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Piana degli ulivi monumentali: i quesiti sul salvataggio

"Ad alcuni mesi di distanza da un convegno sulla strategia degli innesti anti-Xylella, non si hanno risposte"

Anticamente, le generazioni che si erano succedute sul suolo pugliese, avevano proceduto progressivamente alla eliminazione della macchia mediterranea e dei boschi, che nelle epoche remote rivestivano il territorio, per lasciare il posto ai cereali ed alle altre colture, necessarie per l'alimentazione della popolazione.  Fortunatamente, con l'espandersi della coltura olivicola in gran parte della regione si era determinato un proficuo processo di sostituzione, grazie al quale le funzioni di salvaguardia e di miglioramento dell'ambiente, prima svolte dalle essenze forestali eliminate, venivano esercitate dalle grandi distese di olivo, di più recente impianto. IL risultato raggiunto è stato che, pur essendo la Puglia, ad eccezione del Gargano e di altre aree minori, la regione d'Italia meno dotata di boschi, è diventata in seguito la regione più olivicola del paese, rinomata fin dall'antichità per la bontà delle sue produzioni (olive ed olio), tanto da diventare, la coltura olivicola, pilastro importante dell'economia e principale fonte di reddito per gran parte della popolazione. 

 La forte concentrazione di piante ultra secolari di grossa mole, forse unica al mondo,  presenti nella fascia litoranea pianeggiante a nord di Brindisi, comprendente i territori di Carovigno, Ostuni, Fasano fino a Monopoli, è una prova incontestabile come tale zona fosse conosciuta da antica data per l'alta qualità degli oli, ottenuti dalla varietà 'ogliarola', prevalente in zona, nota, come indicato dal nome, per l'elevata percentuale di olio pregiato contenuto nei frutti.   Per la particolare situazione descritta, fin dall'inizio del 2015 i comuni suindicati avevano preso insieme l'iniziativa di presentare domanda all'organo apposito  per il riconoscimento da parte dell'Unesco, come patrimonio mondiale dell'umanità, di tale area , distinta come " Il Paesaggio Agrario della Piana degli Ulivi Monumentali di Puglia."  Pur consapevoli della complessità e durata delle procedure necessarie per ottenere tale designazione, nella considerazione che moltissime sono le candidature avanzate a tale scopo da ogni parte del pianeta e che l'Italia detiene il primato di siti riconosciuti patrimonio mondiale dell'umanità, ben 55, ancora mancano precise informazioni sull'esito conclusivo della domanda  presentata a suo tempo dai comuni suindicati, anche se essa, già esaminata con interesse dagli organi preposti, sia stata giudicata meritevole di essere definita favorevolmente. A riguardo, si teme che la recente epidemia da xylella, che lentamente sta avanzando verso nord, dopo aver distrutto gli oliveti di gran parte del Salento, offuscando l'immagine rigogliosa della Puglia olivicola, possa costituire un handicap per il buon fine della pratica. 

Dei 55 siti italiani riconosciuti dall'Unesco, due riguardano zone viticole, quella delle Langhe in Piemonte e quella delle Colline del Prosecco, in Veneto, mentre nessuna area olivicola del paese è stata finora presa in considerazione.  Oltre al grande valore storico, paesaggistico ed ambientale rappresentato dagli olivi millenari e monumentali della Piana, altre particolarità di pregio rendono attrattiva ed unica tale area. Provo ad elencarle: l'attraversamento dell'antica via Traiana, i frantoi ipogei, le antiche masserie, i muretti a secco, le lame.

Per rendere maggiormente fruibili le particolarità della zona sarebbe opportuno dotare il comprensorio di alcuni percorsi intercomunicanti, in buono stato di manutenzione, ad esempio con muretti a secco ripristinati, in grado di attrarre e di far apprezzare dal visitatore e dal turista le bellezze del luogo, oltre al grande fascino esercitato dai borghi antichi.                  

A prescindere dal riconoscimento Unesco, cui da alcuni anni è candidata la Piana degli ulivi monumentali da Carovigno a Monopoli, visto più come un trofeo da esibire ed un blasone del quale fregiarsi, e non come un vincolo da osservare, sarebbe opportuno che i comuni interessati, facendo sistema, si dotassero da subito di severi strumenti urbanistici omogenei per la salvaguardia del territorio, onde evitare che spuntino qua e là ville di tipo hollywoodiano od altri manufatti, che dequalificano e degradano la singolarità del paesaggio.

Nel timore che il contagio da Xylella, che tiene in allarme tutti gli abitanti e gli estimatori della zona, possa estendersi agli olivi millenari indenni, alcuni organismi che operano nel territorio (Parco delle dune costiere, Gal Valle d'Itria e Gal Alto Salento ) insieme ai comuni interessati, organizzarono un convegno, svoltosi a Fasano il 21 novembre dello scorso anno, per fare il punto della situazione ed apprestare misure in grado di scongiurare la diffusione del contagio da Xylella nella Piana degli olivi monumentali.

In quella occasione si sostenne la necessità ed urgenza di estendere la sperimentazione del sovrainnesto di varietà di olivo resistenti al batterio (varietà leccino) sulle varietà più diffuse in zona, in particolare la varietà ogliarola, molto recettive e, perciò, minacciate seriamente dal contagio da Xylella. 

Quell’interessante appuntamento, impreziosito dalla presenza e contributo di un ricercatore, di fama internazionale, come il fitopatologo Donato Boscia, vide la partecipazione attiva di qualificati rappresentanti del mondo imprenditoriale e dell'associazionismo, intervenuti per dare un importante contributo di esperienza e di idee per la soluzione del problema.

Le conclusioni del convegno furono tratte dal viceministro delle Politiche Agricole, Abate, che assicurò l'impegno del governo nel sostegno alla ricerca e alle imprese agricole, confermando lo stanziamento di 300 milioni per affrontare l'emergenza Xylella. 

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A distanza di alcuni mesi da quell'evento, e dopo la ripresa a maggio da parte dell'Arif del monitoraggio nella Piana, quali risultati sono stati raggiunti ed in quanti casi, con riferimento, in particolare alla pratica del sovrainnesto, per la salvaguardia di un patrimonio, quello degli olivi millenari e monumentali, di inestimabile valore storico, paesaggistico, ambientale ed economico?  È sperabile ottenere dai responsabili della materia, che operano sul territorio, delle risposte esaurienti alle osservazioni e quesiti posti.

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