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Il mito della violenza nei luoghi dello svago e della tranquillità

Uscire di sabato sera e trovarsi tra pallottole che volano tra i giovani brindisino davanti ai locali della movida

Uscire in centro il sabato sera per trovarsi in mezzo a proiettili di pistola non è una condizione da paese civile. Le piazze, i vicoletti, le zone antistanti i locali dovrebbero esser il posto dove poter sorridere e rilassarsi, allontanare per una serata le preoccupazioni accumulate durante la settimana; tali luoghi non possono costituire la scena di tentati delitti ed eccessi cronici.

Quanto accaduto - e non è certo la prima volta -  la scorsa notte presso Largo della Concordia, dove la “movida” brindisina è stata segnata da un gesto folle, deve essere sì letto come un gesto isolato, ma indicatore di come sia giusto porsi alcune domande: perché ieri, in mezzo a birre, superalcolici e qualche sostanza illegale, potevano scapparci dei morti, ragazzi normali che si sarebbero trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato.

La motivazione che ha messo a rischio l’incolumità di decine di ragazzi non è ancora nota: al momento sono al vaglio delle forze dell’ordine le deposizioni dei vari testimoni e si spera che le telecamere di sorveglianza della zona possano aiutare le indagini; qualunque sia la causa, non è qualcosa che fa bene alla nostra città. Dietro un gesto così violento vi sono dinamiche che trascendono la ragione e che necessitano di letture su più livelli.

Osservando i vari commenti sulla sparatoria di ieri molti internauti non si sono stupiti che che un episodio così grave sia avvenuto in una zona spesso nota per gli eccessi relativi il consumo di alcool e di sostanze stupefacenti. Condizione questa che giustifica lo straordinaria folla presente in qualunque periodo dell’anno, con una ripetitività sospetta.

A tanti sarà capitato di entrare in contatto con questa moltitudine di ragazzi, di camminare lentamente per farsi spazio nell’abitudinarietà sedentaria della piazzetta di provincia: passeggi percependo che tutto è uguale al sabato precedente, sai che difficilmente ti accadrà qualcosa di negativo perché tutti sono lì per divertirsi, e se vedi qualcosa l’importante è guardare oltre.

Eppure nonostante i sorrisi, le goliardie ed i litri di alcol scolati da ragazzi minorenni e non, ci si rende conto che vi è qualcosa di collodiana memoria tra tutti quegli eccessi. Sregolatezze che facilitano episodi estremi come quello verificatosi ieri sera. Sorpassando il contesto strettamente locale, non si può fare a meno di riflettere sugli anti valori ed i comunicazioni feroci che da qualche tempo serpeggiano su alcuni mass media.

Messaggi inneggianti l’odio, lo sdoganamento dell’impulsività reattiva, modelli negativi contenuti in programmi ed alcune serie televisive, fanno sì che una fascia di menti, certamente più fragili, trovi terreno fertile nella condivisione di anti valori quali la vendetta, un distorto senso dell’onore ed elementi antisociali che ledono tutti noi. Obiettivamente, è giunto il momento di chiedersi quali sono i miti in cui i giovani credono, a quali personaggi si ispirano per dare pienezza e soddisfazione alla propria vita.

Il mito è qualcosa di estremamente potente, una processo che identifica una figura capace di segnare la strada, un maestro simbolico dalle cui azioni si comprende la differenza tra il bene e il male, tra il coraggio e la codardia. In una realtà ormai molto liquida, dove le notizie hanno la durata di click, dove si pensa ma non si riflette, è auspicabile che grandi e piccole comunità possano ritrovarsi sui giusti valori, sui miti che elevano pazienza ed altruismo a stimabili principi, e non debolezze.

Certamente non sarà un processo facile e rapido, ma le foto di ciò che è avvenuto presso Largo Concordia sono la più grande motivazione al cambiamento.

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