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"La violenta deriva di Brindisi: bisogna valorizzare i buoni"

L'analisi della situazione dopo i fatti della scorsa notte fatta dallo psicologo brindisino Vito Brugnola

BRINDISI - Nel bel mezzo della movida tra ragazzi intenti a divertirsi e locali al lavoro per servire i propri clienti ecco l’esplosione di tre colpi di pistola che feriscono all’addome un ragazzo intento a passeggiare. Il tutto in pieno centro, davanti una moltitudine di persone: l’ennesimo schiaffo alla città.

Neanche il tempo di voltare pagina dopo l’attentato alla tabaccheria in Piazza Vittoria, che subito ci troviamo a commentare un’altra notizia di cronaca dai connotati gravissimi che, per chi ha vissuto la Brindisi degli anni ’80 e ’90, vede sinistre analogie con gli anni bui di questa città.

E’ difficile trovare una comunità perfetta, in cui tutto gira secondo le regole e i giornalisti risultano disoccupati ma, quanto accade a Brindisi da alcuni anni, da tempo ha superato i livelli d’allarme e richiede una risposta forte da parte dello Stato e dei suoi cittadini.

Rapine a ripetizione che scalfiscono la sicurezza della gente, scandali politici che minano la fiducia degli elettori sino alla recente sparatoria, sono fenomeni sempre più frequenti che annientano la qualità di vita di una comunità cittadino che avrebbe tutte le carte in regole per sperare ed avere un futuro migliore.

Ad oggi ci troviamo di fronte un bivio: fare finta di nulla, dimenticare quanto accaduto e seguire qualche pifferaio magico travestito da seducente sognatore di realtà inesistenti, oppure riconoscere i costumi sociali erronei che indossiamo e disfarcene.

Nella società contemporanea, dove le raffinate forme di comunicazione sono capaci di affermare tutto e il contrario di tutto, è facile cadere nel convinto pessimismo (“questa città è persa”) oppure nell’ottimismo cieco (“una foto del porto e via con le frasi sulla città migliore del mondo”), inoltrandosi in vicolo cieco perché privo di forze e trasparenza.

Eppure, una scelta migliore è indispensabile. La dobbiamo a questa città dal passato glorioso che ci ospita, e ai giovani che hanno perso la fiducia e l’amore verso il posto in cui vivono. Proprio i ragazzi sono le vittime maggiori della sparatoria di ieri sera. Il rischio che si corre è che subentri in loro una desensibilizzazione a questi avvenimenti per cui l’indignazione lasci il posto alla normalità (come accaduto ieri sera) e la speranza alla rassegnazione.

Del resto, la violenza è un fenomeno sociale si rafforza nei contesti in cui viene permessa se non persino giustificata seppur velatamente e, traducendo una riflessione di Martin Luther King, per sconfiggerla non è necessario riflettere sui cattivi, ma valorizzare i buoni.

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