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Tap: “Non ci sono alternative, progetto da ultimare entro fine 2020”

Tutto pronto in Azerbaigian per la quinta riunione del Corridoio meridionale del gas

“Non ci sono alternative: la Tap deve partire entro l’ultimo trimestre del 2020”. Parola di Elshad Nassirov, il vicepresidente di Socar, la compagnia statale petrolifera dell’Azerbaigian. E così, mentre in Salento non si spegne il fuoco della contestazione, l’opera continua a procedere verso la definitiva realizzazione.

Il 20 febbraio prossimo si terrà infatti la quinta riunione del Corridoio meridionale del gas. L’evento, che avrà luogo a Baku, la capitale azera, farà il punto della situazione con tutti i soggetti coinvolti. È già uscita la bozza di dichiarazione che verrà firmata dai rappresentanti di Italia, Azerbaigian, Albania, Bosnia, Bulgaria, Georgia, Grecia, Turchia, Croazia, Montenegro, Romania, San Marino, Regno Unito, Stati Uniti ed Unione Europea. “Dichiariamo che il Corridoio meridionale del gas ha raggiunto progressi significativi”, si legge nel documento, “e manteniamo i nostri sforzi per assicurare il suo completamento nei tempi previsti, permettendo la consegna del gas naturale all’Europa entro il 2020”.

La Tap non è che una piccola parte di questo progetto che mira a portare il gas naturale dall’Azerbaigian verso l’Europa. Il primo tratto del gasdotto è infatti chiamato Viadotto Sud-caucasico (Scp), e comprende, oltre all’Azerbaigian, la Georgia e la Turchia. La seconda parte, interamente in territorio turco, è il Viadotto Transanatolico (Tanap). È dal confine turco-greco che partirà la TAP, che attraversando Grecia, Albania e mare Adriatico dovrebbe arrivare fino all’approdo definitivo stabilito a San Foca. Ma non è finita qui, perché dalla TAP si dirameranno altri due gasdotti: il primo, l’Igb, porterà il gas in Bulgaria; il secondo, lo IAP, raggiungerà i paesi balcanici collegandosi alle rispettive reti di distribuzione energetica.

Ci sono dunque enormi interessi in ballo che coinvolgono non solo i Paesi direttamente “toccati” dal gasdotto, ma anche l’Unione Europea, perché il gas che arriverà sulle nostre coste verrà poi inviato in tutto il Continente. Il coinvolgimento degli Stati Uniti è strategico: l’approvvigionamento dall’Azerbaigian aiuterà a renderci meno dipendenti dalla Russia, da cui attualmente compriamo quasi tutto il gas naturale che utilizziamo in Europa. E Washington è storicamente molto attenta a ridurre il più possibile l’influenza di Mosca oltreconfine.

Sembra quindi difficile che le proteste sul nostro territorio possano sortire qualche effetto, di fronte a un tale spiegamento di forze. Ma la notizia delle resistenze da parte di molti salentini sembra arrivata anche in Azerbaigian. Per questo il vicepresidente di Socar affronta l’argomento: “La Puglia è una delle zone italiane con maggiori problemi di inquinamento, e l’arrivo del gas può migliorare la qualità dell’aria e dell’acqua”, afferma, paventando anche l’ipotesi, nel caso di una bocciatura dell’opera, di “una bolletta più cara per gli italiani, perché il Paese si ritroverebbe con meno gas”. La parola, ancora una volta, passa ai nostri politici locali, in primis il presidente Emiliano.

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