Mesagne, rinvenute tombe medievali: forse il cimitero di una chiesa

“Si legge la stratigrafia della realizzazione della città messapica”, ha commentato la Soprintendente Maria Piccarreta

MESAGNE- C’era una giovane donna supina sul fianco destro con sopra un bambino, due uomini che avevano tra le mani delle monete e una donna che indossava orecchini: sono cinque le tombe del Basso Medioevo che hanno visto la luce dopo più di mille anni nel centro storico, e che restituiscono alla città di Mesagne le antiche vestigia del suo passato.

“Questo è un ritrovamento dei tanti che hanno interessato la città di Mesagne durante lavori", ha commentato la soprintendente Maria Piccarreta, nella conferenza stampa convocata nella mattinata di oggi, 30 gennaio, in Piazzetta Sant’Anna dei Greci in collaborazione con l’Amministrazione comunale. "L’aspetto più interessante è la lettura della stratigrafia risalente al Basso Medioevo che aiuta a capire com’è stato costruito il centro storico di Mesagne”.

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Dunque, grazie a scavi occasionali come i lavori di posa in opera della nuova rete fognaria che l’Acquedotto Pugliese sta realizzando nel centro storico della città, il sottosuolo, questa volta, fornisce una precisa articolazione del tessuto urbano aggiungendo un tassello importante alla storia. “Ora dobbiamo studiare, vivisezionare e analizzare tutto ciò che è stato rinvenuto, dalle tombe ai reperti in bronzo, in argento e le monete, per giustificare lo spostamento delle utenze che non devono interferire con i ritrovamenti”.

Chi ha dovuto bloccare i lavori di scavo della ditta esecutrice Spinosa, molto disponibile e paziente, è stata l’archeologa Adele Barbieri dello Studio consulenza archeologica di Ugento che nell’ambito dei lavori in esecuzione in Piazzetta Sant’Anna dei Greci si è trovata davanti a tombe a fossa terragna e a cassa in muratura.

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“Il piccolo saggio stratigrafico all’esito delle indagini, ha permesso di individuare anche una metà della struttura interessata dai precedenti sottoservizi di acqua, fogna e gas perché in  passato non c’era l’archeologia preventiva che tutelava i rinvenimenti", spiega l’archeologa Annalisa Biffino, della direzione scientifica scavi.

“Abbiamo trovato cinque tombe a fossa terragna e a cassa in muratura che attestano l’esistenza di un sepolcreto urbano, alcune delle quali adiacenti a un tratto di muratura - prosegue -. Possiamo datare queste tombe a una fase basso medievale, ma per essere precisi dobbiamo approfondire l’analisi dei materiali: si tratta comunque di un periodo tra il tredicesimo e quindicesimo secolo”.

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Probabilmente, l’idea della presenza delle tombe adiacenti al muro può suggestionare il collegamento del sepolcreto al cimitero dell’antica chiesa di Sant’Anna dei Greci, di fondazione bizantina, da cui la Piazza prende il nome, e demolita nel 1839: una pianta del Mannarino risalente al 1595 illustra che, adiacente all’edificio, vi era proprio un cimitero.

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“Tuttavia – prosegue Annalisa Biffino - dobbiamo verificare per avere la certezza, ma il rinvenimento conferma quanto conoscevamo dalle fonti scritte in archivio”. “Tra questa tomba a cassa e il muro c’era una fossa terragna abbastanza suggestiva che conteneva due deposizioni - descrive l’archeologa-, uno scheletro di giovinetta, quindi una donna, ora in studio, reclinata sul fianco destro con sovrapposto un bambino. Anche se non possiamo dire che siano madre e figlio”.

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“Le tombe a cassa, in particolare, contenevano due inumati, associati alle monete non leggibili. Ma probabilmente sono individui di sesso maschile. E coperta in lastrone, c’era una tomba a colatoio, una tipologia che si diffonde a partire dalla fine del Trecento, diffusissima nelle chiese del Quattrocento e Cinquecento", spiega ancora l'archeologa.

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Le tombe a colatoio venivano impiegate per un gruppo familiare: hanno un piano di deposizione forato, e sul piano superiore della tomba rinvenuta c’era un individuo adulto di sesso femminile perché aveva gli orecchini. Al di sotto, dunque, un ossario. “Nel riempimento c’erano almeno cinque individui con reperti metallici che non sono preziosi, ma interessanti perché c’è un anello da cucito, tipo un ditale senza il vertice, diffuso dal Basso Medioevo in poi", conclude l’archeologa Annalisa Biffino. Ora, non ci resta che attendere l'esito degli studi: si tratta o meno del cimitero della chiesa Sant'Anna dei Greci?

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