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Dopo l'onta di San Siro, due pensieri anche sul basket

Vorrei condividere con i miei lettori di Brindisi Report alcune riflessioni da tifoso di basket sin dagli anni Cinquanta, quando alla palestra Galliano l’Assi dei socialisti e la Libertas dei democristiani se le davano di santa ragione

Vorrei condividere con i miei lettori di Brindisi Report alcune riflessioni da tifoso di basket sin dagli anni Cinquanta, quando alla palestra Galliano (Tardio, tu sei di Francavilla Fontana, che sta al basket come io sto allo stoccafisso, la prossima volta che scriverai della pallacanestro a Brindisi scegliti informatori più…informati) l’Assi dei socialisti e la Libertas dei democristiani se le davano di santa ragione. E lo sport era solo l’occasione, il paravento indipendente di una lotta politica e sociale (per dirla alla Buffon in lacrime). Una bellissima rivalità che, in forme ovviamente diverse a seconda dei tempi, è durata sino a qualche tempo fa e che meriterebbe di essere raccontata per le future generazioni.

Un avvio di campionato disastroso

Ma non è di questo che voglio scrivere, lo faranno sicuramente altri più autorevolmente di me. Né voglio esprimere giudizi tecnici, materia e competenza di altri colleghi. Voglio invece, da tifoso pagante, condividere (si dice così…) alcune riflessioni sull’attuale disastroso andamento del campionato da parte della nostra squadra. Ultimo posto in classifica dopo sette giornate con una sola vittoria all’attivo, ed almeno un paio di partite ingenuamente perse nell’ultimo quarto. Ancora domenica sera, dopo la sconfitta di Pesaro, il presidente Nando Marino, la cui passione e generosità non sono in discussione, ha attribuito la responsabilità di questo disastro, ad una campagna acquisti sbagliata.

E siccome la scelta degli atleti è normalmente responsabilità del direttore sportivo e dell’allenatore, vogliamo, nel chiedere scusa ai tifosi come fa Marino, essere anche chiari nell’attribuzione delle responsabilità? Del direttore sportivo se ci sono, e dell’allenatore che ne ha accettato o condiviso le scelte. E siccome siamo adulti e vaccinati e sappiamo benissimo che le scelte sono anche condizionate dai soldi a disposizione, e che quest’anno di denari (dopo la fuga dell’Enel) ce n’erano di meno, perché non dirlo subito? La tifoseria del basket è, anche a Brindisi, solida, civile e tollerante, non credo che si sarebbe sottratta al sostegno della squadra se si fosse detto sin dall’inizio che questo sarebbe stato un anno di sofferenza.

Più chiarezza con i tifosi

La A di eccellenza è un lusso per una città come la nostra, dove l’economia langue, le imprese sono in difficoltà o chiudono, né ci sono sponsor come Armani. Dobbiamo quindi dire bravo a Marino se, coprendo in proprio le perdite della società, ci consente di coltivare ancora al massimo livello nazionale la nostra passione, ma ciò non toglie che anche il pubblico merita rispetto, quanto meno nella chiarezza dei rapporti. Ammettere onestamente che questo passa il convento, pur avendo dichiarato di avere speso gli stessi soldi dell’anno scorso per allestire la squadra, è un atto di lealtà che i brindisini meritano per la loro generosità e per i 3000 abbonamenti che ogni anno sottoscrivono al buio.

Personalmente sono del parere – e non da oggi - che le frontiere andrebbero chiuse, almeno per un quinquennio. Per il calcio, ma soprattutto per il basket. Calerebbe certamente il livello dello spettacolo, ma costringerebbe le società ad investire seriamente nei vivai con grande giovamento ai vari livelli, anche delle nazionali, che nel basket non vincono un qualsiasi titolo da almeno una quindicina di anni. Se solo pensiamo che la Slovenia, investendo ogni anno solo quattro milioni di euro si porta a casa un prestigioso titolo europeo, e l’Italia, che ne spende 44 di milioni di euro  ogni anno, e si ferma ai quarti di finale di un Europeo, c’è da mettersi le mani nei capelli.

Pallacanestro a secco da anni: colpa di Federbasket o della lega?

Chi comanda di più nel basket, la Federazione o la Lega? La componente sportiva o il business? E qual è il peso dei procuratori sul sistema basket? Ed a proposito di vivai, da quanti anni nella nostra prima squadra non compare più un atleta cresciuto nel vivaio? Per avere un brindisino in squadra, Marco Giuri, quest’anno abbiamo dovuto comprarlo dal Caserta. Possibile che in una delle capitali meridionali del basket, che ha partorito allenatori passati alla storia e decine di atleti anche di caratura da nazionale, non nasca più un cestista degno di questo nome? Dove si annida il male oscuro?

Sarà sicuramente l’effetto brindisino del disastrato sistema basket nazionale, ma siamo sicuri che noi non abbiamo colpe? Cosa impedisce alla nostra società di imporre al capo coach di inserire nei dodici che vanno in panchina anche qualcuno dei nostri migliori giovani a cui regalare l’emozione e l’esperienza di qualche minuto in campo?

L'annosa questione del palasport

Ed in ultimo una riflessione sull’associazione di appassionati che meritoriamente affianca la società.  Autotassarsi per offrire un sostegno economico agli sforzi della società è utile e importante, ma non basta. L’associazione, a mio avviso, deve assumere iniziative che non solo creino sostegno e simpatie verso la squadra, ma deve anche rappresentare un efficace strumento di pressione perché vengano finalmente risolti alcuni problemi che da anni condizionano e frenano lo sviluppo del basket a Brindisi. Primo tra tutti il problema del nuovo palazzetto e dei servizi ad esso annessi.

Non è più concepibile che, dopo oltre dieci anni, si sia ancora al palo. L’associazione non può continuare a tacere, e restare inoperosa (di idee e iniziative), sulla necessità urgentissima di un nuovo impianto, degno di una città civile. La costruzione del nuovo palazzetto non è una questione di esclusiva pertinenza del Comune e della Società ma dell’intera comunità brindisina. 

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