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Immigrazione, populismo di destra e xenofobia

Incolpare gli immigrati per la disoccupazione è un mantra ripetuto da governi e movimenti xenofobi che incolpano la forza lavoro straniera della disoccupazione, ignorando che, per esempio, il 40% dei posti di lavoro in Europa, sono minacciati dalla robotizzazione. La migrazione non è un problema in sé

Gustavo Gonzalez Rodriguez

Ospitiamo anche sul nostro giornale un’analisi del fenomeno migratorio in Cile del professor Gustavo Gonzalez Rodriguez, pubblicata  dal quotidiano on line OtherNews (http://www.other-news.info/noticias/2019/08/inmigracion-populismo-derechista-y-xenofobia/). 

Gustavo Gonzalez Rodriguez è stato Direttore della Facoltà di Giornalismo dell'Università del Cile, scrittore, giornalista ed ex Direttore dell'IPS (Inter Press Service. NdT) in Cile ed Ecuador. Ex corrispondente da Roma e da San José de Costa Rica. 

Incolpare gli immigrati per la disoccupazione è un mantra ripetuto da governi e movimenti xenofobi che incolpano la forza lavoro straniera della disoccupazione, ignorando che, per esempio, il 40% dei posti di lavoro in Europa, sono minacciati dalla robotizzazione. La migrazione non è un problema in sé. Al contrario, è un processo che contribuisce a creare società plurali, diverse ed arricchite culturalmente. 

Il problema deve essere ricercato nella leadership politica che addossa ai migranti gli impatti negativi delle crisi cicliche create da un sistema internazionale che ha rinunciato alla solidarietà e al multilateralismo ed in cui l'economia reale è scomparsa a causa dell'incessante ricerca della moltiplicazione del capitale finanziario. Un disordine internazionale che si nutre di conflitti localizzati e crisi umanitarie.

Il giornalista, scrittore e saggista uruguaiano Eduardo Galeano, una delle personalità più autorevoli e stimate della letteratura latinoamericana, lo aveva già detto agli albori della globalizzazione neoliberista: uno dei paradossi più terribili nel mondo di oggi è che i capitali hanno piena libertà di movimento e gli esseri umani no. 

Per questo motivo, una delle più immediate e gravi conseguenze della xenofobia è l'aumento della tratta di esseri umani, in quanto si tratta di una redditizia attività criminale, che cresce con la chiusura delle frontiere. Non solo in Cile, ma nel mondo, viene instillata l'idea del "problema dell’immigrazione", mentre, l'immigrazione, dovrebbe essere vista piuttosto come una fonte di soluzioni per molte delle carenze della nostra società. 

In questa falsa visione si radica il successo dei populismi di destra. Il fallimento della marcia per l’anti-immigrazione dell'11 agosto, in Cile è stata una buona notizia, tuttavia, il semplice fatto che le destre xenofobe l’abbiano organizzata, si tratta di un segnale preoccupante. 

La contro-dimostrazione, che ha portato all’arresto di 80 manifestanti, dimostra come il problema, in Cile, sia vissuto in maniera conflittuale dalla popolazione. Un conflitto alimentato dall'approccio populista all'immigrazione del governo del Presidente Sebastián Piñera e dalle posizioni ambigue di molti attori politici cileni. Non è un fatto secondario che, secondo l'inchiesta di luglio fatta dall’Agenzia di studi statistici cilena Cadem, la politica sull’immigrazione del governo cileno riscuota il sostegno del 73% della popolazione. 

Si tratta, forse, dell'unico record positivo di un'amministrazione che si caratterizza per un gradimento da parte della popolazione cilena, in costante discesa, sia per la figura del Presidente Piñera e sia per le sue politiche economiche, sulla sanità e sull’istruzione. 

Pertanto, la questione degli immigrati diventa una sorta di salvavita per il Presidente Piñera, per distrarre l’opinione pubblica dagli altri gravi problemi della Nazione. Un escamotage che il filosofo argentino Ernesto Laclau, nei suoi studi sul populismo, ha identificato come "significante vuoto", proposte politiche, cioè, che si basano sulle percezioni e sulle paure immediate dei cittadini che, essendo basate sui sentimenti, riscuotono il supporto popolare, sebbene tali proposte politiche non abbiano basi affidabili, non siano in grado di superare approfondite analisi e non portino a soluzioni dei problemi esistenti, ma , soprattutto, creano una minaccia - creata ad arte - in questo caso, l’invasione incontrollata degli immigrati.

Il Partito Social Patriotas (un partito politico che si definisce nazionalista, sovranista, popolare, anti-marxista, anti-liberale ed anti-globalista. NdT) e le altre organizzazioni che hanno organizzato la marcia dell'11 agosto, altro non sono che l’inevitabile conseguenza di questa aberrante propaganda creata dal governo, che, in una certa misura, fu lo stesso Piñera a sdoganare quando, il 12 dicembre 2017, durante il dibattito finale per il secondo turno delle elezioni presidenziali, ha annunciato che "chiuderemo le porte a coloro che vengono a crearci danno".

Sarebbe, tuttavia, esagerato paragonare le politiche e le misure anti-immigrazione del governo cileno con quelle di altri populismi di destra, a cominciare da Donald Trump, con le sue mura sul confine col Messico ed il suo ricatto tariffario contro la migrazione messicana e centro americana. 
Né sarebbe, per ora, paragonabile alla disumana chiusura dei porti italiani ai naufraghi africani voluta da Matteo Salvini in Italia, od alla manifesta xenofobia di Viktor Orbán in Ungheria o ad anche alla Presidente della Croazia Kolinda Grabar-Kitarović, solo per citare alcuni casi che dimostrano come le migrazioni, con tutte le loro conseguenze, costituiscono oggi la grande questione internazionale e che illustra il grave deterioramento (se non l’abbandono) del rispetto dei diritti umani.

Una questione contraddittoria nel caso del Cile. Il 7 agosto, poco prima della marcia contro gli immigrati, la coordinatrice dell’Ufficio delle Nazioni Unite in Cile, Silvia Rucks, nel corso di una visita a Chacalluta, ha elogiato la politica di immigrazione del governo. Le sue dichiarazioni alludevano alle misure prese di fronte alla concentrazione di emigranti venezuelani davanti al consolato cileno a Tacna, anche se, apparentemente, non costituivano un giudizio globale sul ruolo del Governo cileno.

Non sorprende che il Migrant Action Movement, attraverso il suo portavoce Eduardo Cardozo ed il Coordinamento Nazionale dei Migranti, guidato da Héctor Pujols, abbiano messo in dubbio le dichiarazioni di Silvia Rucks.  Pujols ha ricordato le retate contro i cittadini stranieri e le espulsioni di massa ordinate dal Ministero degli Interni. Entrambi i leader hanno, inoltre, sottolineato che le loro organizzazioni umanitarie, sono praticamente ignorate dall'esecutivo quando vengono formulate politiche ed adottate misure al riguardo. Un parere condiviso anche dalla Commissione cilena per i diritti umani.

I fatti negano, sotto molti aspetti, l'annuncio ufficiale del Governo, secondo il quale, in Cile vi è un’immigrazione "ordinata, sicura e regolare". Uno slogan a mero beneficio dell’elettorato, un chiaro esempio del "significante vuoto" del filosofo argentino Ernesto Laclau, citato poc’anzi. 
A riprova di ciò è la contraddizione tra gli slogan di Governo  ed il rifiuto del Cile a  firmare il Patto di Marrakech sulla protezione dei migranti del dicembre 2018: Rifiuto che, l'allora imprevedibile Ministro degli Esteri cileno Roberto Ampuero, ha giustificato come "difesa della nostra sovranità", ignorando un aspetto fondamentale nelle relazioni internazionali e nel diritto internazionale umanitario.

Le azioni compiute, in questo ambito, dal governo e, in particolare, dal Sottosegretario agli Affari Interni, Rodrigo Ubilla, come, ad esempio, il rimpatrio degli stranieri imprigionati in Cile, hanno evidenziato, fin dall'inizio, come l'attuale amministrazione si prefiggesse lo scopo non solo di "chiudere le porte", ma anche espellere "quelli che vengono a farci del male". La visione populista-governativa, supportata da un forte battage mediatico, ha fatto si che, nella visione popolare, l'immigrato venga considerato come una minaccia al lavoro, alla salute pubblica, un pericolo sociale, peraltro senza che vi siano evidenze statistiche in tal senso. Non è una questione di poco conto. 

Sebbene al di là di qualche insensata dichiarazione da parte di alcuni leader di destra, non si sono udite parole di odio nei confronti degli immigrati da parte del governo. La loro criminalizzazione, tuttavia, come dimostrano numerosi episodi di dichiarazioni ufficiali, non è mai cessata. Cito, ad esempio, quella dell'allora Ministro della Salute, Emilio Santelices, che nel febbraio di quest'anno, che ha fatto intendere come l’aumento dell’Aids tra la popolazione cilena sia correlabile all’aumento dell’immigrazione; od anche le recenti parole del titolare del Tesoro, Felipe Larraín, che ha addossato agli immigrati la responsabilità del tasso di disoccupazione all'8,4%.
Con queste sue dichiarazione Larraín, non solo provava a nascondere il deterioramento dell'economia (ed al suo impatto sull'occupazione), ma, soprattutto, contribuiva a rilanciare l'allarme populista sulla favoletta che gli stranieri "rubano" il lavoro ai cileni. Nell'ultimo sondaggio Cadem, il 50% dei cileni ritiene che la migrazione sia dannosa per l'economia e l'83% è a favore di una politica restrittiva dell’immigrazione.

Il governo di Piñera sembra intrappolato, sia nella sua retorica che nelle sue azioni, nella continuazione di questa politica contro la migrazione, sebbene l’aver sostenuto la fallita marcia dell'11 agosto, lo abbia posto in una difficile posizione.  Manifestazione vietata dal Sindaco di Santiago Karla Rubilar per motivi di “sicurezza pubblica” in quanto, i partiti xenofobi che vi avrebbero preso parte, avevano invitato i manifestanti a parteciparvi armati. Un'iniziativa scellerata che aveva trovato l’opposizione dell'Istituto per i Diritti Umani, oltre che l'Ordine degli Avvocati che avevano sollecitato un intervento del Governo sulla questione.

Per gli xenofobi era solo una battuta d'arresto, provocata dalle autorità che, a loro dire, “hanno voltato le spalle agli onesti cittadini del nostro paese". Pertanto, l’espansione di sentimenti xenofobi rimane latente e sarà difficile fermarla, se non ci saranno cambiamenti sostanziali nell’approccio ideologico e legislativo, non solo del Governo, ma anche da tutti gli attori politici, economici e sociali.

Come ha scritto l'avvocato Carlos Peña nella sua rubrica di domenica 11 sul quotidiano El Mercurio (quotidiano cileno di stampo conservatore. NdT), si tratta di uno sbaglio, oltreché di una bugia, "l'idea che i migranti spoglino i cileni di opportunità e rivaleggino con loro per l'occupazione o costituiscano minaccia per la salute". Per questi ultimi aspetti, in particolare, l'immigrazione ha, invece, provveduto a sanare croniche deficienze. Le carenze quasi endemiche dei professionisti dei servizi di sanità pubblica, specialmente nelle regioni, ad esempio, sono state parzialmente compensate da medici stranieri, tra cui 2.500 medici venezuelani arrivati in Cile negli ultimi quattro anni. Attualmente ci sono anche più di mille insegnanti stranieri nel paese. Il contributo positivo del lavoro dei migranti non è solo nelle professioni altamente qualificate. Gran parte dell'agricoltura si basa sul lavoro straniero, in particolare haitiano, soprattutto per la raccolta, attività che non attira i giovani cileni, ansiosi di abbandonare le zone rurali.

L'esacerbazione della xenofobia e la “vista corta” del populismo di destra di fronte alla migrazione, porta ad ignorare un altro aspetto sociale fondamentale. La popolazione cilena sperimenta un processo di invecchiamento accelerato. Gli over 65, che hanno rappresentato il 10% nel 2010, raggiungeranno nel 2038 il 20% e nel 2050 saranno il 25% del totale della popolazione. Secondo le proiezioni statistiche, inoltre, si registra un calo progressivo del tasso di fertilità che nel 2029 sarà uno dei minori in America Latina, con 1,57 bambini per donna fertile.

Queste tendenze indicano chiaramente che, tra breve, ci si troverà di fronte ad una sostanziale riduzione della popolazione attiva, con inevitabili seri impatti economici. La soluzione potrebbe essere proprio nell'immigrazione, per recuperare percentuali di popolazione economicamente attiva e aumentare i tassi di natalità in un paese come il Cile, la cui densità della popolazione è bassa.  Le famiglie di migranti, inoltre, andandosi ad installare nelle aree rurali, stanno contribuendo al “ripopolamento” delle aree regionali.

Sebbene, pertanto, gli atteggiamenti e provvedimenti xenofobi siano palesemente in contrasto con gli interessi del Paese, contrastarli non sarà un compito facile. Soprattutto perché non si tratta solo di controllare i fanatici del Partito Social Patriota (PSP – un partito politico cileno che si  autodefinisce nazionalista, sovranista, indipendente, popolare, indipendente, anti-marxista, anti-liberale ed anti-globalista - NdT) ed i loro seguaci, ma fondamentalmente di cambiare profondamente le nostre visioni, la cultura del Popolo, scoprire che, dove vi sono problemi, si possono trovare opportunità e, soprattutto, recuperare i concetti basilari dei diritti umani nella loro essenza.

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