Opinioni

Opinioni

Fondazione Teatro Verdi, tra mission confuse e nuovi pretendenti

Il nuovo statuto a maglie larghe offusca i veri compiti dell'ente. E non convince il toto-nomine per la presidenza

Un paio di settimane addietro ho scritto di ciò che il Comune potrebbe e dovrebbe fare in tema di cultura per sprovincializzarsi e per dimostrare che non è vero ciò che predicava Giulio Tremonti, che con la cultura “non si può mangiare”. Il mio intervento, oltre a raccontare di qualche episodio bizzarro accaduto nei mesi di iperattività del commissario prefettizio (da qualche tempo nella nostra città prefetti e dintorni vanno particolarmente di moda e non se ne capiscono le ragioni), raccomandava attenzione alla gestione delle attività della Fondazione Nuovo Teatro Verdi, che non poteva essere ridotta a ufficio esecutivo di sagre, estati brindisine e addobbi natalizi.

Ho un’idea più “alta” della Fondazione (come di Palazzo Nervegna, che vorrei sempre sbarrato ai mercanti d’arte) e non mi sono mai posto se ciò sia di sinistra, di centro o di destra. Ma solo di idee, personali, ma solo idee: gerarchizzare i contenitori significa anche qualificare in partenza il livello dei contenuti. Affermavo anche che occorreva riportare nuovamente nella Fondazione l’amministrazione provinciale (il sindaco Rossi oggi è presidente della Provincia), e operare per allargarne la presenza alle più grosse imprese e al meglio delle professioni del territorio. Insomma pensavo a quello che in altre realtà è perfettamente normale per senso civico e orgoglio di appartenenza.

Il Nuovo Teatro Verdi

I bandi e la mission della Fondazione

Nonostante la strategia dell’impermeabilità (o della spugna?) del sindaco di fronte ai rilievi o ai suggerimenti (non tanti per la verità) della stampa, il dirigente comunale dott. Nicola Zizzi, delegato alla Cultura e consigliere della Fondazione con poteri delegati, benché mai citato (anche perché non avevo idea di quale fosse il suo ruolo a Palazzo di Città, né se vi lavorasse ancora), ha ritenuto di intervenire con una sequela di insulti diffamatori. Ne risponderà in tribunale.

Nasce anche da qui, oltre che dai primi brontolii all’interno della sua maggioranza, l’improvvisa (ma pur sempre colpevolmente tardiva) decisione di Rossi di indire i bandi per ricostituire il consiglio di amministrazione della Fondazione e nominare i rappresentanti del Comune in importanti consessi come l’Autorità di sistema portuale e la Riserva di Torre Guaceto ponendo così fine ad una inerzia che cominciava già a diventare imbarazzante.

In primo luogo va chiarito sino in fondo qual è il fine della Fondazione. Deve sovrintendere in piena autonomia –altrimenti che bisogno c’è di fare una fondazione?- all’attività del teatro, con un programma (il cartellone) di spettacoli, concerti e iniziative culturali collaterali ma affini (come fu per i disegni di Dario Fo), oppure deve diventare anche l’ufficio esecutivo del Comune di sagre, feste, carnevali, estati, addobbi natalizi e concerti di fine anno?

Il Nuovo Teatro Verdi di Brindisi

I rischi del nuovo statuto

Una confusione di ruoli che è vero che consente alla Fondazione un movimento finanziario più corposo, ma il rischio non è solo quello di concedere un gratuito visto di qualità a qualsiasi iniziativa, ma di nascondere dietro il paravento dell’autonomia della Fondazioni operazioni di basso livello clientelare, ai quali la politica nella nostra città ci ha ampiamente abituati.

Il nuovo statuto della Fondazione, quello redatto dall’ultimo commissario prefettizio, consente tutto questo, ed in più legittima tutto quello che è avvenuto in questi anni e su cui pendono non solo denunce alla Corte dei Conti, ma anche segnalazioni all’Anec, l’autorità di controllo sugli appalti. Mettere in conto future, doverose azioni di responsabilità non è un rischio da escludere.

Una brutta gatta da pelare. Rossi avrebbe fatto meglio, insediandosi a Palazzo di Città, ad azzerare tutti i poteri delegati precedentemente nella Fondazione, nominare un commissario straordinario, effettuare tutte le verifiche, adeguare lo statuto alle vere finalità della Fondazione (con un ampio confronto consiliare) e poi procedere alla nomina dei nuovi organi sociali. Non averlo fatto è stato l’ennesimo errore, alla fine qualcuno si stancherà di perdonare l’inesperienza).

Oggi il dilemma è che tipo di dirigenza dare alla Fondazione, quella ad ampio spettro e generica della cultura che spesso confina nella tuttologia, simpatica o meno, o di esperti di gestione di teatri, organizzazioni di spettacoli e produzioni? Una risposta certa di taglio politico-programmatico sarebbe stata necessaria. Invece è mancata e si sta scatenando il finimondo negli ambienti culturali e paraculturali della città.

Nuovo Teatro Verdi-2

Nel toto-candidati pure il nome di Giuffrè

I nomi di candidati papabili si allunga ogni giorno, da bibliotecari a responsabili di musei privati e meno, da bancari con vocazioni letterario-ambientaliste a docenti universitari di storia dell’arte e via discorrendo. Ed infine nel toto nomine è entrato pure il dott. Santi Giuffrè, l’ex commissario prefettizio. Tutte persone brave e rispettabili, ma che c’entrano con la gestione di una impresa, per altro di così stringente specificità come un teatro?

E visto che non è previsto alcun compenso per il nuovo cda, quanta gente (brava ed esperta!) è disponibile a sottrarre gratis  tempo al suo lavoro e ai suoi impegni per darlo alla Fondazione che, detto con chiarezza, non ha un centesimo e vive di quel poco che riceve dal Comune, col bilancio in pre dissesto, e che l’ha pure privata, declassandola a ufficio sagre, della sua autonomia?

Si può anche richiamare qualche brindisino fuori sede

Un così alto senso civico è possibile solo ad un paio di condizioni. La prima è che un professionista, imprenditore, imprenditrice orgoglioso della sua “brindisinità” decida di dedicare un po’ del suo tempo ad un incarico onorifico che solo se ben svolto dà lustro alla sua città; la seconda è che a tale impegno venga sollecitato qualche brindisino importante, che vive per ragioni professionali distante dalla nostra città, ma che di essa abbia conservato un solido orgoglio di appartenenza (basta seguire le trasferte della squadra di basket per censirne a decine). Sempre che l’attuale statuto lo consenta.

Ed in ultimo si è mai pensato ad individuare tra i brindisini che vivono in altre città, in Italia e all’estero, impegnati professionalmente nel mondo dello spettacolo, delle arti o della cultura chi avesse voglia, per un sussulto nostalgico, di darci una mano?

      

    

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Bomba, App di un brindisino emigrato a Londra dopo la laurea

  • Scontro fra auto e bici: muore infermiera, un arresto per omicidio stradale

  • Bomba, centro commerciale Le Colonne: il 15 dicembre apertura anticipata

  • Bomba: le direttive sull'evacuazione e l'elenco aggiornato delle vie

  • Ospedale Perrino, l'oncologa Palma Fedele premiata per empatia con le pazienti

  • Bombe, Torino: evacuati in 10mila. Il 15 dicembre toccherà ai brindisini

Torna su
BrindisiReport è in caricamento