Sulle tracce di "Into the wild": un brindisino soccorso in Alaska

Faceva parte di una spedizione di cinque viaggiatori italiani che volevano ripercorrere la strada per il "magic bus" di Christopher McCandless: una storia raccontata in un celebre film

Volevano ripercorrere le orme di Christopher McCandless. Fortunatamente la loro avventura ha avuto un esito diverso rispetto alla drammatica vicenda del viaggiatore americano che nel 1992 morì nel gelo dell’Alaska, ispirando la trama del film “Into the wild”. C’era anche un ragazzo di Brindisi nel gruppo di cinque escursionisti italiani che sono stati soccorsi dalle autorità locali lungo la strada per il “magic bus” in cui McCandless cercò riparo da un freddo atroce, perdendo la battaglia per la sopravvivenza. Oltre al brindisino, residente da anni a Milano, facevano parte della spedizione anche due ragazzi di Roma, di cui uno residente a Frascati, un altro pugliese e un giovane di Fano. 

Uno dei cinque aveva dei seri problemi di congelamento ai piedi, da qui la decisione del gruppo di allertare i soccorsi via satellite. I soccorritori, intervenuti in motoslitta, li hanno trovati a circa 13 km dall’inizio del sentiero. I cinque, a quanto scrive Nbc, avevano già visitato il "magic bus" ed erano dunque di ritorno. Secondo la polizia l’italiano ferito è stato trasportato a Fairbanks per essere curato. 
Il bus si trova nel parco nazionale di Denali ed è ormai da anni meta di pellegrinaggio di tanti turisti in cerca di avventura tra le lande sconfinate dell’Alaska. Un viaggio mistico (o ritenuto tale) che però può diventare pericoloso se non si è escursionisti esperti ed adeguatamente equipaggiati. Lo Stampede Trail ha già fatto diverse vittime tanto che anni fa le autorità locali avevano pensato di rendere il percorso più agevole per cercare di diminuire gli incidenti mortali.

L'intervista a RomaToday: "Non ci siamo mai sentiti in pericolo di vita"

L'autobus 142 divenne famoso dopo l’articolo pubblicato da Jon Krakauer sulla rivista 'Outside' intitolato "La morte di un innocente" che raccontava la storia di Christopher McCandless, un giovane americano che dopo la laurea donò i beneficenza tutti i suoi soldi (24mila dollari) e iniziò un lungo viaggio verso nord, trascorrendo gli ultimi 4 mesi della sua vita tra i boschi dell’Alaska. Quell’autobus divenne il suo rifugio, ma riuscì a sopravvivere solo pochi mesi. Dopo il film del 2007 girato da Sean Penn ("Into the Wild - Nelle terre selvagge"), le vicende di McCandless sono diventate celebri anche fuori dagli Stati Uniti e ciò ha contribuito a creare il mito del bus 142.

La redazione di RomaToday è riuscita a contattare telefonicamente Matteo, uno dei ragazzi. "Era un gelone e gli impediva di camminare – ha raccontato il viaggiatore - Nessuno di noi è un medico così per non rischiare complicazioni abbiamo deciso di chiamare i soccorsi". Oltre alle due slitte con provviste, acqua e tenda i viaggiatori italiani in Alaska avevano con loro anche due Gps da utilizzare in caso di necessità. Da li l'Sos lanciato e raccolto."Eravamo convinti che avrebbero portato via solo il nostro compagno in difficoltà invece hanno trasportato anche noi". Avventura finita per tutti.  Il magic bus di McCandless di Into the Wild già visto e alle spalle, un po' di spavento ma un'esperienza che i giovani italiani in Alaska definiscono comunque "straordinaria". 

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