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Il razzismo è un virus e certa politica è il suo profeta

Gli episodi di Brindisi non possono essere esorcizzati. La marea nera sui social va attentamente monitorata

I bastoni abbandonati dagli aggressori in via Cappuccini

Erano ancora lì ieri mattina, sul lastricato del luogo della seconda aggressione, i bastoni utilizzati dal commando di sconosciuti che a Brindisi ha firmato il raid contro migranti isolati, nella serata di venerdì 19 ottobre, che ha fatto due feriti. Ce li ha mostrati una delle vittime accompagnandoci in quella stradina del rione Cappuccini. Certo, non c’era però un biglietto,  un messaggio con la firma degli autori del pestaggio, né gli sconosciuti hanno perso sul posto la tessera del Klu Klux Klan.

Ma non si può mettere in dubbio quale sia lo sfondo di questa violenza, se non l’odio razziale, che anche a Brindisi dilaga sui social network (Facebook in particolare), sapientemente guidato da soggetti di estrema destra e da latori di notizie false o manipolate ad arte. Un superlavoro di eliminazione, interdizione, ammonimento per chi deve moderare le pagine Facebook, come nel nostro caso, visto che lo stesso social è ben lontano dalla capacità di filtrare direttamente questo flusso.

Noi siamo costantemente affacciati sull’orlo di questo pozzo, e pensiamo lo faccia anche chi deve aggiornare le mappe dell’intolleranza, dell’estremismo che non sempre è solo parolaio (come dimostrano i fatti recenti), della violenza nel nostro territorio.

L’odio razziale non viene qualificato dalle etichette, ma dai comportamenti e delle sub-culture che lievitano in innumerevoli chat, dove si aggiunge spesso anche all’incitamento alla soluzione finale: uccideteli, ammazzateli, sparategli. Il fatto che gli autori di questi post possano comportarsi da  perfetti imbecilli e non siano dei piccoli Goebbels non disinnesca la loro pericolosità. Il fatto che non abbiano in biblioteca – ammesso che ne abbiano una - pubblicazioni di teorie razziali estreme non li qualifica come soggetti innocui.

Se negli ambienti investigativi brindisini si dice che forse le aggressioni ai migranti sono collegabili alla ancora misteriosa azione a sfondo sessuale ad una quindicenne, che ha riferito di essere stata circondata e palpeggiata da tre individui a volto coperto, e possano essere il risultato delle incitazioni ( sempre sui social) alla vendetta sommaria, ciò conferma e non smentisce che esiste un clima di odio razziale.

Bisogna essere chiari su questo punto: appare evidente come l’ondata di sub-cultura razzista e fascista coincida spesso con chi anima sempre sui social il linciaggio contro le forze dell’ordine, la magistratura, le istituzioni locali quando a finire sotto accusa sono elementi del  loro stesso giro. E’ una mutazione pericolosa che non deve solo fornire materiale di studio agli psicologi, ma proprio alle forze di polizia e alla politica (ovviamente non a quella che va a chiedere voti o cerca appoggi in questi ambienti).

Ancora, al momento in cui scriviamo, non si è registrata una presa di posizione dell’amministrazione comunale di sinistra, che ci auguriamo giunga presto. C’è stato invece l’appello del prefetto alla moderazione, alla collaborazione dei cittadini con le forze dell’ordine per giungere a capo delle responsabilità in tutte le vicende che hanno segnato la città negli ultimi giorni, dalla ancora oscura aggressione denunciata dalla quindicenne, al ferimento dei due migranti.

Chiudere questi casi è importante proprio per bloccare una deriva che potrebbe diventare pericolosa e rendere giustizia ai tantissimi cittadini indignati da quanto accade. Quindi serve anche la collaborazione di chi ha visto e di chi sa qualcosa. E i giornali devono essere liberi di fare le proprie inchieste senza essere accusati di esasperare l’accaduto. Il razzismo non si può esorcizzare e non ha un tempio dove andare a stanarlo: è un virus. Bisogna convincersene.

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