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"Il Coronavirus ai tempi della Xylella: due strategie a confronto"

Una risposta complessa ma immediata in un caso, una babele di posizioni e ritardi nel secondo

Tutti, in questo momento, seguono con particolare apprensione l'evoluzione della situazione sanitaria nel nostro paese prodotta dal coronavirus, la letale infezione delle vie respiratorie dell'uomo, che, dopo essere comparsa in Cina, va man mano diffondendosi negli altri paesi, provocando numerosi decessi e disagi gravissimi della popolazione. Enorme ammirazione hanno suscitato le severe, ma necessarie, misure adottate dal governo cinese per limitare la diffusione dell'epidemia, osservate scrupolosamente e con senso di grande responsabilità civile dalla popolazione cinese; le stesse misure che gradualmente sono state attuate in Italia: chiusura dei locali pubblici, riduzione dei trasporti, limitazione della movimentazione delle persone. Disposizioni sanitarie straordinarie, realizzate al fine di prevenire e tenere sotto controllo il propagarsi del contagio, anche se ciò ha comportato costi elevatissimi per l'economia dei territori interessati.                                             

Nel volgere angoscioso che tiene in allarme l’intero pianeta, ben magra consolazione procura la circostanza che il focolaio della malattia si sia manifestato in un paese avanzato come la Cina, anziché in un paese del terzo o quarto mondo, meno dotato ed organizzato sul piano sanitario, dove l'epidemia avrebbe assunto proporzioni più ampie, assumendo in breve tempo le caratteristiche di una vera e propria pandemia, con un numero di vittime molto più consistente. 

Nei secoli passati, quando le epidemie sopraggiungevano ciclicamente a decimare le popolazioni, venivano accettate con rassegnazione fatalistica come un castigo soprannaturale ed i colpiti dal contagio cercavano la salvezza evocandone la protezione divina.  Tuttavia, all’epoca, le epidemie avevano una diffusione circoscritta e limitata al territorio interessato. Attualmente invece, per effetto dei processi di globalizzazione e della velocità di interscambio delle persone e delle merci, le epidemie provocate da patogeni sconosciuti si propagano facilmente e con rapidità, come sta avvenendo con il coronavirus, provocando disorientamento, paure e panico tra i cittadini. In attesa che la ricerca scientifica, con grande dispiegamento di mezzi a livello planetario, trovi un antidoto efficace per fronteggiare la severa emergenza, i sistemi sanitari, di ogni paese, si stanno mobilitando per arginare e curare l'insidioso contagio.                       

Di recente, anche nella nostra limitata realtà territoriale si è presentata un'esperienza simile, interessando la sanità vegetale. La comparsa di un batterio da quarantena, Xylella fastidiosa, diversificata in un ceppo sconosciuto (CoDiRO), ha provocato in pochi anni la distruzione di gran parte del patrimonio olivicolo salentino, la coltura arborea più diffusa ed importante delle province di Lecce, Brindisi e Taranto. Tuttavia, rispetto a quanto sta accadendo con il coronavirus, c’è stata una sostanziale differenza che, intorno alle origini della malattia ed ai modi più efficaci per combatterla, si è manifestata una babele di teorie, molto suggestive, ma prive di scientificità.

La grande confusione di linguaggi da parte dei diversi attori ha avuto un risultato nefasto, quello di mettere in ombra le teorie scientifiche, lasciando spazio a personaggi estranei della materia che opponendosi alle soluzioni indicate dalla scienza hanno rallentato ogni misura rivolta a controllare il contagio.  Mentre con il coronavirus le disposizioni e direttive dei medici e degli scienziati sono state tenute in gran conto ed osservate scrupolosamente dalla popolazione, pena l'aggravarsi della situazione sanitaria generale del paese, per l’epidemia provocata dalla Xylella abbiamo assistito ad uno spettacolo assurdo ed inverecondo.

Uliveto salentino devastato dalla Xylella 2-2

Le disposizioni della Ue sono state più volte contestate in quanto considerate punitive per aver imposto la distruzione degli olivi prossimi alle piante infette con lo scopo precipuo di evitare il diffondersi del contagio. I tecnici della regione sono stati considerati degli incompetenti, per non essere riusciti, con le azioni fitosanitarie messe in atto, a guarire le piante malate e fermare il contagio. I ricercatori e gli scienziati di Bari, oltraggiati e vilipesi, nonostante avessero scoperto sin dal 2013 la vera causa del disseccamento degli olivi, da attribuirsi a 'Xylella fastidiosa', il pericoloso batterio importato dal Centroamerica, anziché ad un complesso di patologie concomitanti. Inoltre, contrapposizioni irreali tra gli ambienti universitari e della ricerca, con l'accusa verso determinati Istituti di aver monopolizzato la ricerca di settore. Teorie del complotto che vedevano multinazionali inoculare artatamente il batterio per danneggiare gli oliveti del Salento al fine di destinare i terreni, liberi dalla cultura e da ogni vincolo di destinazione produttiva, a immaginarie speculazioni edilizie e turistiche.

Ad alimentare il conflitto sociale, mentre inesorabilmente procedeva la distruzione degli olivi salentini, intervenivano alacremente a 'soffiare sul fuoco', oltre ai 'sapientoni' ed ai ciarlatani di ogni risma con le loro false ricette, guaritrici, sedicenti movimenti ambientalisti e gli aderenti ad un movimento politico, il più suffragato in Puglia nelle elezioni del 2018. Per altri versi, la politica ai massimi livelli governativi, regionali e nazionali, con le sue incertezze, ritardi, inadeguatezze, completava il quadro.

A tutto ciò, è da mettere in conto le azioni della magistratura penale e amministrativa, intervenute a fermare ogni iniziativa intrapresa dalle pubbliche istituzioni, tecnici e ricercatori, giudicate inefficaci contro la malattia degli olivi, ponendo in stato d'accusa il Commissario all’emergenza, gli scienziati ed i dirigenti della pubblica amministrazione per le decisioni prese. Né si creda che la situazione oggi sia molto migliorata rispetto al passato: le 'fake news' continuano insistentemente a circolare, i negazionisti mantengono inflessibili le loro posizioni intese a negare il rapporto causa/effetto tra Xylella e disseccamento degli olivi; la politica, quella più vicina agli agricoltori colpiti ed alle popolazioni interessate, continua a nicchiare e a non prendere posizione a riguardo.   

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Sembra impossibile a credersi, dato che la Xylella circola liberamente nelle nostre campagne, ufficialmente 'infette': molto più plausibile è che per non scontentare gli scettici e i negazionisti della scienza, i destinatari delle richieste abbiano, rinunciato al compito istituzionale di orientamento e di informazione, preferendo, come Ponzio Pilato, non prendere posizione. In conclusione, se per dannata ipotesi fosse calato, qui tra noi salentini, un agente patogeno della stessa virulenza del coronavirus e fosse stato affrontato e combattuto con la stessa tempistica e gli stessi comportamenti con i quali è stata contrastata la Xylella nel Salento, a quest'ora sicuramente “non staremmo a raccontarla”.     

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