Opinioni

Opinioni

Pandemia, sanità e la sterile partita statalismo - autonomismo

Importa oggi misurare la distribuzione percentuale dell’errore o piuttosto evitare che Stato e poteri locali riproducano quegli errori?

C’è chi in questi giorni difficili va dicendo che, domato il Coronavirus, niente sarà come prima. La maggior parte degli italiani danno invece l’impressione di auspicare un ritorno negli schemi della precedente ‘normalità’. Uno degli intellettuali più acuti del nostro tempo, il vignettista Altan, ha espresso bene questa dialettica (tra élites e popolo direbbe un populista di casa nostra), raffigurando il dialogo tra un signore ottimista che dichiara serafico: “La disgrazia può renderci più buoni” mentre il suo interlocutore, bardato di mascherina, replica serio: “Quando passa facciamo i conti!”.

Il ruolo dello Stato e quello delle Regioni

Senza ombra di dubbio un meccanismo poco innovativo e molto ripetitivo degli schemi del passato viene offerto da troppi opinionisti o politici. Un campo applicativo di questa coazione a ripetere pare essere il tema della autonomia regionale differenziata, oggi riemerso all’attenzione generale a seguito delle analisi e riflessioni sulla tenuta del nostro sistema sanitario organizzato su base regionale alla prova dell’epidemia provocata dal virus Covid19.

Quali sono gli elementi principali di queste analisi, dove spesso il problema si presenta disaccoppiato da una soluzione possibile? Prima di tutto si discute della uniformità delle regole necessarie per tentare di affrontare con successo l’epidemia. In realtà nessuno mette in dubbio che il ruolo dello Stato Centrale sia decisivo su questo piano. E non ci sono nemmeno grandi ostacoli giuridici all’esercizio di questo primato.

Numerose sentenze della Corte Costituzionale lo hanno legittimato ampiamente, mentre l’articolo 120 della Costituzione permette allo Stato persino di commissariare una Regione recalcitrante. Poi, certo, la Costituzione del 2001 è migliorabile. Ci aveva pensato la legge Renzi-Boschi di riforma del Senato a proporre una espressione chiara ed utile ad evitare contenziosi istituzionali, aggiungendo ai poteri statali le “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute”.

Quindi oggi basterebbe invitare tutti coloro che esprimono l’intenzione di rafforzare i poteri statali a sostenere la proposta di legge depositata in Parlamento dal costituzionalista Stefano Ceccanti, che ripropone in modo ancor più efficace quella formulazione. Al momento nessuno si è avventurato a proporre altre soluzioni, e comunque questo aspetto sarà affrontato una volta passata la bufera.

La vignetta Altan (da L'Espresso)-2

Il “disastro della Val Seriana”

In piena emergenza è però importante chiarire che l’attuale quadro giuridico non impedisce il pieno esercizio dei poteri statali. Prendiamo il caso del “disastro della Val Seriana” nel bergamasco, il territorio più martoriato di tutta Italia, così come ricostruito dal giornale online Il Post e dalla trasmissione televisiva Petrolio.

Lì abbiamo visto scendere in campo amministratori regionali e locali a teorizzare il rinvio di misure drastiche con motivazioni economiche, ma anche l’incertezza dei poteri centrali che, malgrado i consigli dell’Istituto Superiore della Sanità, hanno tentennato nel prendere decisioni per cui avevano piena legittimazione giuridica.

Importa oggi misurare la distribuzione percentuale dell’errore o piuttosto evitare che Stato e poteri locali riproducano quegli errori che sono tipici della valutazione politica? Per favore però, non nascondiamoci dietro il dito dell’assetto costituzionale.

Siamo certi che la soluzione sia il centralismo statale?

Se invece parliamo degli assetti operativi e gestionali del sistema sanitario, cosa ben diversa dalle regole per l’emergenza, bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere i tanti aspetti positivi emersi pur nel pieno svolgimento della tragedia.

L’efficacia dei modelli organizzativi di Regioni come il Veneto e l’Emilia -Romagna, che hanno meglio funzionato per evitare il collasso degli ospedali, la tenuta finora del sistema sanitario dell’Italia meridionale, l’eccellenza mondiale di alcune strutture di cura a partire dall’Istituto Spallanzani di Roma.

Chi approfitta della situazione eccezionale e non prevedibile per rivendicare una uniformità centralizzatrice, come hanno fatto Orlando e Crimi, dovrebbe ricordare che quando la Sanità era gestita dallo Stato e dai Comuni i modelli non erano venti, ammesso che ciò sia oggi vero, ma almeno qualche centinaio.

E dovrebbe anche spiegare cosa intende per uniformità, visto che i Livelli essenziali di assistenza sono deliberati e controllati già dallo Stato Centrale, e che da Roma sono state di fatto gestite la metà delle Regioni in Piano di rientro finanziario. Ci sono ovviamente tante criticità anche gravi da affrontare ma cerchiamo di non proporre rimedi peggiori del male.

L’equivoco sull’autonomia differenziata

Nel merito, al netto di sgradevoli polemiche innescate dal presidente Fontana, anche il sistema sanitario lombardo non va demonizzato perché troppo centrato sugli ospedali pubblici e privati; da tempo la Regione Lombardia ha infatti tra i suoi obiettivi l’ampliamento dell’offerta di prestazioni territoriali per prevenire l’ospedalizzazione della gran parte dei pazienti cronici, anche se questa politica ha avuto uno sviluppo troppo parziale e inspiegabilmente la rete territoriale non è stata adeguatamente attivata ed organizzata mentre si diffondeva l’epidemia.

Ma tutto ciò non c’entra proprio niente con la cosiddetta autonomia differenziata prevista dall’articolo 116 della Costituzione. Su questo bisogna stare attenti. Con il disegno di legge che porta il nome del ministro Boccia, che ha avuto miracolosamente il parere favorevole di tutte le Regioni, sono stati per fortuna accantonati molti degli elementi che suscitavano fondate preoccupazioni, soprattutto nelle Regioni meridionali. Tornare indietro strumentalizzando gli accadimenti del Coronavirus sarebbe molto pericoloso perché rischierebbe di legittimare il ritorno a posizioni più radicalmente autonomistiche di alcune Regioni del Nord.

Gli esponenti del Pd e dei 5Stelle farebbero quindi bene a riflettere sulle possibili conseguenze prima di picconare il punto di equilibrio in materia di autonomia differenziata raggiunto dallo stesso governo Conte prima della emergenza del Covid 19. (Francesco Saponaro)

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

                                                                                                         

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Nuova vita per le auto rubate: arrestate dodici persone

  • Hai un geco in casa e vuoi liberartene? Ecco le soluzioni

  • Agguato al rione Sant'Elia: giovane automobilista ferito alla gamba

  • Altri sei contagi e due morti nel Brindisino. Dati in calo nel resto della Puglia

  • Su 9 nuovi casi in Puglia, sette sono della provincia di Brindisi

  • Movida blindata a Brindisi: le forze dell'ordine sciolgono gli assembramenti

Torna su
BrindisiReport è in caricamento