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Derivati, strategie assistite per uscirne

La finanza “complessa” a cui gli Enti locali hanno fatto ricorso attraverso gli strumenti derivati, non rappresenta un rischio sistemico per le Amministrazioni pubbliche. Questa la conclusione a cui è giunta ieri l’indagine conoscitiva sull'utilizzo e la diffusione degli strumenti di finanza derivata e delle cartolarizzazioni nelle pubbliche amministrazioni, avviata circa un anno fa dalla commissione Finanze del Senato.

La finanza “complessa” a cui gli Enti locali hanno fatto ricorso attraverso gli strumenti derivati, non rappresenta un rischio sistemico per le Amministrazioni pubbliche. Questa la conclusione a cui è giunta ieri l’indagine conoscitiva sull'utilizzo e la diffusione degli strumenti di finanza derivata e delle cartolarizzazioni nelle pubbliche amministrazioni, avviata circa un anno fa dalla commissione Finanze del Senato.

Il documento conclusivo rileva che “[...] appare incontrovertibile dai dati esposti che il fenomeno non presenta profili di rischi sistemici per la finanza locale italiana, pur nella necessità di dover comunque procedere verso la piena trasparenza dei bilanci e alla risoluzione concordata di tali forme di contratti, anche alla luce dell'attuale fase di bassi tassi d'interesse”.

Che non ci sia rischio sistemico non significa affatto che il singolo Ente locale non corra più rischi se ha in essere un contratto derivato. Ci si augura che l’indicazione della commissione non venga mal interpretata dagli amministratori locali. I rischi dei contratti derivati sottoscritti rimangono pendenti, eccome. Visti i risultati dell’indagine si può al massimo manifestare un po’ più di ottimismo, potendo scongiurare un collasso generale del sistema (da cui “sistemico”) degli Enti che hanno in essere posizioni in derivati.

Vorrei ricordare che molti Enti locali, spesso mal consigliati da intermediari finanziari che hanno lucrato notevolmente su tali contratti, hanno sottoscritto i derivati per trasformare un indebitamento a tasso fisso in tasso variabile quando i tassi di interesse erano bassi. Negli anni in cui i tassi sono aumentati gli Enti hanno cominciato a subire perdite via via crescenti, motivo per cui è arrivato circa un anno fa lo stop alla stipula di nuovi contratti derivati (art. 62 l. 112/2008, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 e ulteriormente modificato dalla legge 22 dic. 2008, n. 203). Nel 2009, la Corte dei Conti rilevava 67 Comuni pugliesi, di cui 13 con meno di 5000 abitanti, che a fine 2008 presentavano contratti derivati in essere. Anche la provincia di Brindisi è stata coinvolta con alcuni Comuni che hanno chiuso le posizioni ed altri che risultano tuttora esposti.

Ad oggi i tassi di interesse sono bassi e di conseguenza si parla meno del problema derivati. Quando i tassi saliranno a fronte della ripresa economica, gli Enti locali esposti ai tassi variabili torneranno a scontare flussi negativi.

La stessa commissione Finanze del Senato invita, giustamente, a considerare l’opportunità di chiudere le posizioni in derivati nell’attuale congiuntura di tassi di interesse bassi. Questo perché i costi di unwinding, cioè di chiusura del contratto, sarebbero minori. A seconda della tipologia di derivato sottoscritto e delle condizioni contrattuali, per alcuni Enti locali potrebbe essere il caso che la chiusura in questa fase congiunturale determini un flusso positivo che la controparte del contratto sarebbe chiamata a versare all’Ente. Occorre, tuttavia, valutare caso per caso.

Anche la decisione di uscire dal contratto derivato presenta per l’Ente dei rischi, tra i quali il principale è denominato in gergo “chiusura esposta”. Si tratta della situazione in cui viene a trovarsi l’Ente locale nel momento in cui richiede all’intermediario finanziario, con cui ha stipulato il contratto, di calcolare il valore di mercato del derivato (c.d. mark to market), da cui dipende il costo di chiusura.

Questo valore è solitamente quantificato unilateralmente dall’intermediario senza che l’Ente abbia la possibilità di accertarne la congruità economica. Una maggior tutela degli interessi dell’Ente locale, e quindi della collettività, richiederebbe invece che la determinazione del costo di uscita avvenisse nell’ambito di un processo di oggettività così come definito dalla Consob nella comunicazione 9019104 del 2 marzo 2009.

Questo per evitare che le medesime asimmetrie informative che in molti casi sono state alla base delle perdite provocate dai derivati negli Enti locali, diventino ora l’occasione per esporsi una seconda volta all’applicazione, da parte degli intermediari finanziari, di condizioni economiche non eque. L’exit strategy deve essere pertanto conveniente per l’Ente locale, che dovrebbe dotarsi di conoscenze e competenze specifiche per affrontare la procedura di uscita. Come infatti rileva l’Ispettorato Generale di Finanza nelle relazioni annuali 2005-2006, “…la peculiarità del settore richiede un’approfondita conoscenza dei mercati finanziari, e di specifiche professionalità non presenti nell’Ente locale il quale viene a trovarsi spesso in una posizione di debolezza rispetto agli istituti di credito proponenti”.

Se l’Ente locale non dispone di queste risorse internamente, può rivolgersi ad un advisor indipendente, individuandolo tramite gara pubblica come raccomandato dalla Corte dei Conti. E’ importante però che l’Ente acquisisca dall’advisor una dichiarazione attestante la propria indipendenza dagli intermediari finanziari iscritti nei registri di Banca d’Italia e Consob. L’assenza di qualsiasi conflitto di interessi è prerequisito indispensabile per supportare adeguatamente l’Ente locale.

A tal proposito, è importante sapere che in quest’ambito operano diversi soggetti dotati delle competenze e delle strumentazioni necessarie ad analizzare e valutare gli strumenti derivati, per tutelare gli interessi degli Enti locali nei confronti degli intermediari finanziari.

In vista delle elezioni che vedranno il rinnovo di molte giunte comunali, sarebbe auspicabile che i cittadini fossero informati dai candidati sindaci di quei comuni esposti ai rischi dei derivati, in merito alle azioni che si intendono predisporre per la risoluzione di un problema che riguarda direttamente i danari dei contribuenti.

*Consulente finanziario indipendente

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