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Bambini Dop: come riconoscere il disturbo e intervenire

Il disturbo oppositivo provocatorio (Dop) si manifesta nei bambini con comportamento orientato alla vendetta e umore collerico. In genere il piccolo litiga sfidando adulti e coetanei

Il disturbo oppositivo provocatorio (Dop) si manifesta nei bambini con comportamento orientato alla vendetta e umore collerico. In genere il piccolo litiga sfidando adulti e coetanei, rifiutandosi di rispettare le richieste e le regole, ridendo se sgridato, accusando gli altri dei proprio errori. Tra le ipotesi eziologiche si pensa al fattore temperamentale, con un’elevata reattività emozionale, una scarsa tolleranza alla frustrazione o tratti di iperattività; ma ci sono, anche, teorie che fanno derivare l’origine del Dop nell’ambiente, come pratiche educative troppo rigide e incoerenti, instabilità familiare o esposizione a cambiamenti particolarmente stressanti.

Sembra che anche trascuratezza o abusi, dinamiche aggressive incentivino il bambino all’apprendimento di modelli comunicativi violenti che ripropone con i pari. I bambini con disturbo oppositivo provocatorio sono maggiormente esposti al rischio da adulti di sviluppare problemi nel controllo degli impulsi, abuso di sostanze, ansia e depressione. Tale rischio rende fondamentale intervenire, a seguito della diagnosi, con un trattamento precoce e specifico. Occorre fornire, accanto ad una terapia farmacologica, strategie educative che i genitori devono mettere in atto, favorire l’instaurarsi di una disciplina autorevole; diminuire l’uso di punizioni dure o che si focalizzano sui comportamenti negativi.

Lo scopo del trattamento è quello di rinforzare premiando tutti i comportamenti, o anche solo l’avvicinarsi ad essi, adeguati e funzionali, riducendo quelli meno opportuni. È importante per attuare ciò costruire una relazione genitore-figlio basata su strategie positive di attenzione in cui il bambino possa sentirsi al sicuro e calmo. Premiare l’agito contestuale accrescere l’autostima del bambino e le sue competenze nel gioco, nonché più sicurezza nella relazione con l’adulto e con i coetanei. Un parent training in questo senso è necessario anche per conoscere cos’è il Dop, cosa comporta e come agire, scollandosi da sensi di colpa.

I genitori possono imparare a come parafrasare e verbalizzare il linguaggio del bambino, così che esso riesca ad esprimere le sue emozioni attraverso le parole e non con azioni distruttive. Al fine di non focalizzare troppo l’attenzione sui comportamenti negativi viene consigliato di evitare comandi eccessivamente fermi, domande o critiche che possano essere vissute come troppo intrusive. Un intervento psicoeducativo sul minore può orientarsi al potenziamento delle competenze sociali (social skills training), come iniziare una conversazione, presentare se stessi, fare una complimento, chiedere aiuto, scusarsi, dare istruzioni.

Inoltre vengono impartite le abilità per la gestione delle emozioni (affrontare la rabbia di qualcuno, esprimere affetto, gestire la paura). Saranno potenziate le capacità di problem solving, alternative alla aggressività e di gestione della rabbia (rispondere alle prese in giro, negoziare, aiutare gli altri). Spesso il bambino - ragazzo con Dop passa a scuola per il maleducato, il bullo, lo sfidante che merita solo punizioni e note, rimproveri davanti al contesto classe: errato. Non si tratta come abbiamo visto solo di fattori genetici, così come non deriva solo da stimoli ambientali. Ma sfidando chi provoca, produce altra rabbia e rafforza i comportamenti a noi indesiderati.

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Occorre invece riuscire a fornirsi di una chiara diagnosi, conoscendo a fondo il problema, e farsi aiutare da professionisti nel settore, in una collaborazione necessaria quanto utilissima tra famiglia, scuola, struttura di riferimento, eventuali centri di ritrovo. Non etichettiamo a priori ciò che non conosciamo, la via da seguire è percorribile e può trovare successo, forse con fatica, ma con meno rabbia anche da parte dell’adulto. (rita.verardi@libero.it)

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