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"Ognuno di noi ha le risorse che permettono di lenire questo momento critico"

Il “fare” allenta la tensione: leggere un libro, guardare un film divertente, ascoltare musica, tenere in ordine e pulita la casa, curare una piantina, cucinare

Nelle ultime settimane abbiamo subìto un cambio repentino delle nostre abitudini dovuto alle misure restrittive per affrontare la pandemia da coronavirus. Misure necessarie a cui possono seguire effetti secondari e indiretti di questo regime di autosegregazione. Le conseguenze psico-emotive originate dall’isolamento e dalla mancanza di contatti sociali sono: rabbia, stress, ansia, depressione, ruminazione mentale, momenti di sconforto e confusione; sopraggiungono bruschi balzi d’umore da pensieri negativi e pessimisti a una sorta di euforia dell’ “andrà tutto bene” con eccessivo ottimismo, a volte quasi un distacco dalla realtà, come misura di difesa davanti al grande cambiamento che richiede uno sforzo psicoemotivo.

Sintomi, questi, che non devono subito allarmarci, poiché fisiologiche reazioni del nostro cervello per fronteggiare lo stress. In questo momento sono reazioni naturali, di fatto siamo stati catapultati in una realtà assurda, irreale, quasi da film, fuori da noi, invece man mano che passano le settimane ne stiamo elaborando i contorni, lentamente.

Davanti ad un evento pauroso il nostro cervello risponde con attacco, fuga o sospensione: quest’ultimo è forse ciò che sta avvenendo, un ritiro temporaneo dal mondo, un disimpegno dalle richieste e dal bisogno di conferme dell’altro, rivolgendo lo sguardo solo su noi stessi. Viviamo in un time out, in cui possiamo essere tutto e ci troviamo a fare i conti con le nostre fragilità che ci rimbalzano davanti con impeto, ci costringono a trovare nuovi schemi di gioco per comprenderci. Con l’angoscia e la paura avvertiti dobbiamo imparare a conviverci, accettarle nel quotidiano senza scansarle, o torneranno più impetuose di prima schiacciandoci. La paura sana è il nostro strumento di salvezza che ci pone in allerta a rispettare le regole.

Le conseguenze psico emotive possono peggiorare la salute sul lungo periodo. Gli anziani che si sentono soli possono incorrere più facilmente in molti momenti di tristezza, angoscia; chiunque di noi può rifugiarsi in abbuffate per riempire vuoti affettivi e tempo; possono aumentare le violenze domestiche; le dinamiche famigliari già disfunzionali possono inasprirsi dovendo rimanere tutti sotto lo stesso tetto per lungo tempo; attacchi di panico, disturbi dell’umore possono diventare più critici. Il mio pensiero alle famiglie con figli diversamente abili, più soggette a depressione, momenti di collera, senso di abbandono; ma ancora l’acuirsi del disturbo ossessivo compulsivo e l’insorgenza del disturbo post traumatico da stress per tutti, in particolare per il personale medico. In più l’inattività forzata può far aggravare patologie precedenti, complicazioni cardiache, alta pressione, diabete, gastrite.

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Messe di fronte a un isolamento forzato, cerchiamo naturalmente di mantenere in funzione le nostre reti di supporto sociale: videochat, chiacchierate al telefono. Manteniamo un’alimentazione corretta, varia e un’attività fisica a casa; cerchiamoci un compito piacevole ogni giorno (per quanto difficile), il “fare” allenta la tensione: leggere un buon libro, guardare un film divertente, ascoltare buona musica, tenere in ordine e pulita la propria casa, curare una piantina, cucinare, ognuno di noi ha la sua personale “cassetta” di risorse che permettono di lenire questo momento critico. 

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