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Emergenza dormitorio: tra soluzioni ignorate e salviniti acute

Ciò che sindaco e vescovo, ma anche le opposizioni, avrebbero potuto proporre e fare, a partire dalla casa di riposo mai aperta sino al seminario chiuso

Certo la “salvinite” di complemento di casa nostra ha provocato l’obbligo dello sgombero parziale del dormitorio di via Provinciale per San Vito, ma la verità è che si è lasciato irrisolto per troppo tempo il problema sino a farlo incancrenire. Si è sempre ritenuto che il fenomeno dell’immigrazione riguardasse soprattutto gli altri, le grandi città. Non è più così in tutto il mondo (vedi soluzioni dell’Onu) ormai da qualche anno, solo che noi abbiamo sempre preferito girare lo sguardo dall’altra parte, quella dei nostri problemi, che si trascinano irrisolti e sempre più gravosi da molti anni, dimenticando, per dirla alla De Andrè, che poi c’è sempre un fondo del fondo. 

Il cerino acceso nelle mani del sindaco

Tutti hanno cercato di scansare il lavoro sporco di mettere in mezzo alla strada qualche decina di poveracci che non sanno dove andare, trincerandosi dietro l’obbligo imposto dall’ordinanza di sgombero della Asl. Il tutto in un periodo in cui a Brindisi non c’è neanche l’ombra di un prefetto a cui fare riferimento per i rapporti con il governo centrale. Riccardo Rossi, il sindaco, coerente con la sua formazione gruppettara di sinistra ha cercato di percorrere una via ideologico-umanitaria: in questi giorni di freddo non si può lasciar dormire la gente per strada. 

dormitorio migranti lo sgombero 2-2-2

E’ più grave il rischio di una infezione (stando alle foto la promiscuità del dormitorio era proprio indecente) oppure quello di una polmonite trascorrendo la notte all’aperto? Aveva optato per la seconda ipotesi, poi qualcuno gli avrà fatto notare che non adempiere all’obbligo dello sgombero comportava un reato penale, e quindi di fatto non ha impedito che lo sgombero giovedì venisse effettuato. Qualche giorno prima, appena uscite le notizie dell’intervento della Asl, anche il vescovo mons. Caliandro aveva fatto sentire la sua voce. Ovviamente dicendo che la Chiesa faceva già tanto e non c’erano altre possibilità per dare un tetto a questi poveri Cristi. Atteggiamento farisaico di entrambi.

Dove è finito il coraggio del 1991?

Senza voler ricordare come Brindisi nel 1991 – altro che medaglia d’oro a Bari! - accolse in un colpo solo e per i primi giorni senza aiuti esterni e dello Stato, oltre trentamila albanesi in fuga, è ridicolo che il Comune non sia riuscito a dare un tetto e un letto ad un centinaio di persone. Non bastassero le varie Scuole Pie e Santa Chiara, dove si possono allestire rifugi di emergenza, Rossi ha completamente rimosso l’esistenza della Fondazione Giannelli? 

Una delle navi albanesi entrate a Brindisi nel marzo 1991

Le possibili soluzioni alternative

In quella struttura, secondo gli atti ufficiali e le varie testimonianze, esistono le decine di stanze che dovevano essere la residenza per i nostri anziani, così come voleva il famoso commendator Serafino Giannelli. E’ vero che mancano le autorizzazioni della Asl per essere casa di riposo, ma la struttura è perfettamente idonea ad ospitare persone, specialmente in una situazione di emergenza. 

Mi permetto anche di ricordare a Rossi che al quartiere Sant’Elia, a fianco alla piscina comunale, c’è lo scheletro di quello che doveva essere e non lo è mai diventato (ed è materia a cui Rossi dovrebbe metter mano perché è un contratto tra Comune privati disatteso), l’unica struttura per anziani a Brindisi. E’ possibile, sfruttando eventuali finanziamenti per l’emergenza immigrati, completare quel progetto sia pure modificandone la destinazione? Magari, l’assessore Covolo, il mago dei finanziamenti, se coinvolto tira fuori una soluzione.

Casa di riposo Giannelli-3

Le dichiarazioni di mons. Caliandro mi sono sembrate un inutile mettere le mani avanti. Quasi a dire: noi già facciamo tanto, non chiedeteci altro. Sulla  Caritas di Brindisi non si può che parlare bene, fanno un lavoro egregio che merita rispetto e un grande riconoscimento. Ma poi basta. Ha dimenticato mons. Caliandro che alla periferia della città, al quartiere Santa Chiara troneggia pomposamente un monumento all’inutilità, che è il seminario arcivescovile abbandonato per carenza di vocazioni e di ospiti? 

Quel seminario, frutto di una opaca operazione immobiliare effettuata all’epoca dal solito mons. Talucci, e i cui risvolti riservati insospettirono persino le autorità Oltre Tevere, è chiuso. Non sarebbe stato nello spirito di Francesco riaprirlo per qualche giorno per dare rifugio agli immigrati sfrattati, e in attesa di altre soluzioni? E l’istituto mons. Margiotta, dove un tempo si assistevano i figli dei detenuti, che fine ha fatto? Esiste ancora e chi ospita? 

Il-nuovo-Seminario-arcivescovile-di-Brindisi-2

Grazie a Dio in tutto questo fuggi fuggi generale dalle responsabilità i sindacati, la Cgil in particolare, hanno ricordato che il problema degli immigrati non è solo umanitario, e non lo si risolve con le epidemie di “salvinite”, sulle quali qualcuno ritiene di dover utilizzare per le proprie carriere politiche e di potere. 
 

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