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Storie del 2 Giugno: dall'eccidio di Barletta al Senato, con Parri e Boldrini

Un ricordo personale di Michele Miraglia, undicenne nel 1946, poi a Palazzo Madama nel 1976 con i padri della Resistenza e della Costituente

Quando, bambino, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, ritornai a Trani con la famiglia, permaneva ancora in quella città, da poco liberata, un clima di turbamento e di patimento per l'azione di terribile efferatezza, effettuata dai tedeschi, pochi chilometri a nord, nella confinante città di Barletta, dove 11 vigili urbani inermi e 2 netturbini furono barbaramente trucidati. Quell'eccidio, per il quale la città di Barletta venne poi insignita di medaglia d'oro al valor civile, è tuttora ricordato come il primo atto di rappresaglia compiuto dai nazisti in territorio italiano, in risposta alla uccisione di alcuni militari tedeschi.

Il movimento partigiano, di eroica resistenza, che si sviluppò in seguito nelle regioni del centro nord con il coinvolgimento di tanti giovani, uomini e donne, si proponeva allora non solo di liberare il patrio suolo dall'occupazione militare tedesca e di contrastare con la lotta armata i soprusi e le violenze perpetrate dai nazifascisti, quanto di dare in prospettiva un diverso assetto istituzionale al paese, dopo il tradimento della monarchia collusa con il fascismo e la vergognosa e precipitosa fuga del re alla volta di Brindisi, per mettere in salvo la pelle sua e del suo “entourage”. Realizzando, in questo modo, una democrazia avanzata e progressista e non il semplice ritorno al passato, alla precaria situazione politica antecedente la dittatura, che aveva favorito l'avvento del fascismo.

L'eccidio dei vigili urbani a Barletta del 12 settembre del 1943-2


Quando il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 si concluse con la prevalenza di votanti a favore della repubblica, nel clima concitato di allora e nella partecipe esultanza che seguì, in particolare da parte del PCI e delle altre forze, che si erano espresse a favore della repubblica, intuii, nonostante fossi ancora un ragazzino di 11 anni, che si era realizzata una delle principali aspirazioni tra quelle che avevano animato la Resistenza durante la lotta al nazifascismo. Non era stato facile, dato che il sud aveva votato in maggioranza per la monarchia e la provincia di Lecce risultò la più monarchica d'Italia!

Con il medesimo referendum del 1946 gli italiani elessero anche i componenti dell’Assemblea costituente che stilarono in seguito la nuova Carta Costituzionale, quella legge fondamentale, cioè, ancora valida e tra le più avanzate al mondo, che definisce l'ordinamento dello Stato ed i diritti ed i doveri dei cittadini. Quando nel 1976 fui eletto parlamentare del PCI, primo senatore della sinistra dopo la liberazione, nel collegio senatoriale di Brindisi, città dove mi ero trasferito nel 1966 per ragioni di lavoro e per mettere su famiglia, allietata in seguito dalla nascita di quattro figlie brindisine, grande fu la mia emozione nel sedere sugli stessi banchi accanto a figure prestigiose della politica dell'epoca e della Resistenza antifascista. 

Boldrini Parri e Cadorna-2

Nella prima seduta si costituì un collegio elettorale provvisorio formato dal senatore più anziano e dai senatori più giovani, me compreso, per eleggere il presidente dell' Assemblea. A presiedere quel collegio fu chiamato il sen. Ferruccio Parri, la mitica figura della Resistenza, che ricordavo di aver visto in alcune foto storiche, mentre sfilava in prima fila a capeggiare un lungo corteo di partigiani, nella Milano del 1945, appena liberata. Tra le tante altre figure prestigiose della Camera Alta dell'epoca non posso non ricordare quella del sen. Arrigo Boldrini, (Ravenna 1915), il leggendario comandante partigiano, dal nome di battaglia 'Bulow', medaglia d'oro al valor militare, più volte eletto senatore del PCI e Presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani (ANPI), dalla sua fondazione fino al 2006, due anni prima della sua morte. Inoltre, come dimenticare di quell'Aula, la figura impareggiabile del sen. Umberto Terracini, il suo eloquio fine ed argomentato? Amico in gioventù di Antonio Gramsci, il più importante pensatore politico del '900 e fondatore del P.C.I., promotore insieme a lui del settimanale "L'Ordine Nuovo" era stato presidente equilibrato e saggio dell'Assemblea Costituente, primo firmatario della Costituzione della Repubblica con De Nicola e De Gasperi.

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Era tradizione allora nel Pci di presentare nelle liste e far eleggere, ripetutamente, in Parlamento le personalità più rappresentative dell'antifascismo e della Resistenza, intendendo così stabilire e sottolineare una continuità tra le idealità che avevano ispirato il loro operato e l'attività e l'impegno richiesto ai nuovi rappresentanti del popolo, chiamati a perseguire quelle nobili aspirazioni. Ho voluto offrire con poche parole la mia testimonianza personale sull'agitato periodo del dopoguerra, ricordando alcune figure simbolo di quel periodo, sia per dare alla ricorrenza della data memorabile del 2 giugno 1946, Festa della Repubblica, un carattere non formale e rituale, sia per ricostruire, a beneficio delle giovani generazioni, il clima, animato da tante speranze di rinnovamento, che caratterizzò quella fase importante della storia del nostro Paese.

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