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Polemica sul gasdotto, ennesimo tentativo di coinvolgere Brindisi

Emiliano rilancia la palla dello spostamento del Tap, ma il turismo nel Salento pare abbia ben altri problemi

Tubazioni per il gasdotto Tap nel porto di Brindisi

La storia dello spostamento del gasdotto Trans Adriatic Pipeline, o addirittura il blocco del progetto, ha tutti i crismi per essere ammessa alla ristretta lista di argomenti che dovrebbe portare acqua al mulino dell’attuale maggioranza di governo, esattamente come per il blocco della Tav, il reddito di cittadinanza, il taglio delle cosiddette pensioni d’oro. Vale a dire, non una operazione a costo zero, ma dagli alti costi (miliardi di euro) per lo Stato italiano, quindi per i cittadini.

In altre parole, bloccare un’opera già dotata di tutte le autorizzazioni, comporterebbe il pagamento di penali elevate e sarebbe anche un grave errore strategico considerando ciò che sta accadendo in casa di uno dei nostri principali fornitori di gas metano (assieme a Russia ed Algeria), la Libia. Quindi un conto sono gli annunci elettorali, un altro la consistenza reale del problema. Ma questi sono tempi in cui basta avere un account su Facebook per consideralo sostitutivo di una laurea o di un diploma, di un master o di una cattedra.

Michele Emiliano-5Tutti strateghi del settore energetico, tutti specializzati in economia turistica, ma tutti ogni mattina si fanno il caffè e la doccia col metano che Snam ha portato sino a casa loro, guarda un po’, con un gasdotto e tutte le necessarie diramazioni. Un tubo esattamente uguale a quello che secondo il progetto Tap sbarcherà a San Foca. E quando fu realizzato nessuno si preoccupò dello spostamento degli ulivi o dell’impatto ambientale.

Brindisi, nella vicenda Tap, ha osservato a suo tempo una linea laica, ferma nella richiesta di esclusione di zone di interesse economico e ambientale, ma aperta ad accogliere il punto di emersione del tratto sottomarino del gasdotto. Fu Tap a decidere, poi, che tutte e quattro le ipotesi di sbarco a Brindisi erano impraticabili, anche se lo snodo di aggancio al gasdotto nazionale Brindisi-Minerbio era molto più vicino. Da lì, tanto per intenderci, prende il metano anche la centrale a ciclo combinato di Enipower, che opera nell’area del petrolchimico.

Ma Tap, che ha Snam-Eni tra i maggiori soci, ha ugualmente optato per San Foca sulla base di ragioni tecniche e strategiche che hanno ricevuto il via libera dai ministeri competenti. Una operazione dai costi immaginabili, che si vorrebbe bloccare sostenendo che ne sarebbe devastata una delle spiagge più belle del Salento. Ecco perché si chiede a Tap di modificare il tragitto sottomarino, spendendo qualche centinaio di milioni di euro o di dollari in più, per riaprire virando verso Brindisi capitoli già chiusi per impossibilità oggettive.

Insomma, ritorniamo nel campo della pubblicità di una infinita campagna elettorale. In cui il governatore della Puglia, Michele Emiliano, continua a fare il bagno senza problemi sgomitando in piscina con qualche esponente locale non solo del M5S, parlando in continuazione di spostamento del gasdotto a Brindisi, e accusando anche il Pd locale di aver remato contro di lui (parole pronunciate ieri sera a Ceglie Messapica, dove è stato intervistato dal direttore di ArraiItaliani, Angelo Maria Perrino). Dove continuerà la carriera politica di Michele Emiliano importa assai poco ai brindisini, che dopo aver combattuto e vinto la battaglia sul rigassificatore British Gas nel porto, sono piuttosto infastiditi dal ruolo di valvola di sicurezza assegnato loro dal presidente della Regione.

Che intanto si dovrebbe preoccupare, a proposito di minacce per il turismo, del gran caos che minaccia il Salento, che quest’anno, dicono gli osservatori, ha accusato perdite nelle presenze e che abbisogna di urgenti operazioni di verifica dei livelli di accoglienza (rapporto qualità-prezzo), di lotta all’abusivismo che danneggia il buon lavoro degli operatori in regola e qualificati, delle misure contro l’invasione delle auto in città come Gallipoli, Leuca e Otranto.

Per inciso, siamo preoccupati dal traffico impazzito che minaccia anche Ostuni, quindi non sarebbe male se ci si preoccupasse anche lì di salvare almeno il centro storico. Non combattiamo sterili e insulse battaglie di campanile, ma ormai è chiaro che non si vive solo di pizzica e di no alla Tap, che bisogna migliorare i collegamenti ferroviarie e su gomma nel Salento, che bisogna avvertire qualcuno che le friselle a cinque euro l’una o i mostaccioli a un euro cadauno sono una bieca speculazione e  non una politica saggia.

E che non bisogna pensare di avere una immunità perenne per l’improvvisazione, tanto c’è il mare, il sole eccetera.  Siete mai stati sulla costa mediterranea francese, o in Grecia? Si pensa di avere a che fare con gente “calata dalle montagne”? Forse aveva ragione Flavio Briatore? E cosa c’entra la Tap con tutto questo, ragazzi. Nulla, assolutamente nulla. E’ solo un alibi, e per favore non coinvolgete Brindisi in questa storia.

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