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Virus: una società allo specchio, e la rianimazione dei valori

Questa emergenza è il momento in cui ritrovare il senso reale della vita, a partire dagli affetti più intimi

Nel turbinio di un’economia supercircolare, dove tutto è connesso, dove veniamo esortati ed invitati a viaggiare, ad aggregarci all’insegna dei sorrisi e dei festeggiamenti continui, questi primi mesi del 2020 si son divertiti non poco a mettere alla prova le nostre abitudini, nonché il sistema nervoso. L’Italia, in particolare, sta affrontando una delle pagine più impegnative della sua storia moderna. I contenuti sono ben diversi dalle tensioni politico-sociali degli anni ‘60 e ‘70: non ci sono attentati anarchici o dal colore politico estremo, così come non assistiamo a rapimenti da parte delle Brigate Rosse o a stragi mafiose. Per la prima volta non sono poche persone a correre un pericolo ma è una larga parte della popolazione ad esser minacciata da un virus.

Dopo approcci ambigui e contrastanti tra i governatori delle regioni del Nord e il governo, in cui si sono mischiati in maniera schizofrenica appelli alla prudenza ed, al contempo, del prosieguo normale del proprio stile vita, adesso possiamo dire che l’intero Paese, da Aosta a Palermo, da Treviso a Carbonia è zona protetta. Lo ha ribadito il primo ministro Giuseppe Conte: “Non abbiamo più tempo, è giunto il momento di cambiare le nostre abitudini”, facendo intuire, nel non detto, che la situazione sta assumendo contorni gravi ed è giusto fermarsi, prima di cadere nel baratro dell’emergenza sanitaria con centinaia di deceduti.

Questa situazione però offre l’occasione di fermarci un attimo e capire quanto siano preziosi i nostri costumi, dati per scontati, ed anche quanto sia dispendioso e non sempre sostenibile l’attuale stile di vita occidentale. Le foto dei satelliti hanno evidenziato che in Cina ed in Pianura Padana l’emissione di sostanze inquinanti è crollata, i pronto soccorso sono finalmente deserti da richieste inappropriate e le nostre giornate sembrano aver recuperato una dimensione umana, abbandonando fretta e corse per non si sa bene cosa.

È difficile esser costretti a stare a casa (anche se sono consentite brevi passeggiate), ma indubbiamente ciò offre la possibilità di risvegliare quelle doti di ascolto e riflessione spesso bistrattate dagli schiamazzi del caos quotidiano. Per molti giunge il momento di fermarsi ed osservare ciò che si è costruito: la propria casa, la propria famiglia e l’immagine che si ha di sé. Tale valutazione può sembrare difficile ed incutere un certo allarme ma risulta necessaria per dare senso a quanto sta accadendo: il silenzio per le strade, le serrande chiuse e l’aria apparentemente immobile fungono da cassa di risonanza nella nostra esistenza attuale, senza distrazioni di massa.

Ed in fondo è questa la vita essenza della psiche: un’esistenza fatta di vicinanza con le persone care, in cui ascoltarsi e condividere spazi non catalogati in un fitto calendario d’impegni. Tutto ciò risuona come una dolce melodia rispetto allo sconcertante stridere di quei video, umilianti per l’intelligenza umana, in cui molti giovani si dichiaravano incapaci di rinunciare ad un “negroni” e agli assembramenti perché “in diritto di divertirsi”. La sordità e l’insensibilità delle migliaia di persone, le quali infrangono le raccomandazioni con spudorata arroganza, dovrebbe spingerci a riflettere su alcuni falsi miti della nostra civiltà: un edonismo assoluto che calpesta ogni forma di sapere ed altruismo.

Fondamentalmente questi comportamenti sono figli esasperati dei nostri istinti moderni più superficiali, ed appaiono come diritti in verità assai distorti. Dunque, in virtù di quanto appena detto, l’emergenza Coronavirus offre la possibilità di fermarci e guardare come stiamo vivendo, come vive il mondo in che ci ospita. Appare fondamentale recuperare il concetto di comunità in cui gli altri non sono il riflesso del nostro ego ma sono sostegno ed aiuto nei momenti di difficoltà, con comportamenti seri e maturi a discapito del veniale.

Abbiamo la possibilità di assaporare con tranquillità assoluta i nostri affetti, di educare bambini e giovani, figli e nipoti su quanto sta accadendo, su come gli anziani, i più minacciati da questo virus, siano una risorsa da difendere profondamente e su come tutto quello a cui siamo abituati può sempre variare, anche traumaticamente, nel giro di pochi giorni. Non possiamo ignorare che un virus minuscolo 100nm stia mettendo in crisi l’economia mondiale, sovvertendo priorità e saperi dati per scontati sino a poche settimane fa, facendoci rivivere sapori amari contenuti nei volumi di storia, affrontanti talvolta con azioni disorientate e pavide e altre volte con gesti eroici e virtuosi tra cui vale la pena di menzionare il personale sanitario degli ospedali.

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Sicuramente ci rialzeremo e torneremo a riappropriarci delle nostre libertà e consuetudini, ben consci di aver vissuto giorni che probabilmente finiranno nei libri di storia. In questa risalita, tuttavia, attuiamo dei cambiamenti e portiamo nella memoria il sapore delle cose importanti: la solidarietà senza distinzioni, il rispetto per gli altri e per il pianeta, consapevoli di aver imparato una lezione cara agli antichi: “Ad augusta per angusta”. Alle cose eccelse ci si arriva solo per difficoltà.

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