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Beni confiscati e lavoro: il lungo cammino di Libera Terra

Anch'io, come tanti visitatori e numerose scolaresche, ho voluto conoscere da vicino come si svolge e si realizza un'iniziativa così singolare, unica in Puglia e tra le poche nel Mezzogiorno, quella portata avanti dal 2008, anno di fondazione, dalla Cooperativa sociale "Terre di Puglia - Libera Terra"

Nelle foto, immagini delle attività agricole e di marketing della cooperativa Terre di Puglia - Libera Terra e una foto di Alessandro Leo

Anch'io, come tanti visitatori e numerose scolaresche, ho voluto conoscere da vicino come si svolge e si realizza un'iniziativa così singolare, unica in Puglia e tra le poche nel Mezzogiorno, quella portata avanti dal 2008, anno di fondazione, dalla Cooperativa sociale "Terre di Puglia - Libera Terra", con sede in Mesagne, su terreni e beni confiscati in provincia di Brindisi ed altrove, in virtù della legge n.109 del 1996, alla “Sacra corona unita”, l'organizzazione criminale, che ha imperversato nel Salento dalla fine degli anni '70 in poi.

Alessandro LeoA spingermi era il desiderio di capire se la validità di quella iniziativa era da attribuirsi esclusivamente all'alto valore simbolico ed educativo per la collettività, da essa rappresentato, oppure altre ragioni la segnalavano come esempio da imitare. Rispetto alla situazione di partenza, molto ambiziosi e di grande rilevanza sociale ed economica erano gli obiettivi da raggiungere dai giovani cooperatori, chiamati ad assolvere al difficile compito: attivare i processi produttivi sui terreni confiscati, ricevuti in consegna in comodato d'uso gratuito, ma in stato di degrado ed abbandono dopo il lunghissimo iter giudiziario.

Recupero produttivo da attuarsi seguendo un percorso di riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie con l'inserimento lavorativo, in elevata percentuale, di lavoratori svantaggiati al fine di affermare un'idea di cooperazione sociale, come precisato nello statuto. Rispetto scrupoloso di tutti i diritti dei lavoratori impiegati e loro retribuzione, applicando i contratti collettivi di lavoro, per promuovere la legalità in agricoltura ed il giusto reddito dei lavoratori, contro ogni forma di caporalato. Infine, ma di primaria importanza, la capacità di realizzarsi come impresa efficiente e di inserirsi validamente nel difficile mercato dei prodotti agroalimentari.

Cecilia Malmstrom, Nichi Vendola, Nicola Fratoianni e Alessandro Leo

 Al fine di acquisire informazioni utili ad inquadrare l'attività dell'organismo sociale ed approfondirne il funzionamento, mi sono recato nel suggestivo centro storico di Mesagne, nei pressi degli scavi archeologici dell'antico abitato, dove sono ubicati i confortevoli locali che ospitano gli uffici amministrativi e la rassegna completa dei prodotti Libera Terra. 

Terre di Puglia - Libera Terra 2-2

La mia sorpresa è stata quella di vedere tali locali, ricevuti nel 2008 in comodato d'uso gratuito dal Comune di Mesagne, come atto simbolico indicativo del percorso di rinascita della cittadina nel segno della legalità, 'invasi' da una folta schiera di turisti tedeschi interessati alle vicende della cooperativa ed all'acquisto dell'ampia gamma in esposizione di prodotti tipici di qualità, ottenuti da materie prime (grano, legumi, pomodori, carciofi, olive, uve da vino) coltivate secondo le modalità dell'agricoltura biologica certificata.

Don Ciotti a masseria Canali-2

Da quella scena ho subito percepito il lungo cammino virtuoso compiuto da Terre di Puglia - Libera Terra per giungere al risultato di immettere direttamente al consumo i frutti del suo lavoro ed impegno: aspirazione questa difficilmente realizzabile nel settore agricolo, da sempre in posizione soccombente nei confronti del mercato, dell'industria acquirente e dell'intermediazione parassitaria.

Terre di Puglia - Libera Terra-2

Il presidente Alessandro Leo, mia guida nella visita di alcune località del complesso aziendale di circa 90 ettari, articolato in diversi 'corpi' di terreno distribuiti soprattutto nel brindisino tra Mesagne, S. Pietro Vernotico, Torchiarolo, Fasano, Oria, mi ha riassunto in breve la storia della cooperativa, soffermandosi sugli aspetti più salienti della gestione aziendale. È partito dalla fase iniziale, dalla selezione dei potenziali soci della cooperativa, svoltasi nel 2007 con bando pubblico aperto a tutti, ma con criteri riguardanti la professionalità, le competenze e le motivazioni personali dei candidati - fase questa conclusasi con l'individuazione delle sei figure professionali richieste (a fronte dei circa 100 aspiranti) che in seguito, 31 gennaio 2008, hanno costituito "Terre di Puglia - Libera Terra", scegliendo la forma societaria della cooperativa come strumento di democrazia nei processi decisionali ed organizzativi interni.

Terre di Puglia - Libera Terra 4-2

Il difficile avvio dell'attività con la disponibilità di un minimo capitale in dotazione ha portato alla conseguente necessità, nonostante il sostegno di alcune sovvenzioni, di ricorrere al prestito bancario per le incombenze di esercizio (acquisto attrezzature e ripristino produttività dei terreni), in mancanza di finanziamenti o di garanzie da parte dello Stato per lo start-up di imprese sociali sui beni confiscati alle mafie. La cooperativa, da quando ha mosso i primi passi, appena otto anni fa, ha provveduto gradualmente con risorse finanziarie proprie ad acquistare tutte le attrezzature necessarie per le coltivazioni, procedendo al rinnovo di tutti gli impianti produttivi confiscati, potendo disporre di recente a Torchiarolo di un impianto vitivinicolo di nuova generazione per la trasformazione delle uve provenienti da circa trenta ettari di vigneto situati in agro di Torchiarolo e S. Pietro Vernotico.

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Tali vigneti, allevati a cordone speronato con basse rese per ettaro, per esaltare la qualità del prodotto e valorizzare i vitigni tipici del Salento, Negroamaro e Primitivo in particolare, sono all'origine della linea di vini di gran pregio commercializzati con il marchio “Hiso Telaray”.  Alla mia domanda circa l'impiego di manodopera utilizzata nel ciclo produttivo, il presidente mi ha risposto fornendomi alcuni dati: circa 25 sono i lavoratori impegnati tutto l'anno nelle diverse coltivazioni e in quanto cooperativa sociale la stessa impiega tra i dipendenti il 45% ( superiore al requisito minimo del 30% ) di soggetti svantaggiati, reinserendoli in attività lavorative secondo la legge n.381 del 1991.

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A tale riguardo mi ha informato del protocollo di intesa siglato poco tempo fa tra Uepe (Ufficio per l'esecuzione penale esterna) e la cooperativa per il reinserimento sociale dei soggetti detenuti, aggiungendo che in generale i rapporti con gli enti pubblici sono quasi sempre positivi e collaborativi. Ovviamente, ho fatto presente che la complessa impalcatura progettata può reggersi solo a patto che i prodotti finali della filiera agro-alimentare siano di assoluta qualità per realizzare uno scambio equo di valore con il consumatore e che la gestione aziendale sia largamente attiva, condizioni queste possibili soltanto se la cooperativa sia inquadrata in una valida struttura commerciale di direzione e supporto.

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Gli aspetti legati al marketing ed alla commercializzazione e diffusione dei prodotti a marchio 'Libera Terra', mi chiarisce Alessandro Leo, sono gestiti dal “Consorzio Libera Terra Mediterraneo Cooperativa Sociale Onlus”, i cui soci sono le cooperative sociali del progetto Libera Terra distribuite in quattro regioni del Mezzogiorno ed altre realtà importanti che ne hanno sposato la causa, come Banca Etica, Alce Nero, Coop Fond. Costituito nel 2008, il Consorzio nasce con l'obiettivo di mettere a fattor comune le attività agricole delle cooperative e di affrontare il mercato in maniera unitaria ed efficace, diventando lo strumento del quale le cooperative si dotano per rafforzarsi dal punto di vista imprenditoriale e per immettere sul mercato prodotti biologici di assoluta eccellenza, con un ottimo rapporto qualità-prezzo.

Terre di Puglia - Libera Terra 7-3

Tale organismo accoglie al suo interno professionalità di alto profilo e diversa esperienza, che seguono direttamente tutte le fasi della filiera agricola e la trasformazione delle materie prime in prodotti finiti, stringendo alleanze con aziende agroalimentari del territorio per ottenere prodotti secondo le linee guida del disciplinare del marchio Libera Terra. Tanto avviene, mi esemplifica il presidente, con l'utilizzo delle materie prime biologiche della cooperativa di Mesagne per produrre i 'tarallini pugliesi' in uno stabilimento di Corato, il 'patè di cime di rape' in quello di Martano, i 'pomodorini essiccati' e il 'patè di carciofi violetti' in una stabilimento di Torchiarolo, il tutto con ricette proprie e con la supervisione ed il controllo costante dei processi produttivi.

Terre di Puglia - Libera Terra 6-2

 In conclusione, Alessandro Leo mi evidenzia, il fatturato annuo delle cooperative associate nel Consorzio registrano risultati significativi nel tempo, grazie agli importanti risultati commerciali raggiunti rispetto alla commercializzazione dei prodotti, senza mai perdere di vista gli obiettivi sociali e le aspirazioni ideali per cui le cooperative Libera Terra sono nate.

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