"Lavoro, vittoria parziale ma importante. Ora evitare l'affossamento"

Oggi 11 gennaio 2017 al Palazzo della Consulta a Roma si è giocata una partita che potrebbe risultare fondamentale per il Paese, e potrebbe avere un riflesso sulla tenuta del Governo del premier Gentiloni

Oggi 11 gennaio 2017 al Palazzo della Consulta a Roma si è giocata una partita che potrebbe risultare fondamentale per il Paese, e potrebbe avere un riflesso sulla tenuta del Governo del premier Gentiloni (al quale vanno gli auguri di pronta guarigione) e sulla durata della stessa legislatura del Parlamento. Il campo di gioco era la Camera di Consiglio della Corte Costituzionale, dove i 15 giudici dovevano decidere sull’ammissibilità dei quesiti referendari presentati dalla Cgil con circa 3.500.000 firme, già  dichiarati ammissibili dall’Ufficio Centrale per i Referendum della Corte di Cassazione con provvedimento del 09 dicembre 2016 ( due giorni dopo l’esito del Referendum sulla riforma della Costituzione).

L’esito, come era previsto, è stato la dichiarazione di ammissibilità dei due quesiti sui voucher e sugli appalti e l’inammissibilità del quesito sull’articolo 18. Il giudice relatore Sciarra, secondo quanto trapelato alla vigilia della Camera di Consiglio, era favorevole alla dichiarazione di ammissibilità del quesito proposto dalla Cgil nella sua integrità o quanto meno escludendo solo le righe che riguardavano il reintegro anche per le aziende con oltre 5 dipendenti, mentre l’originario articolo 18 e quello nella versione modificata dalla Legge Fornero n. 92/2012 si applica alle aziende con oltre 15 dipendenti.

Il giudice Amato aveva già “espresso” la sua adesione alle tesi di Pietro Ichino e Tiziano Treu, secondo cui il quesito “manipolava” la disciplina in senso ulteriore anche rispetto all’originaria formulazione dello Statuto dei lavoratori, e tale tesi è stata sposata appieno dall’avvocatura della Stato per il governo.

Rimane la parziale delusione per una partita che poteva essere vinta 3 su 3, ma allo stesso tempo prevale la soddisfazione per l’ammissibilità dei due referendum promossi dalla sola Cgil, nel silenzio e scetticismo di tutti gli altri, con il risultato di aver riportato il tema del lavoro e della lotta al precariato e la  tutela dei diritti dei lavoratori al centro del dibattito politico in Italia.

Ora dovremo vigilare perché non avvengano altri “scippi”, con manovre di palazzo per scongiurare il pericolo dei due referendum ammessi, visto l’esito del referendum del 4 dicembre, e la parola torni ai cittadini come previsto dall’art. 75 della Costituzione.

Nel dettaglio, il quesito non ammesso riguardava l’abrogazione delle attuali disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi, che già hanno modificato l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori ( Legge n.300/1970), e non solo con il Jobs Act ( il cosiddetto Contratto a Tutele Crescenti che si applica ai lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015) ma soprattutto l’attuale articolo18 come modificato dalla Riforma Fornero del 2012.

L’altro quesito riguardava l’abrogazione delle disposizioni sul lavoro accessorio (voucher), che con l’estensione a tutte le categorie produttive fatta dal Jobs Act, da essere uno strumento di emersione del lavoro occasionale per pensionati e studenti (lavori di giardinaggio, baby sitter, ecc.) è diventato uno strumento di precarizzazione ed estensione e elusione delle norme contro il lavoro nero, con centinaia di milioni di voucher venduti anche nella aziende metalmeccaniche a ciclo continuo.

Infine, con il terzo quesito, era chiesta l’abrogazione, tramite il ripristino, delle disposizioni in materia di solidarietà del committente con il datore di lavoro titolare, negli appalti di opere o servizi, per i crediti dei lavoratori dipendenti in caso di appalto e subappalto ( per gli stipendi ed il trattamento di fine rapporto), in sostanza il rispristino della Legge Biagi del 2003, modificata dal ministero diretto dall’ex presidente della Lega delle Cooperative dell’Emilia, Poletti, in danno dei diritti dei lavoratori.

La partita più importante, ovviamente, riguardava l’ammissibilità del quesito sull’art. 18, che vedeva da una parte la relatrice Silvana Sciarra, già professoressa di Diritto del Lavoro e Diritto Comparato del Lavoro all’Università di Firenze, ed in varie Università in Europa, prima di essere scelta dall’ex premier Renzi come giudice della Consulta nel 2014 (ma forse non sapeva che la Sciarra, di lontane origini brindisine, in realtà non è toscana ma nativa di Trani e laureata presso l’Università di Bari  con una tesi in diritto del lavoro e stretta collaboratrice di Gino Giugni, padre dello Statuto dei Lavoratori) e dall’altra la cordata capitanata dal giudice Giuliano Amato, che spingeva per l’inammissibilità del quesito, sposando la tesi dell’Avvocato dello Stato che si è costituito per il Governo con una sofferta decisione del 29/12/2016.

La questione di ammissibilità del quesito, perché sarebbe “propositivo” e non solo abrogativo della disciplina in vigore, introducendo la tutela reintegratoria in caso di licenziamento illegittimo anche per le aziende con oltre 5 dipendenti, in realtà era già stata risolta in un caso precedente, risalente all’ammissibilità del referendum sullo stesso art. 18, dichiarata con la sentenza n. 41 del 2003 della stessa Corte Costituzionale, che in caso di vittoria del sì avrebbe esteso a tutte le aziende ( anche con un solo dipendente) la tutela c.d. reale, con la reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento dichiarato illegittimo del Giudice.

Confidiamo nella tutela del diritto del popolo sovrano (art. 1 e 75 della Costituzione) a decidere su materie così importanti e decisive per il futuro del paese, specie dopo gli ultimi dati diffusi dall’Istat che indicano un aumento del tasso di disoccupazione, specie tra i giovani ( quasi 40%) ed il fallimento delle riforme neoliberiste che hanno provocato solo ulteriore precarizzazione e (finito l’effetto sgravi contributivi) anche un incremento della disoccupazione.

Avv. Giuseppe Giordano, giuslavorista - Consulta Giuridica Cgil di Puglia e CdL Cgil di Brindisi

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