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Le guerre suicide dei politici locali mentre turismo ed economia soffrono

Nutriamo sempre più dubbi sul fatto che questa leva di politici e amministratori che opera in provincia di Brindisi – sempre con le debite eccezioni – sia all’altezza del proprio compito. Vorrei citare solo due casi molto diversi come scenari, ma entrambi con un forte impatto sull’economia del territorio: la gastronomia e la gestione del porto.

Il municipio di Ceglie Messapica

Nutriamo sempre più dubbi sul fatto che questa leva di politici e amministratori che opera in provincia di Brindisi – sempre con le debite eccezioni – sia all’altezza del proprio compito. Vorrei citare solo due casi molto diversi come scenari, ma entrambi con un forte impatto sull’economia del territorio: la gastronomia e la gestione del porto. La prima vicenda ci porta in collina, a Ceglie Messapica, cittadina con grandi risorse ambientali e culturali alla quale negli ultimi due o tre anni per ragioni politiche era stato imposto un percorso autonomista per la propria promozione turistica. Ricordate la guerra con Ostuni e con l’amministrazione provinciale gestione Ferrarese sulla Fondazione per la Dieta mediterranea? Ricordate il distacco dal carrozzone “Filia Solis” alla Bit di Milano? Tutto frutto della contrapposizione profonda tra Pdl e Massimo Ferrarese, sulla testa (va detto) del molto più ragionevole ed equilibrato parere dei ristoratori ed albergatori della città, che personalmente trovo molto bella e meritevole di migliore destino.

Adesso il paradosso. Entra in giunta al posto del Pdl, in lite con il sindaco Luigi Caroli, l’Udc di Ciro Argese e Massimo Ferrarese, e una delle prime cose che accade è la liquidazione delle associazioni locali dai due principali eventi turistici e promozionali dell’estate, la programmazione degli eventi musicali e il Ceglie Food Festival. Che storia è questa? Per la musica si chiama una associazione di Martina Franca (della quale non mettiamo in discussione le capacità), per la gastronomia si schiaffeggiano i sodalizi locali di ristoratori e operatori del settore ricettivo chiamando da Brindisi gli organizzatori del Negramaro Wine Festival e una società che si chiama Magilla. Primo risultato, fuori dal cartellone i cuochi locali.

Tutto ciò avviene in un contesto – ormai lo abbiamo capito – di preoccupante rarefazione generale delle presenze turistiche, non sappiamo se per colpa di un calo del brand Puglia sul mercato nazionale ed internazionale, o se per la contrazione del mercato turistico nazionale causata dal taglio pesante al reddito degli italiani. Le analisi le faranno alla fine gli esperti e la Regione Puglia. Ma come si può scatenare non una, ma due guerre attorno al cuore degli eventi estivi a Ceglie Messapica in un momento in cui invece si deve fare quadrato, stringere i denti, e difendersi al meglio? Sono passato da piazza Plebiscito poche sere fa, non c’era moltissima gente in giro, ma quelli seduti ai tavolini dei bar erano quasi tutti turisti stranieri ed italiani. Attoniti: su un palco semibuio c’era qualcuno dalle qualità canore inferiori forse anche a quelle del sottoscritto, che a Roma avrebbero definito “un cane scannato”.

Poche sere prima invece in via Muri ho visto ed ascoltato all’opera giovanissimi musicisti credo del locale conservatorio in performance davvero apprezzabili, dal concerto di violini al rock. Avrebbero meritato spazio e palcoscenici più ampi per arricchire con il loro indubitabile talento le serata estive di Ceglie Messapica. Ma come ho già avuto modo di dire in altre circostanze, la cosiddetta lotta politica acceca e ottenebra. E così invece di salvare il turismo si può finire – come fa sapere Francesco Nacci, presidente del consorzio locale di associazioni culturali ed operatori turistici – anche davanti al Tar. Tranquilli: alle prossime elezioni torneranno tutti a promettere che sacrificheranno affetti familiari e interessi personali sull’altare dello sviluppo della città. Cesare Fiorio avrebbe potuto spiegare come la Ferrari non affidi una macchina a piloti improvvisati. Spero che una bella città come Ceglie Messapica trovi la propria strada e i piloti giusti al più presto.

Per il porto di Brindisi la vedo invece molto più dura. Il ministro Lupi ed i suoi colleghi del Pdl hanno ben altre grane che non il destino della nostra Autorità Portuale, e poi è già palese il fatto che la nomina di Iraklis Haralambidis non sarà certo messa in discussione da chi l’ha voluta, cioè il centrodestra. E va detto che anche i parlamentari dell’altra parte non si stanno dannando, in realtà, l’anima. Come fa a dire, il senatore Pietro Iurlaro che chi critica questo presidente da 800 euro al giorno (stima al lordo) schiaffeggia il porto e la città? Cos’è questa, la famosa cultura della polvere spazzata sotto il tappeto? Ma qui ci sono solo macerie, non polvere: il senatore si legga i dati statistici, se li faccia consegnare e poi magari li passi anche a noi. Le tabelle complete, quelle che elabora Brindisi Porto Informer e che non vediamo più da almeno due anni.

Dove sono i processi positivi avviati da Haralambidis: gli elenchi uno per uno, il senatore Iurlaro, e faccia anche quello dei progetti finiti nel nulla ma costati un bel pacco di soldi in progettazioni o in fondi revocati dal Cipe. Senatore, questa Autorità Portuale non è stata in grado di presentare un bilancio consuntivo capace di convincere il Comitato portuale, a distanza di mesi dal termine di legge, ma ha distribuito quasi 700mila euro di premialità al personale con meccanismi sconosciuti all’organismo deliberante. Ma cosa vuole difendere. Il porto potrebbe dare parecchio lavoro ad una città dove decine di operai sono costretti a fare da supporto ad impianti e progetti a rischio (anche per la loro stessa salute) pur di portare il pane a casa. Si metta gente che sappia realmente pilotarne lo sviluppo e non il naufragio. Se io fossi un sindacalista non porterei certo i disoccupati a protestare sempre nei soliti posti (Prefettura, Comune), dimenticando i luoghi dello spreco e delle occasioni perdute.

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