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Su Greta, la sua forza e sui dintorni di casa nostra

Una riflessione sulla rivolta generazionale contro la classe politica adulta che non mantiene le promesse

Alcune cose mi hanno colpito della vicenda di Greta, la ragazzina svedese che dagli scioperi dalla scuola per il clima il venerdì, ha portato in piazza i ragazzi di mezzo mondo, venerdì scorso, con lo slogan #fridayforfuture. Greta, prima di ogni cosa ci ha ricordato che dovremmo essere tutti più responsabili delle nostre azioni e dovremmo arrabbiarci di più per difendere la salute del mondo, il nostro. E ci ha indicato chiaramente anche con chi essere arrabbiati, cioè i governanti di questo mezzo mondo, palesemente “irrispettosi” del patto stretto con i propri elettori, anche gli elettori del domani. Quelli che abbiamo votato perchè cambiassero le cose.

Ai politici in particolare poi lei rivolge un invito: fare da subito quanto necessario, fare le cose che vanno fatte, senza preoccuparsi del risultato politico dell’azione. Molto chiaramente dunque Greta fa riferimento a questa generazione adulta di politici, che avrebbe abdicato al mandato elettorale, optando per un agire condizionato esclusivamente dal risultato politico e perciò unicamente finalizzato alla conservazione della propria porzione di potere. Posizionamenti, strategie, incarichi, parole, gesti, tutti volti ad assicurare la permanenza della propria parte nel circo della politica, senza alcuna considerazione del risultato effettivo che l’azione politica dovrebbe produrre, ma che evidentemente non produrrà… meglio non rischiare.

Mi sembra di intravedere in questa rinuncia all’azione necessaria, ma non “politicamente” conveniente (dove di politico nel senso originario del termine non vi è più nulla), una delle cause del profondo scollamento tra politica e realtà. Ed allo stesso tempo di leggere nella denuncia di Greta una forte portata “innovatrice”: pretendere, da chi può e deve,  che vengano fatte, e subito, le cose che fanno fatte, semplicemente. Quelle azioni che troviamo sempre nei programmi elettorali e che peraltro tutti conoscono bene, ma che la classe politica di questi ultimi decenni si è guardata bene dal realizzare, intenta invece a garantirsi posizioni di rendita.

studenti puglia cambiamenti climatici Taranto-2

Pretendere, senza se e senza ma. E protestare. Ecco, la protesta di Greta per me è l’amara denuncia, la presa di coscienza dell’inutilità di questa politica e della generazione adulta che l’ha rappresentata e ancora la rappresenta. Forse per questo l’hanno seguita, naturalmente, istintivamente tanti giovani. Forse perché è una ribellione generazionale, che contiene in sé la presa di distanza dagli adulti e da qualsiasi “posizionamento” degli stessi nell’agone politico.

Si protesta contro quegli adulti che a favore del bene comune non hanno mosso un solo dito o pensiero. Se non nel frattempo cercare di scaricarsi l’un l’altro le responsabilità. Del resto è stata talmente imprevedibile nelle sue forme questa protesta che nessun politico ha fatto in tempo a metterci la sua bandiera, anzi. E i tanti giovani che vi hanno preso parte, probabilmente, lo hanno fatto proprio perché si sono sentiti protagonisti assoluti di un’azione di “cura” per il mondo, contro quegli adulti che, pur avendone la possibilità concreta, non hanno avuto interesse ad oggi di fare qualcosa sul serio.

Le cose vanno fatte perché necessarie al bene comune, anche se comportano il rischio di rompere gli equilibri politici, anche se non garantiscono posizionamenti, proprio perché trascendono interessi personali o di parte politica. L’inutilità di questa classe politica è un’accusa che insieme all’invito a pensare all’ambiente dovrebbe farci seriamente riflettere. E indurre al cambiamento…

E i dintorni? Ecco, appunto…Non ho ad oggi sentore di vero cambiamento, di strappi significativi nelle modalità “note” dell’agire politico, anche locale. Ci vuole tempo? Speriamo sia solo questo. Ed è una speranza forte, che resiste nonostante altrettanto forti preoccupazioni che ci possa essere del già visto (bulimia di incarichi, apparentamenti, congreghe neanche tanto nascoste, burattinai e burattini, smania di visibilità, occupazione di posizioni non per farne leve di agire politico ma ponte verso altre elezioni, le prossime. Perché poi, bisogna dirlo, c’è sempre un altro appuntamento elettorale a cui prepararsi…).

Vorrei avere la forza di una ragazzina di 16 anni e cominciare, anche da sola, ad arrabbiarmi di più…e scioperare per il bene non solo del mondo ma anche di questa ns città. E pretendere pretendere pretendere come cittadina quelle azioni necessarie al bene comune anche se “politicamente sconvenienti”. (Alessandra Amoruso - coordinamento cittadino di Articolo Uno “Brindisi Progressista”)

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