concentrazione di orario dal lunedì al venerdì, quindi si sarebbe dovuto soprassedere in attesa di poterlo allegare agli atti da valutare prima del voto.

Ma il consiglio di istituto non fu neppure informato ufficiosamente che i docenti si erano espressi in maniera contraria, con le dovute argomentazioni, al progetto. Una delle ragioni ostative era quella legata alla mancata informazione preliminare delle famiglie, per poterne poi sondare gli orientamenti, soprattutto nella fase di scelta della scuola per i figli che avevano terminato il percorso della scuola primaria. Le altre erano soprattutto perplessità verso la prevedibile, bassa soglia di attenzione degli allievi nelle ultime due ore di lezione, che in altre scuole italiane aveva determinato l'abbandono della sperimentazione della settimana corta.

Da qui la richiesta del presidente del consiglio di istituto della convocazione di una nuova seduta in autotutela, con informativa sull'accaduto agli Uffici scolastici provinciale e regionale affinchè fosse garantita l'effettuazione di tale procedura. Alla fine, anche dopo una deciso intervento del sindacato Gilda-Unams del personale della scuola, la riconvocazione del consiglio di istituto c'è stata, e il voto del 18 è stato corretto in "contrario" al progetto, che così decade. Per il futuro, sempre dopo una dovuta e capillare informativa, si potrebbe procedere ad un referendum tra le famiglie degli studenti, prima di un rinnovato esame dell'introduzione della settimana corta in consiglio di istituto. Ma a partire dall'anno scolastico 2020-2021, ormai.

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