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"Xylella, inchiesta archiviata. E la scienza ci aveva visto giusto"

Ora bisogna recuperare, applicando scrupolosamente le misure di contenimento mentre si cerca il germoplasma resistente al batterio

Il cammino della ricerca scientifica raramente segue percorsi scontati, più spesso accidentati, segnati da battute d’arresto e da falsi traguardi, prima di giungere a risultati certi e definitivi. Il travagliato e sofferto percorso, in grado di contrastare e debellare ogni singola malattia che ha colpito il genere umano, è narrato dalla storia del progresso scientifico. In passato, per le scarse conoscenze disponibili, peraltro, appannaggio di pochi e meritevoli sperimentatori che agivano tra mille difficoltà, l’umanità ha convissuto per secoli con le epidemie, che periodicamente decimavano le popolazioni: così è stato, ad esempio, con la peste, con il colera, con il tifo e con tante altre malattie, ancor prima che la ricerca scientifica, dopo innumerevoli tentativi, fosse riuscita a trovare gli antidoti per sconfiggerle.

Nella secolare ed estenuante vigilia, che ha preceduto le conquiste scientifiche, si organizzavano processioni religiose, con esposizione delle reliquie di santi, si invocavano protezioni divine per non essere travolti dalle calamità e, in base a collaudate esperienze, spuntavano qua e là fattucchiere e ciarlatani, che, venendo incontro alle pressanti domande di popolazioni spaventate e terrorizzate, offrivano e  vendevano pozioni magiche per tenere lontani quei morbi crudeli. Senza allontanarci troppo nel tempo, basti pensare alle recenti false terapie della cura Di Bella, Stamina, ecc. che hanno illuso per anni ignari pazienti oncologici.

Ho ritenuto utile tale premessa per dimostrare che lo spiacevole rituale sopra descritto si è puntualmente ripetuto in occasione della comparsa nel Basso Salento di una nuova grave fitopatia che sta annientando il patrimonio olivicolo esistente.  Certamente, prima ed anche dopo la scoperta delle cause della malattia, di fronte al progressivo diffondersi  del male, non si sono allestite processioni di santi nei territori interessati, anche se vi è stato qualche tentativo in tal senso, ma in mancanza di rimedi adeguati, in molti si sono sentiti autorizzati a dire la loro, a dare consigli e puntualmente sono apparsi, come da tradizione, stregoni, esorcisti,  negazionisti e dietrologi, teorici di trame ordite da terzi a danno delle zone colpite. 

Pochi hanno pensato che, trattandosi di una malattia sconosciuta, fosse comprensibile l’iniziale insicurezza scientifica, il dubbio sulla vera causa del problema e sulla potenzialità del contagio, nonché la discutibile diagnosi da parte degli addetti ai lavori. Quello che conta, tuttavia, è che dal 2013, cioè ben sei anni fa, gli istituti di ricerca baresi hanno scoperto la causa, della quale va dato loro ampio merito, che il disseccamento rapido degli ulivi, nel Salento, era provocato dall’azione di un batterio da quarantena, importato dall’America, Xylella fastidiosa, sottospecie Pauca, diffuso da un insetto vettore, la ‘cicalina sputacchina’.

A seguito di tale importante scoperta, accreditata da esperti di chiara fama dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), la massima autorità europea in materia, è stato predisposto un piano di interventi, diretto da un commissario per l’emergenza, il generale dell’allora Corpo Forestale, Giuseppe Silletti, all’uopo nominato dal governo nazionale nel marzo 2015. Il “Piano”, con lo scopo di bloccare la fitopatia, prevedeva la demarcazione delle zone interessate dal contagio, sulla base del monitoraggio delle piante ospiti presenti sul territorio dell’intera regione e l’estirpazione delle piante infette.

Ma in seguito alla protesta prosperante dei proprietari degli ulivi da abbattere, dei comitati popolari e di personalità della società civile il commissario delegato, allo scadere del proprio mandato, ha rimesso l’attuazione delle misure per l’emergenza fitosanitaria, previste dal “Piano”, all’istituzione naturalmente preposta, il Servizio fitosanitario regionale”. Pertanto, il “Piano” commissariale non è stato portato a termine. A ritardare, ulteriormente, l’attuazione delle misure di contenimento e di eradicazione previste dalla normativa europea e nazionale, hanno influito, inoltre, il provvedimento di sequestro delle piante infette da parte della Procura di Lecce e le numerose sospensive prodotte dai ricorsi al TAR, da parte degli agricoltori raggiunti da prescrizioni di estirpazione degli ulivi infetti e di quelli circostanti a rischio. 

Per coloro che non ne fossero a conoscenza, va precisato che gli organismi di ricerca scientifica, impegnati nella lotta al batterio da quarantena, sono dotati di strutture complesse e articolate, dispongono di strumenti di indagine d’avanguardia e godono di una rete di contatti e collaborazioni con analoghi istituti esteri di indubbio prestigio. Nelle condizioni di emotività suscitate in ampi settori di opinione pubblica dai provvedimenti di eradicazione degli ulivi infetti, i dubbi più volte avanzati dalla Procura di Lecce circa i legami della Xylella con il disseccamento degli ulivi hanno finito per dar man forte involontariamente ai contestatori delle decisioni assunte dagli organi tecnici ed ai negazionisti ostinati dei risultati della ricerca.

In tale situazione, la magistratura inquirente dapprima ha disposto l’iscrizione nel registro degli indagati del fior fiore dell’ “intellighenzia” tecnico-scientifica regionale, la stessa che già nel 2013 aveva accertato le cause del disseccamento rapido degli ulivi, e successivamente ha archiviato l’indagine aperta, muovendo alle dieci persone indagate l’accusa di “irregolarità, pressapochismo, negligenza” nella gestione della vicenda, come risulta nel dispositivo di archiviazione dell’inchiesta emesso qualche giorno fa, dopo quattro anni di indagini. Di colpe ben più gravi, invece, si sono resi responsabili coloro che, contribuendo, imprudentemente, a ritardare l’abbattimento delle piante infette e l’attuazione del piano degli interventi, hanno favorito oltre misura la diffusione del contagio nei territori interessati. 

Infatti, come ampiamente dimostrato, la lotta al pericoloso batterio, che infetta parecchie specie vegetali, rendendo difficile l’azione di contrasto,  si attua su diversi piani: innanzitutto monitorando le piante ospiti presenti sul territorio; eliminando le fonti di contagio, rappresentate dalle piante accertate infette, che andrebbero distrutte con rapidità; nello stesso tempo tenendo sotto stretta osservazione gli insetti vettori in grado di trasferire il batterio da una pianta infetta ad un’altra sana; controllando, tali vettori, con adeguati mezzi di lotta, in base alla fenologia delle piante ed allo stato biologico del vettore, nei tempi di intervento stabiliti dalle misure emanate dal Servizio fitosanitario.

Tali azioni, prescritte e attuate nelle zone appositamente delimitate, a confine con le zone indenni (area di contenimento ed area cuscinetto), consentirebbero di elevare consistenti barriere in grado di rendere più difficile la diffusione del contagio in nuovi territori.  Del tempo prezioso, così guadagnato, si avvantaggerebbe la ricerca scientifica, già ampiamente avviata e rivolta a trovare rimedi validi, a livello di germoplasma presenti sul territorio, con la possibilità di introdurre nuove varietà di ulivo resistenti alla batteriosi. La ricerca di germoplasma resistente permetterebbe di salvare, con la tecnica dell’innesto, su piante di varietà sensibili, l’immenso patrimonio olivicolo della Puglia, che, oltre ad una ricchezza economica di primaria importanza, rappresenta l’immagine peculiare e suggestiva dell’intera regione, racchiudendo in sé la storia e la cultura della gente di Puglia.

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