Emergenza mano d'opera agricola: "Subito le regolarizzazioni"

Nel Brindisino ci sono tra i mille e i millecinquecento braccianti africani da impiegare, spiega Antonio Ligorio della Flai Cgil

BRINDISI – Fase 2 in provincia di Brindisi: se ne comincerà a discutere domani martedì 21 alle 10, in una video conferenza con la Prefettura dedicata in parte alla riapertura delle fabbriche, in parte all’agroalimentare che anche nel nostro territorio è a corto di mano d’opera, conferma il segretario provinciale della Flai Cgil, Antonio Ligorio (foto sotto).

Un dato di fatto che ci consente di esplorare lo scenario locale in cui si dovrà concretizzare quello che in Italia sarà l’arruolamento di decine di migliaia di lavoratori extracomunitari, partendo dalla loro regolarizzazione, secondo le direttive del Ministero delle Risorse agricole alimentari e forestali e della titolare del dicastero, Teresa Bellanova.

Quanti sono i braccianti africani nel Brindisino? “Tra i mille e i millecinquecento”, calcola Antonio Ligorio, “concentrati nelle aziende agricole comprese soprattutto nella fascia costiera da San Pietro Vernotico e Torchiarolo, a Brindisi, Carovigno, Ostuni e Fasano, e nell’interno a Mesagne e San Vito dei Normanni”. Ma il censimento esatto sarà possibile proprio con la riemersione – come si diceva una volta – dal limbo del lavoro nero.

Una grossa mano alla Flai Cgil la sta dando la comunità africana, con Drissa Kone, l’unico canale per rintracciare la maggior parte dei braccianti originari dell’area sub-sahariana, dalla Nigeria e dal Corno d’Africa. Infatti, come conferma Ligorio, solo una parte minore risiede ufficialmente nel dormitorio di via Provinciale San Vito e nel centro di Restinco (qui sono 150) a Brindisi.

“Il resto è sparso nei casolari di campagna, o in case in affitto dei centri della fascia costiera”, spiega ancora il segretario della Flai Cgil. “Tutti in nero? Parte ancora sì, ma bisogna riconoscere anche che grazie alla legge 199 sul caporalato, all’azione del sindacato, sono aumentate le aziende agricole del Brindisino che regolarizzano i braccianti extracomunitari, e noi abbiamo il dovere di difenderle dal dumping delle aziende che invece non regolarizzano”.

L’operazione lanciata dalla ministra Bellanova dunque può contribuire in maniera determinante alla riemersione, rispondendo nel contempo ad una forte richiesta di mano d’opera nelle campagne? “Certamente, l’obiettivo è quello. Tutto questo servirà all’economia agricola in questa fase drammatica, ma anche alla regolarizzazione di una grande massa di forza lavoro”.

Antonio Ligorio - Flai Cgil-2

Oggi, per semplificare, si ha diritto al permesso di soggiorno solo se si è già in possesso di regolare contratto. Con la campagna lanciata dal Mpaaf, “di cui attendiamo di conoscere proprio questi passaggi cruciali”, dice Ligorio, si dovrebbe poter ottenere la regolarizzazione preventiva proprio per consentire alle aziende di assumere rapidamente ma in maniera regolare.

La questione non è solo economia ed occupazionale, ma presenta un aspetto che riguarda l’emergenza sanitaria: “Permesso di soggiorno vuol dire diventare persone e non più fantasmi, numeri. Avere un domicilio certo, e rientrare nel monitoraggio delle misure anti-contagio previste dai decreti sull’emergenza Covid-19”, aggiunge Antonio Ligorio.

Ma dell’applicazione delle disposizioni per rispondere alla domanda di forza lavoro in agricoltura se ne saprà di più martedì mattina nel corso della videoconferenza con la Prefettura. Per ora la Flai Cgil di Brindisi sta pensando anche a come intervenire per le tutele individuali dei braccianti africani.

Il dato più recente sulle iscrizioni agli elenchi anagrafici in provincia di Brindisi parla di 26mila unità, tra queste una buona parte costituita da italiani (il 65 per cento donne) lavora anche fuori, nel Barese, nel Tarantino, nel Metapontino. Ora si tratta di coprire le lavorazioni stagionali lasciate scoperte dai braccianti dei Paesi balcanici ritornati a casa per la pandemia.

L’operazione lanciata lanciata dai sindacati di categoria e sostenuta dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali per il ricorso, previa regolarizzazione, alla mano d’opera extracomunitaria rimasta sul campo, diventa perciò importantissima per la ripresa dell’economia nel settore agroalimentare, vitale per la Puglia e per il Brindisino (dove lo scorso anno era l’unico, tra l’altro, con trend positivo).

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