Qualità dell'aria: Torchiarolo resta un caso, Cisternino sfora per l'ozono

Il report di Arpa Puglia per il 2017 e la situazione dei principali inquinanti rilevata dalle 53 stazioni regionali

la centralina Arpa di via Don Minzoni a Torchiarolo. Sotto, la rete delle stazioni Arpa in Puglia e quella di Cisternino

Si chiama ozono il principale nemico della qualità dell’aria in Puglia. Lo conferma la relazione dell’Arpa regionale per il 2017, sulla base dei dati validati delle 53 stazioni di rilevamento, 12 delle quali private, che compongono la rete di monitoraggio della nostra agenzia preposta alla vigilanza ambientale. Il resto degli inquinanti è quantificabile come inferiore ai tetti stabiliti, tranne alcuni casi isolati.

Permane il caso Torchiarolo per polveri sottili e benzo(a)pirene, molte volte indagato e oggetto sia di campagne straordinarie di rilevamento da parte di Arpa, che di provvedimenti mirati della stessa  Regione Puglia che ha finanziato in via sperimentale l’installazione di filtri ai camini domestici. Per alcuni inquinanti, anche alcune centraline di Brindisi hanno rilevato picchi significativi, mentre è Cisternino al secondo posto in Puglia per i superamenti del limite delle concentrazioni di ozono.

Le stazioni di monitoraggio della qualità dell'aria di Arpa Puglia-2

PM10 - Riguardo le polveri sottili PM10, la concentrazione annuale più elevata (32 mg per metro cubo di aria) è stata registrata a Torchiarolo-Don Minzoni, la più bassa (13 mg/m3) nel sito di Candela – Ex Scuola. Il valore medio registrato sul territorio regionale è stato di 22 mg/m3. La media annuale accettabile ai fini della salute umana è di 40 mg, mentre il limite di superamento giornaliero è di 50 mg, con un tetto massimo di 35 superamenti anno.

Come negli anni precedenti, questa soglia è stata superata solo nel sito di Torchiarolo- Don Minzoni (42 superamenti) “dove è ormai appurato il contributo predominante delle emissioni da combustione di biomassa alle concentrazioni di particolato nei mesi invernali”, si legge nel report di Arpa Puglia.

Le particelle di polveri sottili PM10 possono penetrare nell’apparato respiratorio, “generando impatti sanitari la cui gravità dipende, oltre che dalla quantità, dalla tipologia delle particelle. Il PM10 si distingue in primario, generato direttamente da una fonte emissiva (antropica o naturale), e secondario, derivante cioè da altri inquinanti presenti in atmosfera attraverso reazioni chimiche”.

PM2,5 - Il PM2.5 è un insieme di particelle solide e può avere origine naturale o antropica e come il PM10 può penetrare nell’apparato respiratorio raggiungendone il tratto inferiore (trachea e polmoni). Previsto dalle norme un valore limite annuale di 25 mg/m3 e un valore limite da fissarsi (tenuto conto del valore indicativo di 20 mg/m3 a partire dal 2020).

Nel 2017 il limite di 25 mg/m3 non è stato superato in nessun sito. Il valore più elevato (23 mg/m3) è stato registrato nel sito di Torchiarolo-Don Minzoni, il più basso a Taranto Paolo VI (9 mg/m3). La media regionale è stata di 14 mg/m3.

Ossido di azoto - Gli ossidi di azoto, indicati con il simbolo NOx si formano soprattutto nei processi di combustione ad alta temperatura e rappresentano un sottoprodotto dei processi industriali e degli scarichi dei motori a combustione interna. I limiti previsti dal D. Lgs. 155/10 per l’NO2 sono la media oraria di 200 mg/m3 da non superare più di 18 volte nel corso dell’anno e la media annua di 40 mg/m3.

Nel 2017 il limite annuale di concentrazione è stato superato nella stazione da traffico Bari-Cavour (43 mg per metro cubo di aria). Si tratta di un sito prossimo ad un incrocio stradale interessato da alti volumi di traffico e in cui si sono verificati superamenti anche nel 2015 e nel 2016. Le concentrazioni registrate nelle stazioni di fondo risultano decisamente inferiori. A Brindisi i valori più alti, ma inferiori tutti al limite annuale, sono stati registrati ai Cappuccini (27) in via Taranto (25) e al Terminal Passeggeri (24).

La centralina di Arpa Puglia di via Benedetto Croce, a Cisternino-2

Ozono - L’ozono è un inquinante secondario che si forma in atmosfera attraverso reazioni fotochimiche tra altre sostanze (tra cui gli ossidi di azoto e i composti organici volatili). Dal momento che il processo di formazione dell’ozono è catalizzato dalla radiazione solare, le concentrazioni più elevate si registrano nelle aree soggette a forte irraggiamento e nei mesi più caldi dell’anno. Il D. Lgs. 155/10 fissa un valore bersaglio per la protezione della salute umana pari a 120 mg per metro cubo di aria, sulla media mobile delle 8 ore, da non superare più di 25 volte l’anno.

Questo valore bersaglio per la protezione della salute umana è stato superato in tutte le province pugliesi, con il numero più alto di superamenti (167) registrato a San Severo. Ma al secondo posto in Puglia per superamenti del limite massimo della media mobile di 8 ore c’è Cisternino, con 165 sforamenti del tetto. Brindisi Casale ha toccato sempre nel 2017 il tetto di 153 superamenti della media mobile. Alla centralina del Terminal Passeggeri sono stati registrati invece129 sforamenti.

Benzene - Il benzene è un idrocarburo aromatico che, a temperatura ambiente, si presenta come un liquido incolore, dall’odore dolciastro. È una sostanza dall’accertato potere cancerogeno. Il D. Lgs 155/2010 fissa un valore limite di concentrazione annuo di 5 mg/m3. Nel 2017, come negli anni precedenti, questo limite non è stato superato in nessun sito. Il valore più elevato è stato registrato Monopoli - via Aldo Moro con 1,7 mg per metro cubo di aria. La media delle concentrazioni è stata di 0.8mg/m3. Il valore più alto nel Brindisino è stato registrato a Torchiarolo con 1,4 mg per metro cubo di aria.

Monossido di carbonio - Il monossido di carbonio è una sostanza gassosa che si forma per combustione incompleta di materiale organico, ad esempio nei motori degli autoveicoli e nei processi industriali. Il monossido di carbonio può risultare letale per la sua capacità di formare complessi con l’emoglobina pià stabili di quelli formati da quest’ultima con l’ossigeno impedendo il trasporto nel sangue. La norma fissa un valore limite di 8 mg/m3 calcolato come massimo sulla media mobile delle 8 ore.

Nel 2017 il limite di concentrazione di 8 mg/m3 per il CO non è stato superato in nessuno dei siti di monitoraggio pugliesi. Tuttavia nel sito Brindisi - Terminal passeggeri è stato sfiorato, con una concentrazione massima di 7.38 mg/m3. Una concentrazione elevata è stata registrata anche a Lecce, nel sito di Piazza Libertini caratterizzato da alto volume di traffico autoveicolare.

Benzo(a)pirene - Il benzo(a)pirene, classificato come cancerogeno per l’uomo (classe 1) dall’Agenzia per la Ricerca sul Cancro (IARC) è il marker della famiglia di inquinanti noti come idrocarburi policiclici aromatici (IPA). Questa classe di composti è generata dalla combustione incompleta di sostanze organiche durante processi industriali e civili ed è tra i microinquinanti organici più diffusi nell’ambiente. Le principali sorgenti degli IPA sono i processi industriali (trasformazione di combustibili fossili, processi siderurgici, processi di incenerimento, produzione di energia elettrica, ecc.), il traffico autoveicolare e navale, i sistemi di riscaldamento domestico.

La normativa prevede la determinazione del b enzo(a)pirene contenuto nel PM10 e fissa un valore obiettivo di 1 ng/m3, da calcolare su base annua. Nel 2017 gli IPA sono stati monitorati in 12 siti distribuiti sul territorio regionale. In nessuno dei siti monitorati è stato superato il valore obiettivo annuo. Ma la concentrazione più elevata (0.9 ng/m3)è stata raggiunta nel comune di Torchiarolo, dove nei mesi invernali si registrano valori mensili superiori al valore obiettivo. La coincidenza degli elevati valori di benzo(a)pirene con l’innalzamento dei libelli di PM10 nei mesi invernali conferma la presenza di una sorgente emissiva locale identificabile con la combustione domestica di biomasse.

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