Appalti Asl e gestione supporti informatici: imputati assolti

La sentenza: “Il fatto non sussiste”: erano accusati di turbativa d’asta e falso in atto pubblico, accolta la richiesta dei difensori

BRINDISI – Nessun falso in atto pubblico, nessuna turbativa d’asta nell’affidamento del servizio di supporto alla gestione dei flussi informativi dei centri di spesa della Asl alla ditta Biosal: i quattro imputati sono stati assolti dal Tribunale di Brindisi perché il fatto non sussiste.

Aule udienze penali tribunale Brindisi-2

La sentenza

La pronuncia del Tribunale, presieduto da Domenico Cucchiara, riguarda: Angelo Campana, Antonio Perrino, Sonia Portoghese e Gianluca Pisani, nei confronti dei quali è stata affermata l’assoluzione, nella stessa formula invocata dai difensori Roberto Cavalera, Antonio Savoia e Giampaola Gambino.  Per le motivazioni è stato indicato il termine di 90 giorni.

Il verdetto di primo grado è stato pronunciato nel pomeriggio di oggi, lunedì 23 aprile 2018, a conclusione del dibattimento scaturito dalla conclusione dell’inchiesta su diversi appalti banditi dall’Azienda sanitaria locale di Brindisi, chiamata Virus. Secondo l’accusa inizialmente mossa, gli appalti sarebbero stati pilotati.

L’inchiesta

Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giuseppe De Nozza, furono delegate ai carabinieri del Nas (Nucleo antisofisticazione) di Taranto e portarono all’emissione di 22 ordinanze di custodia cautelare il 12 novembre 2013 nei confronti di dirigenti e impiegati della Asl e manager di diverse aziende, accusati di aver fatto parte di un’associazione per delinquere finalizzata al compimento di atti che avrebbero avuto ripercussione sull’aggiudicazione degli appalti. Sotto la lente di ingrandimento finì anche il bando poi vinto dalla ditta Biosal che ha sede a Novoli, in provincia di Lecce: venne assegnato nel 2001 e prorogato sino al 2011.

Il pubblico ministero

Con la sentenza odierna viene riconosciuta come verità processuale quella da sempre sostenuta dagli imputati. Nei confronti dei quattro, il rappresentante della pubblica accusa, al termine della requisitoria, aveva chiesto l’assoluzione con formula differente rispetto a quella pronunciata dal Tribunale. Per il pm, infatti, gli imputati andavano assolti “perché il fatto non costituisce reato”, sia dall’accusa di turbativa d’asta che da quella di falso in atto pubblico, per le quali il gup dispose il rinvio al giudizio del Tribunale.

I difensori

I difensori Cavalera, Savoia e Gambino, invece, hanno sostenuto che mancasse la condotta e non solo l’elemento psicologico, come sostenuto dal pm. Si chiude, quindi, il primo grado del processo per il troncone legato all’appalto in favore della società Biosal, a distanza di cinque anni dal blitz. Assoluzione, nei giorni scorsi, anche per i manager della multinazionale Artsana, coinvolti nell’inchiesta. In questo caso c’è stata sentenza della Corte di Cassazione.

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