Protesta dalla marine di Carovigno: "La Tasi la pagheremo al prefetto"

Rabbia a Pantanagianni, invasa dalle erbacce dove si sta formando un comitato. A Specchiolla arredo urbano in degrado, buche e parcheggi a pagamento

CAROVIGNO – L’amministrazione comunale del sindaco Massimiliano Lanzillotti è alle prese con un grave buco di bilancio, e con le trame che puntano al rovesciamento della sua maggioranza di centrosinistra. Nulla di nuovo sotto il sole di Carovigno, dove le sorti della politica sono costantemente condizionate da interessi di altra natura. Ma proprio in questi frangenti Lanzillotti deve anche fare i conti con la cruda realtà delle condizioni di degrado in cui versano due delle tre marine della costa di sua competenza. E se il turismo non è solo corsa a costruire sempre di più, non è solo pizzerie, fritture di pesce, albergatori e ristoratori spesso improvvisati, una svolta comunque dovrà esserci, perché altro non resta a Carovigno che vantare le sue Bandiere Blu e la appartenenza al comprensorio degli ulivi secolari cui Legambiente ha riassegnato le Cinque Vele.

Monta la protesta dei residenti

Si tratta però di riconoscimenti che ben poco, si è visto, hanno a che vedere con le realtà specifiche della costa. E soprattutto con la percezione dei problemi da parte della gente che vi trascorre le vacanze, e di chi vi ha investito acquistando ad esempio abitazioni. Da Specchiolla a Pantanagianni, le marine dove la grande maggioranza dei residenti estivi non sono cittadini di Carovigno, ma solo contribuenti, la protesta è forte. Nel primo caso, su iniziativa del sindaco di San Vito dei Normanni, Domenico Conte, si è svolto alcune settimane fa un incontro con Lanzillotti e altri amministratori, in cui il primo cittadino di Carovigno si è impegnato a garantire in tempi brevi interventi di manutenzione. Nel secondo caso, Pantanagianni, la questione è, dal punto di vista della consistenza della protesta, molto più grave.

degrado pantanagianni 2019 (12)-2

La rabbia a Pantanagianni. “Verseremo la Tasi al prefetto”

E oggi, 19 giugno 2019, dal punto di vista climatico ormai stagione estiva piena, siamo andati a controllare la situazione, limitandoci alle condizioni della viabilità pedonale, oltre che veicolare, della manutenzione del verde e dell’arredo urbano lungo la strada principale di ciascuna di queste marine. La documentazione fotografica parla chiaro: abbandono totale. A Pantanagianni sono assolutamente stanchi di scrivere al Comune, di chiedere interventi e di vedere nel frattempo, col trascorrere degli anni, i marciapiedi scomparire sotto cumuli di oleandri, rovi ed erbe infestanti. Si deve necessariamente camminare sulla strada, anche con i passeggini dei figli più piccoli. Il degrado la fa da padrone. Da anni alcuni pali della pubblica illuminazione sono privi dei fari, mai sostituiti.

“E anche il servizio di raccolta rifiuti non è affatto puntuale”, dicono alcuni residenti di altre città della Puglia, che ora hanno deciso di costituirsi in comitato. “Siamo stanchi di scontrarci con il muro di indifferenza di una politica che definire primitiva è anche poco. L’incuranza nei confronti della richiesta di servizi minimi che abbiamo riscontrato negli anni è davvero incredibile. Basta fare pochi chilometri, e sulla costa di Ostuni sembra di trovarsi su un altro pianeta. Siamo costantemente preoccupati per i nostri figli quando vanno in bici a Santa Sabina, lungo una strada buia. L’asfalto è pieno di buche. Perché dovremmo dare i nostri soldi al Comune di Carovigno?”.

Circola l’idea di attuare una forma di protesta civile clamorosa: consegnare le somme dovute per la Tasi non al Comune, ma al prefetto, al quale presto sarà inviata una nota con i problemi che vive la comunità di Pantanagianni. “Non investirei mai i miei soldi in questo territorio”, dice una delle persone che ci hanno chiesto di segnalare tale stato di disagio. “E come me tanti altri. Non credo che ciò sia positivo per un comune che si definisce turistico e vanta Bandiere Blu e Cinque Vele. Ma chi assegna questi premi venisse a vedere come stanno davvero le cose”. Le buche sulla sede stradale sono davvero profonde, un paio quanto il palmo della nostra mano. Se ci finisse dentro, di sera magari, la ruota di una moto, di uno scooter o di una bici sarebbero guai seri. Chi sarebbe chiamato a pagare i danni? La risposta è ovvia.

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Specchiolla, tra erbacce, buche, muretti e marciapiedi cadenti

Degli impegni presi con gli altri sindaci non ne è stato ancora concretizzato alcuno. Anche l’arrivo e l’uscita da Specchiolla è salutato da una sequenza di buche mai riparate, che ogni anno diventano più profonde e larghe. I muri a secco frutto di un intervento di arredo urbano di alcuni anni fa continuano a cedere. Le radici dei pini spaccano i marciapiedi. La cultura dei rapporti a tarallucci e vino (qualche sagra e spettacolo estivo) non copre queste immagini di incuria. Specchiolla sta diventando sempre più un posto emarginato e marginale, privo di attrattive, privo di tratti liberi di costa adatta agli anziani e ai bambini (tutte le spiagge sono state concesse a operatori balneari o gestori di strutture turistiche, salvo brevi e accidentati tratti). Altra peculiarità, non ci sono aree di sosta free: è tutto a pagamento, e tutti questi parcheggi privati sono già in funzione, si spera debitamente autorizzati.

Tutte le aree demaniali, da quella attorno al porticciolo, a quelle che si trovano sul lungomare, sono preda di erbe infestanti. Anche a Specchiolla i proprietari di abitazioni, nella quasi totalità cittadini di altri centri, versano la Tasi al Comune di Carovigno, per ricevere in cambio ciò che è sotto gli occhi di tutti. Spesso, di fronte a tali rimostranze e denunce, alcuni amministratori locali hanno accusato chi protesta o i giornalisti di mettere in cattiva luce il territorio di Carovigno. In realtà, se questa fosse l’intenzione, e non lo è affatto, non ce ne sarebbe neppure bisogno: basta farsi un giro oltre Santa Sabina. E qui non ci sono alibi per nessuno. Ha ragione il sindaco Lanzillotti, quando dice che questi non sono tempi in cui dedicarsi a sgambetti, cambi di casacca e piccoli colpi di mano nelle stanze del municipio. Ma non si può che ripartire affrontando le questioni sollevate dai cittadini. Altrimenti la decadenza turistica non sarà più recuperabile.

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