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La Brindisi dell'accoglienza tra petizioni motivate e propaganda politica

Qualche considerazione sulla questione dei minori stranieri e della ex delegazione comunale del quartiere Casale

Forse molti non lo sanno, ma Brindisi ospita già altri centri di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, uno dei quali si trova al quartiere Perrino, nello stesso immobile del Punto Luce che Save the Children ha dedicato ai bambini e agli adolescenti di quella parte urbanisticamente certo non felice del città. L’accoglienza, cura e attenzione particolari per i minori stranieri è contemplata in varie convenzioni e direttive delle Nazioni Unite sui diritti umani, ed è affidata in Italia alla tutela della magistratura competente, che dispone, autorizza, verifica, interviene.

Dal Perrino non sono giunti sin qui segnali di aumento dei reati, di aggressioni, di furti legati a questa presenza che, va sottolineato, rientra nell’ambito delle operazioni umanitarie. La sindrome dell’invasione, costruita ad arte sui social network da alcune forze politiche ma inesistente nei fatti dato che il numero degli sbarchi è drasticamente calato prima ancora dell’insediamento del cosiddetto governo gialloverde (mentre è aumentato invece il numero delle persone annegate, soprattutto bambini e donne) è il fattore che spinge molti cittadini italiani a schierarsi contro la presenza di Sprar o strutture di accoglienza nei propri comuni o nei propri quartieri, anche se si tratta, come nel caso insorto nel quartiere Casale, di una ventina di minorenni africani o mediorientali.

Va accolta, come in qualche caso, la spiegazione che il no al centro per migranti minorenni al Casale e relativa petizione, non sono invece motivati da spirito contrario all’accoglienza, bensì dalla necessità di destinare l’ex sede della delegazione comunale ai servizi al cittadino, come quelli forniti in passato, o a scopi sociali ma sempre per gli abitanti del quartiere. Ricordando che il Comune di Brindisi ha aderito ad un programma nazionale lanciato dal Ministero degli Interni.

C’è una differenza dunque, tra i vari no, tra quelli che sono stati così motivati e quelli che provengono dal partito di Salvini, che come è noto alimenta e cavalca – sino a quando sarà possibile -  la tigre della fobia dell’immigrato, mentre promuove la separazione delle regioni ricche del Nord da quelle del Sud, sfratta gli abusivi dagli immobili pubblici (chissà quanti sono gli italiani indigenti finiti in questo tritacarne, che magari hanno votato anche per il viceministro, nel marzo scorso), e impazza da Venezia alla Sicilia ma ben poco dalle parti del suo ufficio.

Si può obiettare che chi è motivato dalla necessità di dare una diversa destinazione alla ex delegazione comunale avrebbe potuto decidersi a farla anche prima, questa benedetta petizione, se c’è tanta urgenza di servizi al Casale. Ma non solo: noi raccogliamo quasi giornalmente da anni messaggi di disagio, azioni di volontariato dei cittadini, denunce dello scempio del parco giochi, senza contare fatti di cronaca come le irruzioni nel palasport del quartiere e altro ancora. Ugualmente, perciò, i promotori hanno pieno diritto all’ascolto e all’attenzione dell’amministrazione civica.

Cosa ne potrebbe scaturire, da tale confronto, non lo sappiamo. Ma bisogna andarci, da entrambe le parti, senza veti precostituiti. Né contro i minorenni stranieri non accompagnati, né contro le richieste di maggiori servizi per il quartiere. Su questo giornale online abbiamo avuto in passato modo di criticare la frettolosa storiografia che aveva quasi cancellato Brindisi dall’emergenza albanesi del 1991, malgrado in tre giorni la città – con solo le proprie risorse – avesse fatto fronte all’impatto di 27mila profughi, ospitandoli poi per mersi prima nelle scuole, poi nei camping e nelle strutture turistiche della provincia. Bari, che aveva rinchiuso le migliaia della “Vlora” nel vecchio stadio di calcio, si prese invece la medaglia al valor civile.

Non si può permettere ad una città che ha questi meriti in gran parte dimenticati e poco riconosciuti, e una lunga storia di porto-rifugio, dall’esercito serbo ai profughi istriani, di naufragare nella pochezza di un rifiuto ad accogliere un gruppo di bambini e ragazzi scampati alla traversata nel Canale di Sicilia, alcuni con una storia di fame, morte e torture alle spalle. Che razza di brindisini siamo?

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Commenti (3)

  • Solo ieri è stata pubblicata la delibera di Giunta con la quale viene dichiarata l'adesione, come atto di indirizzo consiliare, all'avviso pubblico del Ministero dell'Interno per l'accoglienza dei migranti minori non accompagnati e neo maggiorenni, sicchè qualche ulteriore e breve considerazione è possibile aggiungere intorno alla disponibilità espressa per l'uso dell'immobile dell'ex delegazione comunale a tale fine. Condivido il convincimento negativo rappresentato dalle numerose forze politiche, associazioni e cittadini che hanno contrastato con la forza della ragione la decisione comunale, aggiungendo che il vero brindisino, nonché casalino, ben conosce le ragioni dell'assurdità della decisione assunta che non ha bisogno di essere avversata da poiché risulta "in re ipsa" dalla lettura dell'atto amministrativo. Ribadisco, quindi, il mantenimento dell'idea che quell'immobile possa ritornare a svolgere le precedenti funzioni di delegazione comunale con annesso Ufficio di Polizia Municipale a favore dei numerosissimi cittadini del quartiere Casale-Materdomini-Punta Penne. Naturalmente è da superare a piè pari la mancanza dello spazio fruibile per i momenti ricreativi e per la finalità (mensa-dormitorio?) dei giovani migranti oltre alla assenza di impegno di spesa per tutte le somme da sostenere (ristrutturazione dell'immobile) in relazione alla decisione dell'organo comunale. E' appena il caso di ricordare che la città di Brindisi ha espresso e continua ad esprimere sentimenti di grande amore nei confronti degli migranti e dei diseredati specie se giovani raccolti dal mare e, pertanto, il respingimento della decisione deve essere considerato in riferimento alla sede di accoglienza. Brindisi, 04/09/2018 Franco Leoci

  • Egregio Direttore, leggere le sue considerazioni sul tema significa che lo stesso ha suscitato in Lei un particolare interesse. Non ho ben capito se è generato da puro sentimento civile o altro. resta il fatto che giudicare qualcosa o qualcuno non è un compito precipuo demandato al Direttore di un giornale perchè la pochezza di una iniziativa popolare può essere giudicata solo dal suo insuccesso. Laddove dovesse,però, incontrare il favore della maggioranza del popolo dovrà, nel bene e nel male, essere accettata, soprattutto, in una repubblica democratica come la nostra. Peraltro ed in primis, è proprio Lei a fare un distinguo di razza, facendo appello a "quella brindisina" della quale certo, oggi, non possiamo esserne fieri visto che siamo passati da campioni dell'altruistica accoglienza a campioni dell'indifferenza e della mancata indignazione di fronte a fenomeni, come quello dell'"ex Macello", dove l'incuria e l'assenza di ogni più elementare diritto, da anni sotto il naso della "razza brindisina", non indigna più nessuno! Forse perchè quelli sono maggiorenni e quindi persone di serie B? La petizione è sottoscritta da persone che, memori di cotanta incuria e della incapacità di garantire assistenza, decoro, igiene e sicurezza da parte delle Istituzioni, hanno tutto il diritto di nutrire profonde perplessità circa una sana gestione di tale iniziativa. L'accoglienza va programmata, organizzata e condivisa, soprattutto, con chi la dovrebbe alimentare. L'accoglienza non è e non deve essere una tassa locale "imposta" come tante altre. Cordiali saluti Marcello Tamburini BrindisiReport- Gentilissimo avvocato, un giornalista può esprimere un giudizio esattamente come ogni cittadino italiano. Nel mio articolo ho sottolineato più volte che se una petizione è motivata da ragioni come quelle da lei messe in evidenza, è meritevole di attenzione da parte dell'amministrazione comunale. Poi si deciderà quali siano nella circostanza di specie le ragioni di ognuno, e si troverà - speriamo - una soluzione, non un compromesso. Cordiali saluti. Marcello Orlandini

  • Quante belle parole per dimostrare che tutti sono per l'accoglienza ma al casale, il quartiere vip, proprio non di può per motivi sociali.

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