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La disperazione del disoccupato e quegli slogan privi di senso

La convinzione che un amministratore possa e debba dare posti di lavoro a comando e il solito "prima gli italiani"

Foto di Salvatore Barbarossa

BRINDISI - Nella giornata di ieri la città è rimasta colpita dal gesto disperato di un disoccupato che, non trovando soluzione ai propri problemi economici, ha pensato di cospargersi di benzina in un corridoio del Comune. Per fortuna il pronto intervento delle forze di polizia ha evitato conseguenze ben peggiori, per cui possiamo parlare di un atto dimostrativo e non di una notizia di cronaca nera.

Davanti a questo gesto estremo, figlio di un grave disagio largamente diffuso in una fascia estesa della popolazione, non possiamo che riflettere silenziosamente nel rispetto di una persona che ha deciso di mettere a rischio la propria esistenza, pur di ottenere un po’ di ascolto e un cambiamento delle proprie condizioni di vita. Pronta è arrivata la risposta del sindaco che ha ricordato che nessuna istituzione pubblica (sana) può promettere posti di lavoro ad personam, rimarcando comunque la sua vicinanza al disoccupato.

Sulle motivazioni che hanno spinto il disperato a un gesto così estremo c'è poco da dire e forse la cosa migliore è appunto rimanere in silenzio riflettendo sul funzionamento dei servizi ai cittadini, ma i social network hanno il potere di amplificare gli eventi dando voce a storture di pensiero che agitano ulteriormente gli animi in un contesto di depressione economica e pessimismo.

Visionando i commenti di alcuni internauti assistiamo alle reazioni più disparate: dalle opinioni più pacate sino alle interpretazioni irrazionali e razziali più bislacche o istintive. Focalizzandoci su questi commenti si evince che purtroppo è ancora idea diffusa che il politico di turno possa garantire e promettere un posto di lavoro, come se fosse una cambiale di Totò e Peppino, o un caffè offerto al bar.

Purtroppo questa visione, che assume il nome di clientelismo o raccomandazione, è ancora dura a morire e influenza tristemente la visione civica ed economica che abbiamo del nostro paese. Così è facile assistere a commenti fortemente contrariati dalle parole del sindaco, colpevole di non aver trovato un posto di lavoro a comando. Altresì si leggono commenti sferzanti contro i migranti, adducendo a fantasiosi posti di lavoro riservati esclusivamente a questa categoria a scapito della razza italica.

Cari internauti, ci fareste qualche esempio? Purtroppo di questi tempi una parte della politica soffia sul fuoco del malcontento popolare, alimentando un odio e una guerra tra poveri che riporta a pagine buie della storia. Questo processo incoraggia incomprensibili sentimenti carichi di livore e disprezzo verso chi non ha altra possibilità che vivere in un dormitorio spesso sovraffollato, o in un’abitazione fatiscente, in subaffitto.

E' cosi che pensiamo di aiutare il disoccupato che ieri ha deciso di darsi fuoco? Urlando slogan privi di senso come “prima gli Italiani” ignorando che gli italiani sono governati da italiani, e croci e delizie del nostro paese dipendono esclusivamente solo dal nostro senso etico espresso nel corso di questi decenni?

Un'analisi più accurata sul disagio e la povertà trova risposta esclusivamente sull'organizzazione della res pubblica per quanto riguarda il settore dei servizi sociali o la macchina dell'assegnazione delle case popolari. Tutto questo nel contesto deficitario in cui versano le casse di molti Comuni e specialmente quello del capoluogo adriatico, chiamato a fare continue giravolte per evitare il dissesto finanziario.

Ma è storia già nota altrimenti non ci lamenteremmo ogni anno per le umili decorazioni natalizie, con buona pace di chi è costretto a chiedere un pasto alla Caritas o tenta di darsi fuoco in preda alla disperazione.

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