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Lotta al tumore: l'importanza di non farsi travolgere dall'onda emotiva della diagnosi

Col miglioramento delle condizioni di vita e l’allungamento dell’età media abbiamo acquisito aspettative e benessere inimmaginabili sino agli esordi del XX secolo

Col miglioramento delle condizioni di vita e l’allungamento dell’età media abbiamo acquisito aspettative e benessere inimmaginabili sino agli esordi del XX secolo. Eppure, nonostante le grandi conquiste mediche raggiunte, non possiamo ignorare di far parte del grande ciclo della vita e che la sopravvivenza oltre i 50 anni porta con sé l’aumento della possibilità d’insorgenza di tumori.

L’informativa su questi grandi mali, che sono la seconda causa di morte nei paesi sviluppati, entra quotidianamente nei mass-media e nelle nostre case con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla prevenzione e sulla ricerca. Del resto, secondo le stime AIRTUM nel 2014 in Italia vengono diagnosticati circa 366.000 nuovi casi di tumore maligno, di cui circa 196.000 (54%) negli uomini e circa 169.000 (46%) nelle donne, con un tasso di mortalità di 1 ogni 300 persone.

La diagnosi di un tumore può avere enormi conseguenze sulla vita degli interessati: sono parole brevi e concise che pendono come la spada di Damocle su sogni e speranze di chi vede un dono importantissimo, la vita, messa a repentaglio da un nemico quasi invisibile che cresce dento di sé. Ammalarsi di cancro è uno degli avvenimenti più traumatici che può caratterizzare il nostro vissuto e investe molteplici aspetti personali: dai rapporti interpersonali alle conseguenze lavorative, senza dimenticare l’enorme carico che deve sobbarcarsi la sfera psicologica del malato oncologico.

I sentimenti di ansia, paura e scoraggiamento sono tipici quando si parla di tumori ed è facile per i pazienti cadere in uno stato psicologico in cui il senso d’ingiustizia e il pessimismo hanno il sopravvento.  Questa deriva pericolosa però non fa altro che rendere ancora più potente l’effetto collaterale della neoplasia. Le modalità con cui si reagisce alla diagnosi influenzano la prognosi stessa della malattia oncologica e all’interno di questo processo ci sono fattori molteplici di tipo psicologico, sociale e biologico.

La reazione di ogni paziente si sviluppa in modo soggettivo e può orientarsi verso l’accettazione e l’adattamento per la nuova condizione fisica o, nei casi peggiori, verso l’opposizione a ciò che è brutalmente espressione della natura. Il rischio più probabile è il ricorrere ai comportamenti abnormi di malattia ipotizzati da Pilowsky che si traducono in ipocondria o i sintomi di conversione, o nella minimizzazione e negazione dei sintomi.

Un fattore protettivo che caratterizza il buon adattamento psicologico alla malattia, è il “locus of control”, ovvero il grado di percezione di controllo che il paziente ha delle sue condizioni. Infatti, se è vero il tumore ci porta ad intraprendere una battaglia il cui esito non è certo, di sicuro questi non è capace di sconvolgerci la vita più di quanto non possiamo fare noi stessi con le nostre emozioni.

Una buona integrità del proprio sé e una vita ricca di stimoli e supporto sociale costituiscono gli elementi base per resistere all’onda emotiva conferita dalla diagnosi. La vittoria sulle malattie oncologiche è possibile e il primo passo è quello di non incollarsi addosso l’etichetta di “malato”, il primo vero sintomo della malattia. 

Si potrebbero citare tanti personaggi famosi che hanno vinto o affrontato con dignità la loro lotta con il tumore, spesso presi come modelli, ma in realtà ci sono tante storie straordinarie tra persone comuni che hanno affrontato a testa alta il proprio destino, felici di poter raccontare ogni giorno anche il più piccolo episodio che per la maggior parte delle persone può sembrare scontato o insapore.

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