"La posidonia dragata a Villanova salverà Creta Rossa"

Intervento di rinaturalizzazione deciso dal Comune di Ostuni in un tratto di costa compromesso dal transito delle auto sulle aree demaniali

OSTUNI – Finiranno sulla costa tra Camerini e Fiume Incalzi, nel tratto noto come Creta Rossa, le tonnellate di posidonia oceanica morta dragate dal porto di Villanova, al fine di riattualizzare il sito. Lo ha deciso la nuova amministrazione comunale di Ostuni. Il riuso della biomassa spiaggiata (che, si ricorda, non è un rifiuto ma una risorsa naturale protetta che va impiegata in progetti di recupero ambientale) sta avvenendo in maniera tale da ottenere una serie di risultati.

L’Ufficio ambiente del Comune di Ostuni spiega che sono previste “la realizzazione di barriere naturali (cordoli in posidonia) atte a impedire l’accesso e il parcheggio illegale degli autoveicoli nell’area demaniale di località Creta Rossa e colmare con materiale vegetale i tratti erosi dal passaggio degli autoveicoli, che negli anni hanno distrutto il substrato vegetale portando alla luce lo strato nudo di calcarenite”. Eloquenti le foto.

Ostuni - Creta Rossa-2

Tutto sta avvenendo “nel pieno rispetto delle normative vigenti e delle ‘Linee guida sulla gestione delle biomasse vegetali spiaggiate’ della Regione Puglia e in sinergia con la Capitaneria di Porto di Brindisi e Delegazione Spiaggia di Villanova”, sottolinea il comunicato dell’amministrazione civica. Non ci saranno problemi per la fruizione del tratto di costa di creta Rossa.

Infatti viene precisato che “la Posidonia prima di essere rimossa dal porticciolo e collocata a Creta Rossa è stata sottoposta ad analisi chimico-batteriologica, effettuata da laboratorio autorizzato, che hanno evidenziato l’assenza di elementi inquinanti. “Nel giro di qualche anno la posidonia verrà ricoperta da vegetazione alofila tipica delle nostre aree costiere tra cui: la gramigna delle spiagge, la camomilla marina, l'ammofila e il bellissimo giglio di mare selvatico”.

Ostuni - Creta Rossa 2-2-2

“Queste piante riporteranno tali tratti di costa alla bellezza naturalistica di un tempo, inconsapevolmente distrutta negli anni – conclude il comunicato - dalle attività antropiche, e ricreeranno il naturale rifugio per varie specie di avifauna quali: occhioni, le calandre e calandrelle che hanno particolare rilievo ai fini conservazionistici”.

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