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Il rispetto per le donne passa dal rispetto dei diritti di tutti

Battersi per il miglioramento delle condizioni individuali delle categorie deboli e mettere in campo vita e comportamenti affidabili

Spesso le vicende personali si riflettono in quelle di altre persone e di una più vasta comunità e questo è un bene. Aiuta infatti a spostare l’attenzione da se stessi a dare la giusta dimensione a quelle che altrimenti apparirebbero come irreparabili sconfitte. Aiuta a comporre con maggiore obiettività il quadro degli strumenti, personali ma anche collettivi, effettivamente a disposizione di ciascuno di noi e utili ad uscire dalle difficoltà. Insomma aiuta a non sentirsi soli.

Ed è cosi che mi trovo ancora una vola a riflettere sul ruolo che viene affidato o assunto dalle donne, nei contesti a me più familiari e noti ed in quelli più ampi e diversi, e sul significato stesso di questa attribuzione. Parto da un dato oggettivo: aver considerato fino ad ora le donne come un unico fronte, un unico soggetto, un unico bisogno, un unico potenziale (vedi quote rosa) non ci ha portato molto lontano.

Ci sono tante donne e tante idee differenti Ci sono donne che usano il potere con la stessa crudeltà e violenza di cui accusano gli uomini o donne che usano l’appartenenza a dei collettivi per scalate personali a posizioni migliori nella scala sociale, per esempio. E’ la complessità dell’essere umano. Che ci dice tuttavia che non è stato e non è e non può essere  sufficiente, evidentemente, per ottenere considerazione e rispetto, essere donna.

Per ottenere considerazione e rispetto devi mettere in campo una vita ed un comportamento affidabili, nel tempo e nella coerenza delle tue scelte.  Così come per essere veramente incisive e comunque tentare di segnare la rotta di un cambiamento di modello, non di genere, ma di concezione dei rapporti umani, non basta portare avanti progetti individuali o di scalata al potere, o di carriera, o di miglioramento delle proprie personali condizioni di vita.

Dovremmo piuttosto essere capaci, dal più piccolo livello personale al più grande livello comunitario, di portare avanti progetti di miglioramento delle condizioni individuali (di donne uomini anziani giovani immigrati o disabili….solo per citare alcune delle categorie dei più deboli) nella nostra società così com’è. Agire, singolarmente e nel quotidiano, per un migliore domani. A questo proposito mi viene in mente Rossella Muroni, parlamentare di LeU, il profilo ed il suo percorso di donna in politica, partendo da un forte impegno per l’ambiente.

Un esempio per chiarire il concetto. In Islanda una legge ha recentemente imposto la parità di salario tra donne e uomini, introducendo dei meccanismi di certificazione obbligatori per le aziende per cui non serve più che un dipendente si avventuri in un tribunale e faccia causa alla propria azienda per dimostrare che è stato pagato male o di meno.  Sta all’aziende dimostrare che non discrimina in busta paga.

L’applicazione di questa legge farà si che anche gli uomini avranno degli aumenti, anche gli immigrati, anche i giovani. Sebbene sia nata per difendere le donne la norma finirà per cancellare ogni discriminazione salariale per genere, sesso, etnia, status sociale. L’obiettivo finale è una società più giusta. Non solo dare più valore al lavoro femminile. Serve tempo? Serve tempo. Servono le leggi? Servono le leggi, le stesse quote rosa. Servono però soprattutto le persone ed i loro comportamenti. E negli stessi recuperare e difendere un’idea di giustizia sociale e di uguaglianza.

Forse così saremmo, anche noi donne, più attendibili e riconoscibili. E l’ascolto alle nostre istanze  non sarebbe più un atto dovuto e strumentale e per questo anche, di fatto, inutile. E diventerebbe un po’ più difficile per gli uomini, normalmente al potere, stigmatizzare i nostri comportamenti o tentare di ricondurli dentro stereotipi non solo genericamente maschili ma soprattutto caratterizzati dall’assoluta mancanza di rispetto verso la persona “altra” che si ha di fronte.

Ecco, sì: dovremmo ripartire dal rispetto, che passa dal riconoscimento e dall’ascolto, dell’altro e lottare, noi donne per prime, insieme ai tanti uomini, per ritornare (o cominciare) a considerarlo ed imporlo come un valore. Il più importante.

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