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"Un partito è un'associazione di persone a servizio di una causa e di una comunità"

C’era una volta un partito di sinistra. C’è bisogno di un partito di sinistra. La mia generazione ha il dovere di raccontare, senza infingimenti ma con una punta di orgoglio, ciò che è stata la politica in Italia

BRINDISI - C’era una volta un partito di sinistra. C’è bisogno di un partito di sinistra. La mia generazione ha il dovere di raccontare, senza infingimenti ma con una punta di orgoglio, ciò che è stata la politica in Italia. È necessario e utile anche per capire e aiutare quella di oggi senza rinunciare ai valori e alla cultura politica della parte in cui ha militato.

C'erano una volta i partiti, organizzati e popolari, che pur con i loro limiti, riuscivano a indirizzare, a farsi rispettare e a interloquire, rappresentandole, con le esperienze e le sensibilità di tanti uomini e donne con la passione della politica e con grande attaccamento ad idee forti. Il linguaggio odierno era impossibile se non bandito. Anche di fronte a scontri duri e alle differenze delle posizioni a prevalere era sempre l’interesse generale.Carmine Dipietrangelo

Quei partiti ricostruirono l'Italia e la fecero diventare uno dei Paesi più avanzati nel mondo, la quinta potenza mondiale. Il popolo italiano, dividendosi, in essi si riconosceva e verso di essi rivolgeva la propria fiducia. Questi partiti non ci sono più, sono stati travolti dalla storia oltre che dai loro errori e dall'orgia del potere che li aveva allontanati da tempo dalla realtà e dai mutamenti in atto nella società. Nessuno li può rimpiangere. Ma dalla loro storia e da quella esperienza si può trarre qualche insegnamento per l'oggi e per il futuro oltreché per la qualità della democrazia italiana. 

Tra questi partiti ce ne era uno di sinistra che si era dato l'obiettivo, riuscendoci, di costruire una sezione per ogni campanile e nei paesi più grandi più sezioni per consentire una partecipazione capillare e una presenza organizzata al servizio di quartieri, rioni, comunità. Ogni sera questo partito era frequentato da iscritti e simpatizzanti (così si chiamavano i non iscritti) ed era luogo di incontro e di confronto di tanti che sentivano il bisogno di sapere e di partecipare alla vita della propria realtà, alla vita della gente. Si discuteva di tutto, delle questioni internazionali e di quelle nazionali, passando da quelle locali, di quartiere, di strada.

Questo partito aveva dirigenti autorevoli e funzionava attraverso comitati direttivi non pletorici che programmavano il lavoro politico da svolgere: incontri sull'amministrazione locale, volantinaggi davanti ai posti di lavoro (soprattutto le fabbriche), alle scuole, al mercato o persino casa per casa. Era il modo di costruire contatti,ascoltare e far conoscere la posizione del partito sui temi ritenuti,in quel momento, rilevanti e importanti. Era anche un modo per fare proselitismo e nuove adesioni.

Gli iscritti di quel partito non si facevano all'ultimo momento e solo per contarsi al congresso che era, invece, un momento  alto, un'occasione per discutere di politica e non per appropriarsene con il solo scopo di utilizzarlo per le ambizioni elettorali dei dirigenti. Fare o farsi una tessera a quel partito era un impegno. In alcuni casi per essere iscritti al partito di cui sto parlando si veniva discriminati sui posti di lavoro o addirittura licenziati.

Questo partito, poi, aveva l'abitudine di fare ogni due/tre mesi, assemblee a cui partecipava un dirigente provinciale o persino un dirigente nazionale. Qualche volta veniva invitato un esterno, un intellettuale, un giovane studioso che veniva chiamato per approfondire un argomento. A queste riunioni e assemblee venivano invitati periodicamente gli eletti ai vari livelli istituzionali, era un modo per dar conto della loro attività ma anche per sottoporsi ad un "controllo democratico".

In queste assemblee si confrontavano posizioni diverse e si dialogava con la società e con i fermenti e i bisogni in essa presenti.
Certo si discuteva molto, tutti volevano parlare e tutti pretendevano sentirsi rispettati e considerati. Questo partito aveva l'ossessione dell'unità e della sintesi delle posizioni, dei punti di vista in esso presenti e che si esprimevano apertamente nelle riunioni.

In questo partito se si avevano incarichi pubblici si stava molto attenti a non esporsi troppo in frequentazioni con persone i cui legittimi interessi potevano interferire con l'ente in cui si avevano incarichi pubblici. In questo partito per essere candidati a qualsiasi carica era necessario aver dimostrato innanzitutto passione politica, serietà e persino avere qualche competenza o almeno aver acquisito qualche esperienza in modo da portare un contributo reale nel consesso in cui si sarebbe andati a rappresentare i cittadini. Questo partito metteva al primo posto l'esigenza di avere un progetto condiviso per governare la propria città e l'Italia.

Quindi c'era un partito dove addirittura era assai raro diventare consiglieri, sindaci o altro ancora senza un retroterra che lo giustificasse.
Questo partito non ricorreva alle primarie ma era molto attento a presentare buone candidature e svolgeva ampie consultazioni e faceva molte verifiche finendo spesso per selezionare il più meritevole, il più bravo e disponibile, il più adatto a certi incarichi mortificando, molte volte, sacrificandole, ambizioni e pretese individuali. Questo partito, però, aveva anche accumulato tanti difetti, difetti di conformismo, di eccesso di gerarchia e di boria (difetti questi, ahimè, ancora maledettamente presenti e attuali!).

Questo partito aveva cura di non lasciarsi troppo influenzare dai giornali e dalle Tv (internet non c'era) perché riteneva che fare politica e raccontarla fossero due mestieri profondamente diversi. Questo partito si chiamava, per ragioni storiche internazionali ma di grande radicamento e visione nazionali, Partito Comunista Italiano ed era diretto da uomini come Enrico Berlinguer, Giorgio Amendola, Pietro Ingrao, Giorgio Napolitano, Alfredo Reichlin, e poi dopo da Achille Occhetto, da Massimo D’Alema.

Anche questo partito come gli altri di quell'epoca è stato travolto dalla storia, non ha saputo trasformarsi e adeguarsi ai cambiamenti e quando lo ha fatto ha dato solo l'impressione gattopardesca di cambiare per non cambiare, illudendosi che si potesse crescere sulle disgrazie altrui. Qualcun altro negli anni più recenti ha poi scambiato il cambiamento con la mera sostituzione di chi fino a quel momento aveva avuto ruoli e funzioni di direzione.

Alcuni dirigenti di questo partito sono stati rottamati, altri hanno abbandonato, altri, invece, con tempestività e con una buona dose di opportunismo, si sono saputi riciclare. È stato giusto che avvenisse così. Niente è eterno e niente è perfetto. Il partito di cui parlo aveva esaurito la sua spinta propulsiva. Andava da tempo superato e chi lo ha diretto negli ultimi anni ha sulla propria coscienza il non averlo fatto a suo tempo, con rigore e coraggio.

A me è chiaro da tempo che quel partito non poteva essere ricostruito o farlo rivivere sotto altre sembianze. Quel partito non c'è più e non ci poteva e non ci può essere più. Nessuna nostalgia! Ma di un partito di sinistra c’è bisogno e se ci fosse vi aderirei subito, consapevole come sono, che i partiti nascono, si creano, perché rappresentano valori e bisogni. Non nascono o non hanno lunga vita se a prevalere sono ragioni di convenienze elettorali e di sopravvivenza di un ceto politico. Valori e bisogni, domande rimangono pressanti e necessari per una sinistra nuova e attuale.

Manca la consapevolezza di una risposta e di una offerta adeguata. La preparazione e il ritardo del congresso del Pd non sembra ancora all’altezza. Troppi candidati (tutti maschi), anche se si cominciano ad ascoltare autocritiche sul recente passato di questo partito.
Così come il fallimento dell’esperienza, alquanto fugace ed effimera, di Liberi e Uguali dimostra che ad un bisogno giusto c’è stata una risposta sbagliata. Altra delusione per chi ci ha creduto (ed io tra questi)! LeU è nata male ed è finita peggio. È nata per essere presente alle elezioni del 4 marzo ed è finita perché sin dall’inizio più che un progetto è stato un agglomerato di tanti partitini, di tanti generosi atti e contributi di volontà individuali che coesistevano in un non partito. Cosa posso dire...mi aiuta un bellissimo film di Massimo Troisi: “pensavo che fosse amore... invece era un calesse".

Un partito è un'associazione di persone a servizio di una causa e di una comunità. Quindi è una cosa maledettamente seria.
La comunicazione è importante, la Tv e il Web sono indispensabili, ma il valore degli individui e il loro stare assieme sentirsi comunità è insostituibile, l'apertura alla società è vitale. Ma di un partito di sinistra che si richiami al socialismo e ai suoi valori moderni e attuali (le grandi questioni dell’uguaglianza, della difesa e del futuro del pianeta terra e dell’umanità che lo abita), c’è bisogno. Un partito serio, organizzato e popolare, diretto da dirigenti consapevoli, riconosciuti, disinteressati, nuovi e motivati a cui quelli della mia generazione possono solo dare il proprio disinteressato contributo.
 

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